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Intervista a Mattia Guarnieri, uno sguardo italiano ai campionati nordici

Pugliese classe 2000, Mattia Guarnieri è un portiere italiano che, nonostante la giovane età, vanta esperienze in giro per il mondo, con una predilezione per i campionati del nord Europa.

Qual è il tuo primo ricordo legato al calcio?

Il primo ricordo che ho è la maglia regalatami da mio zio di Del Piero, diventato poi mio idolo di infanzia. Ero piccolo, ma assieme a lui e a mio padre sono diventato super tifoso della Juve

Qual è il calciatore a cui ti ispiri?

Buffon.

Mi piace di lui il carisma, il modo che ha di stare tra i pali e la lettura delle situazioni. È il migliore della storia in senza ombra di dubbio. Venti anni ad altissimi livelli.

Com'è stato il primo approccio con il campionato finlandese?

Di impatto perché diverso.

Ci allenavamo 5 volte a settimana di cui 3 volte con doppie sedute. Quindi con carichi più alti rispetto all'Italia, cosa per loro normale infatti fisicamente sono mostruosi.

Hai giocato in Finlandia, com'era lo spogliatoio? Eravate un gruppo coeso nonostante le differenze culturali?

Bellissima esperienza. Era uno spogliatoio con tanti stranieri, composto da 13 nazionalità diverse. 

Eravamo un gruppo unito e cera tanta voglia di fare bene. Poi la società ha avuto un po' di problemi e tutto è diventato più difficile.

Come sono gli impianti in Finlandia e qual è il livello del campionato?

Gli impianti sono molto più moderni e all'avanguardia rispetto all'Italia. Trovi centri sportivi di squadre di seconda/terza serie meravigliosi. Sono tutti campi artificiali dato il clima, ma super curati. Il calcio viene visto come una festa, quindi c'è un'altra cultura rispetto che da noi soprattutto dopo le sconfitte.

Il livello del campionato buono, calcio fisico e intenso.

Cosa ti porti dentro dall'esperienza finlandese?

Tante cose belle: dal rispetto che c'è tra le persone ai panorami fantastici, hai 6 mesi di oscurità e 6 mesi di luce. È un posto meraviglioso.

Invece, cos'è successo in Islanda?

L'Islanda è stata un capitolo particolare della mia vita. Ho avuto un pò di difficoltà ad ambientarmi perciò sono rientrato in Italia. 

Si pratica un calcio tecnico per via dei tanti stranieri presenti all'interno del campionato, ma tutto il movimento è in via di sviluppo e nei prossimi anni hanno tutte le carte in regole per essere competitivi a livello europeo. 

Qual è l'esperienza calcistica che ricordi con maggior gioia?

Palermo è stata un esperienza unica.

Essere aggregato in prima squadra in Serie A a 17 anni e poter imparare da professionisti come Sorrentino è una cosa che non capita tutti i giorniSono arrivato come un bambino a 14 anni e sono andato via uomo a 17.

Sarò sempre grato per aver avuto l'opportunità di lavorare e di imparare ogni giorno dai migliori...

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei riconquistarmi, con il lavoro, soddisfazioni qui in Italia.

Ero emigrato per tentare fortuna all'estero ma qualcosa non è andata bene negli ultimi due anni... Comunque ho conosciuto nuove culture e nuovi modi di vivere il calcio che mi hanno fatto crescere.

Intervista realizzata il 13/06

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