Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Seve de Campo

La nostra serie olimpica fa tappa oggi nello sci di fondo. Con noi c'è Seve de Campo, sciatore di fondo australiano che ha rappresentato l'Australia a Milano Cortina 2026, vivendo un'esperienza di grande valore nel circuito internazionale e consolidando il suo percorso di crescita in una delle discipline più impegnative dello sport invernale.

Come ti sei avvicinato allo sci di fondo e cosa ti ha spinto a scegliere questa disciplina?

Mi sono avvicinato allo sci di fondo partecipando per la prima volta a una competizione interscolastica in Australia. Vivevamo a Melbourne e ogni anno c'era una gara tra scuole. Io avevo sempre praticato sci alpino, ma quando avevo 12 anni mio padre mi suggerì di provare lo sci di fondo (non avevo mai nemmeno sentito parlare di questo sport) perché, essendo piuttosto magro e bravo nella corsa, avrei avuto più possibilità di vincere una medaglia. 

Quando hai capito che volevi trasformare questo sport in una carriera internazionale?

A 18 anni ho finito il liceo in Australia e ho deciso che un giorno volevo partecipare alle Olimpiadi nello sci di fondo. 

Mi sono trasferito dall'altra parte del mondo per frequentare per un anno una scuola superiore sportiva in Norvegia, dove ho imparato molto su come allenarmi e diventare un atleta più professionale. Ho imparato la lingua e fatto amicizie che in seguito mi hanno aiutato a fare ulteriori passi avanti in questo sport. Dopo l'università in Australia, a 25 anni — due anni e mezzo prima delle Olimpiadi Invernali qui in Italia — mi sono trasferito di nuovo in Norvegia per allenarmi con un team professionistico. 

È stato un piano audace: volevo dare tutto me stesso e vedere fin dove potessi arrivare, rappresentando l'Australia nel miglior modo possibile a questi Giochi.

Quali sono le principali differenze fisiche e mentali tra lo sci di fondo e gli altri sport invernali?

Lo sci di fondo è uno degli sport di pura resistenza delle Olimpiadi Invernali. Richiede la resistenza di un ciclista del Tour de France combinata con elementi tecnici simili a quelli di un ballerino di danza classica.

Hai già partecipato ai Giochi Olimpici di Pechino 2022: cosa ti ha dato quell'esperienza e come ti ha preparato per Milano–Cortina 2026?

Dopo Pechino ho capito che, per fare un salto di qualità significativo, dovevo essere più completo nel mio approccio all'allenamento e alla preparazione. Trasferirmi in Norvegia prima di queste Olimpiadi è stato importante non solo per allenarmi in un ambiente con i migliori tecnici e atleti al mondo, ma anche per vivere in un luogo dove potessi concentrarmi totalmente sullo sport senza distrazioni. Pechino mi ha dato molta motivazione e sapevo che il percorso verso Milano–Cortina sarebbe valso la pena se avessi portato la mia dedizione a un nuovo livello.

In quali gare pensi di poter essere più competitivo a Milano–Cortina e qual è il tuo obiettivo personale per questi Giochi?

Il mio grande obiettivo è entrare nei primi 30 nella 10 km individuale skating. Sarebbe fantastico anche fare una grande gara nella 50 km in tecnica classica, con amici e famiglia a fare il tifo per me.

Nel circuito di Coppa del Mondo e ai Campionati del Mondo hai mostrato una crescita costante: quali sono stati i momenti chiave del tuo percorso?

Misuro i miei miglioramenti soprattutto nelle gare individuali, ed è lì che trovo la motivazione per continuare a crescere. La 10 km in tecnica classica ai Mondiali di Trondheim 2025 è stata una buona giornata, così come la 10 km skating a Davos a dicembre, che è stata la mia migliore 10 km finora. 

Qual è la gara che ricordi con maggiore soddisfazione, anche se non è stata la migliore in termini di risultato?

Ricordo la team sprint ai Mondiali di Oberstdorf 2021: insieme al mio compagno Phil Bellingham abbiamo sciato per tutta la gara con la squadra norvegese, perdendo solo qualche secondo nel finale. Abbiamo festeggiato come se avessimo vinto una Coppa del Mondo.

Allenarti a Lillehammer, in Norvegia: che impatto ha avuto sulla tua preparazione e sulla tua vita quotidiana?

A Lillehammer non ci sono distrazioni. Ovviamente ci sono anche alcune delle migliori strutture di allenamento e piste al mondo, ma per me era soprattutto importante vivere in un ambiente immersivo, sentirmi parte di una comunità di sport invernali che mi spingesse fuori dalla mia zona di comfort. Non è stato sempre facile: il primo inverno mi è sembrato lunghissimo e molto buio, ma alla fine ho trovato il mio equilibrio. 

Mi sono allenato con campioni olimpici, ho imparato dai tecnici, fatto nuove amicizie e affrontato innumerevoli ore di allenamento intenso. Ho anche avviato un movimento chiamato "King of Trondheim" che ha reso lo sci di fondo più popolare.

Come riesci a bilanciare allenamento fisico, tecnica di gara e recupero durante una stagione intensa?

È fondamentale mantenere una routine stabile, anche nei periodi senza raduni o viaggi: andare a letto a un orario regolare e preparare alcuni pasti in anticipo aiuta a mantenere le giornate ben strutturate ed efficienti. Quando perdo motivazione, mi ricordo che la disciplina è il mio superpotere.

Parallelamente allo sport hai completato una doppia laurea in ingegneria e commercio: in che modo questo percorso accademico ti ha aiutato nella gestione della carriera sportiva?

È stato molto utile conciliare sport e studio per sei anni a Canberra, in Australia. All'università ho conosciuto tante persone con grandi sogni, proprio come me, e ho acquisito una prospettiva sulla vita che oggi apprezzo moltissimo. Mi dà fiducia sapere di essere una persona completa e di poter guardare con serenità a ciò che verrà dopo la mia carriera nello sport d'élite.

Rappresenti l'Australia, un Paese con una tradizione meno radicata nello sci di fondo: come influisce questo sulla tua motivazione e sul tuo approccio alla competizione?

Devo gestirmi un po' come una piccola azienda. 

Bisogna essere molto organizzato: curare il mio parco sci, organizzare i viaggi, gestire allenamento e finanziamenti. Allo stesso tempo è speciale rappresentare la comunità dello sci australiano. Abbiamo persone straordinarie che rendono possibile al nostro team competere alle Olimpiadi, e c'è sempre una comunità calorosa nelle montagne australiane pronta ad accoglierci a casa. Consiglio a tutti di partecipare al Kangaroo Hoppet ad agosto!

Che messaggio daresti ai giovani che vogliono avvicinarsi allo sci di fondo, soprattutto se provengono da Paesi dove gli sport invernali non sono radicati?

Se ti impegni in questo sport, vivrai l'avventura di una vita. Viaggerai in luoghi lontani e meravigliosi, incontrerai persone appassionate e scoprirai di cosa è davvero capace il tuo corpo. Ma non è uno sport per deboli di cuore!

Se potessi parlare al te stesso più giovane, cosa gli diresti oggi con l'esperienza che hai maturato?

Vai fino in fondo, non te ne pentirai. L'unico consiglio che mi darei è di credere in me stesso prima e di lavorare prima con partner e sponsor. Presentagli un piano quadriennale verso la gloria olimpica!

Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Thomas Malo...
Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Matthieu Os...
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://mail.il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...