In occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 torna "Dentro il Sogno Olimpico", la serie di interviste che mette al centro gli atleti e le loro storie.
Un racconto intimo fatto di percorsi, scelte e sogni, per scoprire cosa significa davvero arrivare ai Giochi e rappresentare il proprio Paese.
Il primo è Maximilien Drion, sci-alpinista belga.
Come ti sei avvicinato allo sci alpinismo e cosa ti ha spinto a scegliere una disciplina così impegnativa e completa?
Mi sono avvicinato allo sci alpinismo quando la mia famiglia si è trasferita in Svizzera nel 2008.
Mi sono iscritto a uno sci club locale e per alcuni anni ho praticato sci alpino, facendo slalom, super-G e gigante. Un inverno, alcuni giovani atleti del club hanno avuto l'opportunità di scoprire lo sci alpinismo. È stato molto impegnativo, ma è stato davvero amore a prima vista. Mi è piaciuta subito la sensazione di libertà e di fatica che si prova praticando questo sport. Da allora uso pochissimo seggiovie o impianti di risalita: mi piace davvero stare in montagna e muovermi ogni giorno con le mie sole forze.
Se dovessi spiegare lo sci alpinismo a chi non lo conosce, cosa lo rende davvero unico rispetto agli altri sport invernali?
Ciò che rende unico lo sci alpinismo è il fatto che non utilizziamo gli impianti di risalita per salire in montagna.
Saliamo con le pelli sotto gli sci e, una volta in cima, le togliamo per scendere sciando in stile alpino. Questo ci permette di raggiungere luoghi non accessibili con gli impianti, dandoci un terreno di gioco molto più ampio rispetto allo sci alpino.
La tua carriera è profondamente legata alla montagna: che tipo di rapporto hai con l'ambiente in cui ti alleni e gareggi ogni giorno?
Vivo in montagna da quando avevo 10 anni e oggi, essendo un atleta professionista, ho la fortuna di poterci stare ogni giorno. Amo osservare il cambiamento delle stagioni: la neve che si scioglie, i fiori che sbocciano, i colori degli alberi che mutano. Amo i ghiacciai, le alte vette, le foreste fitte. La montagna offre un ambiente incredibilmente vario.
Allo stesso tempo, vediamo i ghiacciai sciogliersi, il riscaldamento globale e stagioni sempre meno regolari. Oggi è molto difficile pianificare una stagione in anticipo. Per questo cerco di fare del mio meglio per preservare il mio "terreno di gioco".
Quanto è importante la componente mentale in uno sport in cui fatica, quota e condizioni esterne giocano un ruolo così rilevante?
La forza mentale è fondamentale. Gareggiamo spesso, ci alleniamo in quota e affrontiamo condizioni molto fredde. Quando le condizioni sono così difficili, è essenziale amare davvero lo sport che si pratica. Per me è importantissimo mantenere la passione al centro della mia attività nello sci alpinismo.
Sei salito più volte sul podio mondiale: cosa cambia davvero quando si gareggia per una medaglia mondiale o olimpica?
Eventi importanti come i Mondiali o le Olimpiadi portano una pressione extra, perché si tratta di una sola gara: poi è tutto finito.
Tuttavia, grazie alla mia esperienza, al lavoro con il mental coach e al supporto del mio staff, so di potermi fidare di me stesso e del mio corpo. Sono certo che lascerò le Olimpiadi senza rimpianti, sapendo di aver dato tutto.
C'è una gara o un risultato che ti rappresenta più degli altri, indipendentemente dal colore della medaglia?
Sì. La mia prima vittoria in Coppa del Mondo, nel 2021 a Madonna di Campiglio, nella gara vertical.
È stato il mio primo podio e la mia prima vittoria, ed è ancora l'unica vittoria in Coppa del Mondo. Quel risultato mi ha fatto credere in me stesso e mi ha fatto sentire legittimato a inseguire il sogno di vivere della mia passione e del mio sport.
Lo sci alpinismo richiede un equilibrio tra esplosività e resistenza: come costruisci il tuo allenamento durante l'anno?
In estate, grazie alla stagione di trail running, sviluppo molto la resistenza, mentre il lavoro in palestra mi aiuta a migliorare la forza.
Avvicinandosi la stagione invernale, lavoro di più su esplosività e velocità. In inverno combino allenamenti di resistenza e lavori a intervalli, adattando le sedute in base alla gara che sto preparando. Ai massimi livelli è fondamentale essere sia resistenti sia esplosivi.
Quanto è difficile gestire il carico fisico e il rischio di infortuni in uno sport così impegnativo?
È una gestione molto delicata. La pianificazione, l'ascolto del proprio corpo e il lavoro continuo con allenatori, fisioterapisti e medici sono essenziali per ridurre il rischio di infortuni e mantenere alte le prestazioni durante tutta la stagione.
Il tuo sport debutterà ai Giochi Olimpici di Milano–Cortina 2026: cosa rappresenta per te questa occasione storica?
È qualcosa di estremamente emozionante e motivo di grande orgoglio rappresentare il Belgio in uno dei più grandi eventi sportivi al mondo. L'emozione è davvero la parola che descrive meglio il mio stato d'animo in questo momento.
In che modo la prospettiva olimpica ha cambiato il tuo approccio ad allenamenti e competizioni?
Prepararsi per le Olimpiadi significa curare ogni minimo dettaglio. Nell'ultimo anno ho lavorato molto con gli sponsor per sviluppare il miglior materiale possibile e con tutto il mio staff – allenatori, fisioterapisti, medici, mental coach e nutrizionisti – per migliorare ogni aspetto della performance. La pianificazione di allenamenti, ritiri e viaggi è diventata ancora più accurata.
Senti anche una responsabilità nel contribuire alla crescita e alla promozione dello sci alpinismo nel tuo Paese?
In Belgio lo sci alpinismo non è realmente praticabile; quindi, non mi sento un vero e proprio ambasciatore nazionale. Tuttavia, mi sento responsabile verso tutti i piccoli Paesi che stanno cercando di sviluppare strutture professionali.
Voglio dimostrare che non è necessario provenire da Svizzera, Francia, Italia o Spagna per sognare di arrivare ai massimi livelli.
Quanto "sacrificio" richiede una stagione, tra allenamenti, viaggi e recupero?
Non mi piace parlare di sacrificio, perché amo profondamente ciò che faccio. Preferisco parlare di scelte e decisioni. Certo, ci sono momenti difficili, ma lo sport e la mia carriera sono la mia priorità, e cerco di organizzare la mia vita in modo che la passione resti sempre al centro.
In che fase della tua carriera senti di trovarti oggi?
Probabilmente nel momento migliore. Gli atleti di sci alpinismo raggiungono il picco tra i 25 e i 35 anni, e io ne ho 28. Penso di poter ancora migliorare alcuni dettagli, ma nel complesso sento che, in una giornata buona, posso vincere una gara.
Quali obiettivi ti sei posto per i prossimi anni, sia a livello sportivo che personale?
Se potessi parlare a Maximilien all'inizio del suo percorso, cosa gli diresti oggi?
Gli direi di essere paziente, di continuare a credere in sé stesso e di continuare a lavorare. Anche se altri sembrano più forti, il lavoro costante e la passione trasformano ogni difficoltà in una forza.






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