Continua la nostra serie di interviste ad atleti olimpici di Milano Cortina 2026. Per il nostro terzo appuntamento: Matthieu Osch, sciatore del Lussemburgo.
Come hai iniziato a sciare e quando hai capito che lo sci alpino sarebbe diventato il tuo percorso agonistico?
Ho scoperto lo sci grazie alla mia famiglia. Fino ai 16 anni circa, per me lo sci era soprattutto qualcosa che facevo durante le vacanze invernali, dato che vivevo ancora in Lussemburgo. A 17 anni mi sono trasferito in Austria e ho iniziato a prendere lo sci molto più seriamente.
È stato in quel momento che ho capito che era ciò che volevo davvero perseguire a livello professionale.
La tua famiglia ha una forte tradizione nello sci: in che modo questo ti ha formato come atleta fin da giovane?
La mia famiglia mi ha sempre supportato al 100% in tutto ciò che riguardava lo sci, perché conosceva bene questo sport e ciò che richiede. Avere un supporto del genere è stato estremamente importante per me e mi ha sicuramente aiutato a crescere come atleta.
Hai partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici: cosa ti porta a vivere ogni volta un'esperienza così speciale in modo così intenso?
Le Olimpiadi si svolgono solo ogni quattro anni; quindi, sono un obiettivo verso cui lavoro per molto tempo.
Hanno un significato davvero speciale per me, perché mi permettono di rappresentare il mio Paese sul palcoscenico più importante dello sport mondiale.
Nel 2018 sei stato l'unico atleta e portabandiera del Lussemburgo: cosa ha rappresentato per te quel momento?
È stato incredibile. Avevo solo 18 anni e ho potuto realizzare un sogno d'infanzia entrando in uno stadio gremito come portabandiera del mio Paese. È un momento che non dimenticherò mai.
A Pechino 2022 hai chiuso tra i primi 30 nello slalom gigante: quanto è stato importante per te migliorare rispetto al passato?
È stato molto importante, perché ha dimostrato che ero migliorato e cresciuto come atleta. Vedere questi progressi mi motiva a continuare a spingermi sempre oltre.
Come ti prepari dal punto di vista fisico e mentale per discipline tecniche come slalom e gigante?
Durante l'estate mi concentro molto sulla preparazione fisica, ma anche su quella mentale. È il periodo dell'anno in cui si ha davvero l'opportunità di migliorare questi aspetti.
Quali differenze percepisci tra una gara di Coppa del Mondo e una gara olimpica o un Campionato del Mondo?
Le Olimpiadi sono decisamente qualcosa di diverso. Si svolgono solo ogni quattro anni e l'attenzione mediatica è molto più grande, il che aggiunge un'ulteriore dimensione all'esperienza.
C'è una lezione che hai imparato dalle gare che non hai concluso, come il DNF nello slalom a Pechino?
È difficile individuare una singola lezione. Lo slalom è una disciplina in cui devi sciare sempre al limite e il rischio di non arrivare al traguardo è molto alto. Fa parte dello sport e bisogna accettarlo. Ovviamente, spero di fare meglio la prossima volta.
Guardando a Milano–Cortina 2026, cosa significa per te tornare a competere ai Giochi Olimpici?
Per me è una ricompensa per il duro lavoro degli ultimi quattro anni. È anche un grande onore poter rappresentare ancora una volta il mio Paese ai Giochi Olimpici.
Hai un obiettivo specifico di risultato o di classifica per quei Giochi?
Non in modo particolare. Il mio obiettivo principale è mostrare il mio miglior sci: se riesco a farlo, i risultati arriveranno di conseguenza.
Qual è il prossimo traguardo che ti sei posto per questa stagione e per la tua carriera?
Voglio continuare a migliorare il mio ranking mondiale e continuare a crescere fisicamente come atleta.
Rappresenti un Paese con una tradizione sciistica più piccola: come vivi la responsabilità di portare i colori del Lussemburgo nelle grandi competizioni?
La responsabilità è sicuramente grande, perché siamo in pochi a competere a questo livello. Questo mi rende ancora più motivato a dare sempre il massimo.
Quale aspetto del tuo sport vorresti che il grande pubblico comprendesse meglio?
Mi piacerebbe che gli sport invernali avessero maggiore visibilità e riconoscimento, come accade per quelli estivi. Soprattutto nei Paesi più piccoli, lo sci è spesso considerato uno sport di nicchia, e spero che in futuro questa percezione cambi.
Guardandoti indietro, cosa diresti a Matthieu quando gareggiava nelle sue prime competizioni internazionali?
Gli direi di godersi il percorso e credere sempre in sé stesso. Anche se possono esserci difficoltà lungo il percorso, di non mollare mai e continuare a lavorare duramente.






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