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La politica ha provato a sfruttare Saraceni e Doualla ma non ce l'ha fatta

Dopo le parole di Vannacci, l'oro del salto triplo spegne le polemiche: "Kelly è la più italiana di tutti noi". 

C'è un tipo di politica che si nutre di divisioni, di odio, di rancore e di rabbia. C'è un tipo di politica che si insidia nelle fratture, che gode delle contrapposizioni, che sfrutta le rivalità a proprio vantaggio. C'è un tipo di politica che prova a fare tutto questo anche con lo sport. Che però, di natura, è incontro, condivisione, rispetto.

Stavolta è toccato a Kelly Doualla ed Erika Saraceni, entrambe nella nazionale italiana di atletica leggera ed entrambe medaglie d'oro agli Europei Under20 di Tampere, in Finlandia. La prima nei 100 metri, la seconda invece al salto triplo. Il problema? La troppa visibilità data a Kelly Doualla

E subito su questo tema si è lanciato il vicesegretario della Lega ed Europarlamentare Roberto Vannacci, che sui social ha scritto:
"Un oro che merita la prima pagina! Non è nera, non è arrivata col barcone, non è islamica, non fugge dalle famigerate guerre, non è diversamente eterosessuale: per la sinistra non fa notizia. Erika Saraceni, appena 18 anni, ha conquistato una spettacolare medaglia d'oro nel salto triplo agli Europei Under20 di Tampere, in Finlandia. 14,24 metri al suo ultimo tentativo, nuovo record italiano juniores e primato della manifestazione. Una gara dominata dall'inizio alla fine, un talento cristallino, figlia di due ex atleti azzurri, che porta l'Italia sul tetto d'Europa. In un Paese normale, questa notizia riempirebbe le prime pagine. Qui invece… giusto qualche trafiletto a fronte degli articoloni dedicati a qualche altra atleta, altrettanto brava ma che, guarda caso, si distingue per le sue origini non italiane. E viene da pensare: perché? Forse perché bianca? Cristiana? Di origini italiane? Magari anche eterosessuale?".
Kelly Doualla. Fonte foto: La Repubblica

Lo sproloquio di Vannacci continua: "L'anno scorso, durante le Olimpiadi, molti giornali dedicarono ampio spazio solo alle pallavoliste nere, senza neanche menzionare fuoriclasse come Ekaterina Antropova. Quando la narrativa è selettiva, si crea un razzismo al contrario, quello che oggi è diventato marchio di fabbrica di certa sinistra. Onore a Erika Saraceni: esempio di impegno, talento e amore per la nostra bandiera e per la nostra Patria. Onore a tutti i nostri atleti, senza distinzione di pelle, colore degli occhi, origine o orientamenti vari. Ricordiamolo alle testate della sinistra che predicano la libertà la non discriminazione e la democrazia ma sono le prime a essere intolleranti e a epurare chi non rientra nei loro bislacchi canoni di finto progressismo".

Le parole chiave sono le solite: onore, bandiera, Patria. C'è anche il richiamo alla famiglia, manca solo quello a Dio. A parlare, oggi, è però direttamente Erika Saraceni. E lo fa con una risposta chiara, diretta, limpida. Gaia Piccardi, giornalista del Corriere della Sera, chiede: "Una certa politica ne ha approfittato per creare un'inesistente rivalità tra lei e Kelly". La risposta dell'atleta è da applausi: "Trovo giusto che Kelly abbia ricevuto grande attenzione mediatica: ha 15 anni e i 100 sono una gara più seguita rispetto al triplo. Kelly a Tampere ha cantato due volte l'inno a squarciagola, è un grande talento, una mia compagna: si merita tutto. È la più italiana di tutti noi".

Perché lo sport è tante cose: è amicizia, è incontro, è gioia. E una certa politica dovrebbe capirlo, una volta per tutte.

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