Nonostante lo strabismo e i problemi di percezione della profondità, Hannah Hampton è diventata portiera della Nazionale inglese. Una storia di resilienza e talento.
I medici, con Hannah Hampton, erano stati chiari: lo sport professionistico non sarebbe stata cosa per lei. Semplicemente impossibile, non c'era niente da fare: una persona con strabismo non poteva diventare atleta professionista.
A dire la verità lei non ci credeva poi così tanto. A tre anni aveva subito già tre interventi, nessuno andato a buon fine, ma alla fine crescendo non aveva tutta questa difficoltà. Le piaceva il calcio, era veloce, tecnica, brava con entrambi i piedi. E chi se ne frega, allora, di quello che dicono i medici: Hannah Hampton inizia a giocare nel centro di eccellenza dello Stoke City.
Inizia così la storia della portiera (sì, portiera) della nazionale femminile di calcio, ricostruita da Sarah Shephard per The Athletic. Una storia che passa anche per una visita medica in cui le dicono che soffriva di problemi di percezione della profondità. Insomma: non riusciva a capire quanto un oggetto fosse distante rispetto a un altro. Un bel problema per chi di mestiere non deve far fare gol.
Tutti gli chiedono: ma come fai? Lei risponde alla stessa maniera: "non lo so, ma funziona". Ha provato a chiarirlo Matt Pyzdrowski, ex portiere e oggi allenatore: "Hannah non conosce altro e ha evidentemente trovato il modo di adattarsi. Il cervello e il corpo umano sono straordinari: probabilmente ha sviluppato un modo personale per leggere la traiettoria del pallone. E funziona."
Certo, non è stato tutto facile. La stessa Hampton, che ha fatto tutta la trafila delle nazionali dalla U17 alla maggiore e che oggi difende i pali del Chelsea dopo aver giocato per Aston Villa e Birmingham, ha raccontato di tante dita rotte perché metteva le mani nel punto sbagliato per prendere il pallone oppure tanti sanguinamenti dal naso perché non era riuscita a capire in anticipo la traiettoria. Ma è andata avanti per la sua strada, inseguendo la sua passione. "Quando verso un bicchiere d'acqua, se non lo tengo in mano, lo manco – ha raccontato – le mie compagne di squadra lo fanno sempre apposta in allenamento: 'Mi fai un tè?', io lo rovescio sulle scarpe e poi si lamentano. E io: 'Beh, colpa vostra, no?'.
L'articolo del The Athletic, però, indaga la sua storia anche a livello medico. E lo fa parlando con il dottor Daniel Laby, esperto di visione sportiva, che spiega che quando lo strabismo si manifesta in età molto precoce, il cervello è in grado di "spegnere" la visione centrale dell'occhio disallineato mentre quella periferica rimane attiva. "Il termine medico è soppressione. L'immagine arriva al cervello da quell'occhio, ma il cervello dice: 'Non è allineata, la ignoro'." Poi entra nello specifico della percezione della profondità. Ne esistono due tipi: la stereoscopica, che deriva dall'uso di entrambi gli occhi, e quella monoculare, che si può ottenere con un occhio solo. "Anche con un occhio solo, riesci a capire che il dito orizzontale è più vicino, perché lo sovrappone. Questo si chiama overlap, sovrapposizione, e funziona con un solo occhio."La percezione monoculare si basa su indizi indiretti: ombre, dimensioni relative, sovrapposizione, velocità. Tutti fattori che su un campo da calcio, come nella vita, possono fare la differenza.
A fare la differenza davvero, però, è la testa di Hannah Hampton. "Non avrei dovuto giocare e non mi era permesso fare certi lavori - ha raccontato alla BBC nel 2021 - Lo sport è sempre stata la mia passione, era il mio sogno. Ho sempre detto alle nuove generazioni che, se non puoi seguire i tuoi sogni, cosa farai nella vita? Devi seguire i tuoi sogni e, seduta qui in questo momento, posso dire di averlo fatto".





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