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Non solo Bar Sport e i Celestini, ecco una poesia sul calcio per ricordare Stefano Benni

Dallo humour surreale del bar di provincia all'epica calcistica dei "celestini": il ricordo di Stefano Benni e del suo modo unico di raccontare il pallone come gioco, rito e ribellione. 

Se n'è andato Stefano Benni. A 78 anni, dopo una lunga malattia. Se n'è andato dopo una vita vissuta a scrivere, a raccontare, a intrecciare la fantasia e la realtà, la critica sociale e la satira. Dopo una vita a guardare il mondo, a descriverlo e a immaginarlo. Nato a Bologna nel 1947, Benni è stato uno degli scrittori italiani più amati e originali, capace di mescolare ironia e poesia in un immaginario che ha conquistato intere generazioni. 

Benni non è mai stato un "cronista sportivo" nel senso stretto del termine. Eppure, il calcio percorre la sua opera come metafora di vita, gioco e resistenza. Tifoso del Bologna, il suo cuore batteva per Pascutti, attaccante simbolo dello scudetto del 1964. Ma al di là della passione da stadio, Benni ha fatto del pallone un linguaggio universale, capace di parlare tanto ai lettori comuni quanto agli intellettuali.

La copertina di Bar Sport di Stefano Benni

 Bar Sport: il calcio raccontato tra ironia e leggenda

Con Bar Sport, nel 1976, il libro che lo consacrò al grande pubblico, Benni trasformò il bar di provincia in un microcosmo dell'Italia intera. Tra battute fulminanti e personaggi caricaturali, il calcio diventava parte integrante della vita quotidiana: l'eterna discussione sulla formazione, le partite giocate a memoria, le esagerazioni dei racconti sportivi. È qui che il pallone si mescola al mito popolare, raccontato con lo stesso tono epico con cui si narrerebbe una battaglia campale.

Il "Bar" di Benni non era solo un luogo di ritrovo: era un'arena in cui il calcio diventava rito collettivo, ossessione, e al tempo stesso comicità. Un luogo in cui la mitica Luisona, la pastarella immortale, aveva la stessa aura leggendaria di un gol impossibile.

Il calcio di Stefano Benni: La compagnia dei Celestini

 La Compagnia dei Celestini: il calcio come sogno e ribellione

Se in Bar Sport il calcio era parte del costume, con La Compagnia dei Celestini, uscito nel 1992, diventava epica fantastica. Qui Benni inventò un campionato surreale di pallastrada – sport popolare e anarchico – che si trasformava in un'avventura di amicizia, lotta e speranza. I ragazzi della "Compagnia" giocavano in un mondo distopico, fatto di istituti repressivi e adulti corrotti, e usavano lo sport come forma di libertà e ribellione.

Il calcio non era più soltanto gioco: era resistenza poetica, metafora di un riscatto possibile contro le ingiustizie. Era l'idea che correre dietro a un pallone, anche su un campo improvvisato, potesse diventare atto politico e visionario.

Dalla leggenda del bar alle imprese dei "celestini", il calcio in Benni non è mai pura cronaca sportiva: è linguaggio simbolico, specchio di un Paese e delle sue contraddizioni. Con ironia e invenzione, lo scrittore bolognese ha restituito al pallone la sua dimensione più autentica: quella del gioco condiviso, capace di unire comunità e accendere sogni.

E allora per ricordare tutto questo e soprattutto per celebrare questo grande autore pubblichiamo questa poesia, "La solitudine del portiere di calcio", contenuta in "Ballate" del 1995. 

Lo facciamo anche perché lo avrebbe voluto, come ha scritto questa mattina il figlio, per dare la notizia della scomparsa:

Buongiorno a tutti,

Sono il figlio di Stefano. È con grande dispiacere che devo dare notizia della scomparsa di mio padre. Era affetto da tempo da una grave malattia che lo aveva tenuto lontano dalla vita pubblica. Su questa pagina daremo più avanti informazioni su come si svolgeranno le esequie.

Una cosa che Stefano mi aveva detto più volte è che gli sarebbe piaciuto che la gente lo ricordasse leggendo ad alta voce i suoi racconti. Come alcuni di voi sapranno, Stefano era molto affezionato al reading come forma artistica, lettura ad alta voce – spesso accompagnato da musicisti. Quindi, se volete ricordarlo, vi invito in questi giorni a leggere le opere di Stefano che vi stanno più a cuore a chi vi sta vicino, ad amici, figli, amanti e parenti. Sono sicuro che, da lassù, vedere un esercito di lettori condividere il loro amore per ciò che ha creato gli strapperebbe sicuramente una gran risata.  Grazie.

La copertina di Ballate, di Stefano Benni

 "La solitudine del portiere di calcio" di Stefano Benni

Era mia, mia, mia
l'ho gridato e non hai sentito
su di lui ti sei precipitato
l'hai atterrato.

Solo davanti
a questa porta spalancata
mentre il centravanti mi guarda.

Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me,
del vostro portiere
ditemi perché.

Era fuori, fuori, fuori
il fallo era fuori dall'area
quel cretino d'arbitro è arrivato
ha fischiato.

Solo davanti a voi centomila
che ansiosi mi spiate.
Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me,
del vostro portiere
ditemi perché.

E dai tira, tira, tira
cosa aspetti a finirmi?
vedo il pallone calciato che arriva
come una locomotiva
e sono solo nel cielo
mentre volo incontro al tiro
e voi trattenere il respiro.

Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me, lo so
del vostro portiere
chissà se parerò

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