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Malaga

"Vuoi un cono malaga e zuppa inglese? Non esiste più! E' come quando nel calcio ti fa schifo la costruzione dal basso e non vuoi capire che è un problema solo tuo". Giulio Giusti ci racconta così il calcio che cambia e noi che rimaniamo sempre gli stessi, con un occhio a Hans-Georg Schwarzenbeck e Fred Bongusto. 

Per un decennio abbondante, dal 1965 al 1975, il gusto Malaga ha spopolato nelle gelaterie italiane. Non so quanto ne ho mangiato. Tantissimo, probabilmente troppo. Spesso se prendevo un cono da tre gusti rinunciavo agli altri due e ordinavo senza esitazioni: "un cono da tre palline, tutto malaga!". Come i professionisti della roulette che puntano tutto su un colore, sapendo di vincere. Rien ne va plus, il gelato è servito.

Ora il Malaga è scomparso dalle gelaterie. Facendo questa considerazione, ho fatto un parallelismo col calcio. E' cambiato il modo di giocare, sono mutati anche i gusti dei gelati. Crema, cioccolata, nocciola, caffè, fragola e limone, questi gusti non cambieranno mai. Ma tutto quello che una volta ruotava intorno a loro come satelliti in un immaginario universo del gusto è mutato. A me piaceva il malaga, magari altri impazzivano per altre specialità scomparse: zuppa inglese, torroncino, croccantino al rhum e gelso. Gelso? Oggi, molti non sanno nemmeno cos'è il gelso, un frutto dolcissimo e simile alla mora. Un tempo dal gelso si facevano preferibilmente granite ma anche gelati, buonissimi. Ma cercare ora un gelato al gelso è come pretendere di vedere un libero su un campo da calcio, l'equivalente di aspettare un treno su un binario morto.

Così le nuove tendenze gelatesche hanno portato nelle coppette il caramello salato e il frutto della passione, la vaniglia al busto di Bourbon e lo zenzero che fa molto trendy. Vuoi un cono malaga e zuppa inglese? Non esiste più! E' come quando nel calcio ti fa schifo la costruzione dal basso e non vuoi capire che è un problema solo tuo. Ora quasi tutti costruiscono dal basso. Secondo te, il portiere deve solo parare? Ti sbagli, il portiere oltre a parare deve saper usare i piedi. Hai nostalgia di stopper e libero e ti basterebbe anche solo sentir pronunciare ancora una volta queste meravigliose parole, unite, magari, a mediano di spinta? Sei solo un vecchio nostalgico e magari ti piace pure il catenaccio, vedere la tua squadra arroccata in difesa a difendere lo 0 a 0 per poi fare un'unica azione, rigorosamente in contropiede (altra parolaccia), e vincere per 1 a 0 con quel solo tiro. Il calcio non è più un posto per vecchi così come le gelaterie.

Una speranza, però, me l'ha data recentemente la mia gelataia di fiducia a Siena quando, prendendo coraggio con il rischio di apparire cretino, le ho chiesto: "ma il malaga ormai non lo fate più?"

"Ma no - mi ha risposto lei con un sorriso e la consueta cortesia – lo faremo in autunno quando aumenterà il numero di turisti tedeschi. E' un gusto che a loro piace molto".

Allora, ho pensato, il malaga esiste sempre. Non solo tornerà ma lo mangerò nella gelateria migliore della mia città e sarà buonissimo. In parallelo a questa notizia, la mia mente perversa di calciofilo è volata in Germania. Mi ero sempre immaginato il malaga come un gusto inventato in Spagna, perché prendeva il nome da un tipo di uva passa coltivata nella città andalusa. M'immaginavo addirittura Picasso, nativo proprio di Malaga, come un gran mangiatore di malaga. Invece no! Niente Picasso, niente calore dell'Andalusia. La folle creatività di Picasso viene sostituita dal pragmatismo teutonico. Magari, proprio negli anni '70, gli anni d'oro del malaga, Sepp Maier, Hans-Georg Schwarzenbeck, Franz Beckenbauer e Gerd Muller, rispettivamente portiere, stopper, libero e capitano, centravanti dell'imbattibile Bayern di Monaco e spina dorsale della Germania campione del mondo nel 1974, erano soliti festeggiare le loro vittorie in un bar della Baviera degustando una coppa di gelato, rigorosamente di malaga. Soprattutto Schwarzenbeck, il terribile e cattivissimo Schwarzenbeck, uno degli stopper più efficaci e duri della storia, trovava il contraltare alla sua durezza nell'unione tra l'uvetta e la crema, vero segreto di questo gelato unico nel suo genere. E Gerd Muller? Forse la sua tendenza ad ingrassare era dovuta proprio agli stravizi in gelateria.

Oltre a Picasso, però, devo staccare dai ricordi della mia gioventù la colonna sonora delle mie mangiate di malaga, l'omonima canzone di Fred Bongusto, successone degli anni '60, il cui ritornello fa così:

il mio amore è nato a Malaga, Malaga, Malaga

Il mio cuore resta a Malaga

Malaga, Malaga…

E invece no, la canzone del buon vecchio Fred può andare ancora bene perché era un cantante di grande successo in Germania e sicuramente i campioni di quel Bayern l'ascoltavano.

Così, con l'animo rasserenato dal ritorno del malaga in autunno, ripenso ad un gol di rapina di Muller, all'eleganza di Beckenbauer, ad una parata di Maier e mentre in sottofondo Fred canta:

Il mio amore è nato a Malaga

Laggiù a Malaga

Il mio cuore resta a Malaga

Malaga...

M'immagino che prima o poi tornerà anche il catenaccio, accompagnato da libero e stopper. 

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