Questo racconto è ispirato a un fatto realmente accaduto diversi anni fa in Inghilterra nei pressi di un supermercato. Ho cercato in mille modi di recuperare in rete il nome del protagonista della storia. Purtroppo, non ho trovato riscontri ma il fatto è realmente accaduto. Non a Woking, però, al riguardo ho giocato di fantasia. A questa vittima ignota, che ho chiamato John, dedico questa storiella. In tempi di Olimpiadi, di eroi e di medaglie, tutti inseguono un sogno: i campioni e che anche chi sogna di esserlo.
Woking (GB) primavera del 1995.
Mi chiamo John e sono un pilota di Formula 1. La cosa assurda è che non mi hanno dato la patente. Mi hanno detto "sei matto". Ma anche senza patente guido e vado forte. Ma io non guido, io piloto le macchine di Formula 1. A dire la verità non sono proprio delle monoposto ma ci si avvicinano. In attesa della patente, prima o poi me la devono dare, piloto i carrelli della spesa. Avete presente? Sono quei grossi carrelli che la gente usa quando va al supermercato e per prenderli mette una moneta per liberarli dalla catenella che li lega a un altro carrello. Io ho il mio carrello personale e personalizzato. Me lo mette sempre da parte il mio amico George che lavora nella macelleria del supermercato. Durante il giorno l'usa lui per trasportare i blocchi di carne congelata e la sera me lo fa trovare fuori della porta del magazzino. È un carrello modificato. Io, poi, sono un mago della messa a punto. Verso un po' di olio sulle rotelle e il mezzo va come un razzo. Sono nato e vivo da sempre a Woking, un sobborgo di Londra. Woking non è un luogo comune, c'è la sede della McLaren. Lì hanno lavorato mio nonno e mio padre e ora ci lavora mio fratello. Ci dovevo lavorare anch'io, ma ho scelto di fare il pilota e un giorno guiderò una vera McLaren. I miei piloti preferiti hanno tutti corso per la McLaren: Hunt, Prost, Mansell e soprattutto Senna. Anche se poi ci ha lasciato per la Williams. A dire il vero, quando il pilota brasiliano è passato all'altra scuderia ho continuato a fare il tifo per lui perché era troppo forte e troppo diverso dagli altri. Diverso come me. Sono sicuro che se Ayrton fosse rimasto con noi non gli sarebbe successo quel drammatico incidente al Gran Premio di San Marino. Ho pianto per giorni e giorni e nelle mie preghiere gli ho promesso che la mia prima vittoria in Formula 1 l'avrei dedicata a lui. Per questo sono molto impegnato e proprio oggi mi devo allenare nelle prove libere. George mi ha lasciato il carrello al solito posto. Alle 21 sono lì puntuale. L'appuntamento è molto importante: devo battere il mio record sul giro di pista, rappresentato dalla circumnavigazione dell'enorme stabile dove ha sede il centro commerciale. Come cronometro uso l'enorme orologio digitale posto nel piazzale del parcheggio. A quest'ora il parcheggio è quasi vuoto, sono tutti andati via, per questo posso andare così veloce. Alle 21.14 sono pronto per partire. In testa ho il mio caschetto, che uso anche per andare in bici e degli occhiali che mi ha regalato mio fratello che lavora alla McLaren. Se batterò il mio record lo scriveranno tutti i giornali e dovranno per forza chiamarmi in Formula 1. Alle 21 e 15 parto. Prendo la prima curva all'uscita est del centro commerciale come un razzo. Davanti a me un grande rettilineo. Le mie gambe spingono con una forza esplosiva il carrello. Le rotelle non sono mai andate bene come oggi. Sto per arrivare alla seconda curva, corrispondente all'uscita sud del centro commerciale. La prendo come mai prima d'ora, pronto a lanciarmi nel prossimo rettileo. All'improvviso, però, delle luci mi abbagliano. Sono i fari di un'auto che viene in senso contrario. Chi la guida non sa che in Formula 1 non si può guidare controsenso. Sento la sua frenata ma subito dopo un dolore terribile e volo in aria col mio carrello che vola ancora più in alto. Mentre casco a terra penso a Senna, penso a come deve essersi sentito mentre volava alla curva del tamburello sulla pista di Imola un anno fa. Mentre sono a terra con gli occhi verso il cielo stellato, mi appare il volto dell'automobilista che mi ha appena investito. Piange, urla e mi grida: "Ma sei matto?"
"No" - gli rispondo - "sono John, sono un pilota di Formula 1 e nulla mi può separare dall'amore di Dio".
Nota: Nulla mi può separare dall'amore di Dio è la frase che amava ripetere Ayrton Senna e che è impressa sulla sua lapide.



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