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Quando il calcio riscrive la storia: in Clamoroso ai Mondiali Matteo Bruschetta racconta le più grandi sorprese della Coppa del Mondo

Otto partite, cinque continenti e quasi un secolo di storia: il nuovo libro di Matteo Bruschetta intreccia calcio, politica, società e memoria collettiva per raccontare le imprese che hanno cambiato il volto dei Mondiali. 

Ci sono partite che valgono un trofeo e altre che finiscono per raccontare un'epoca. È da questa idea che nasce Clamoroso ai Mondiali, il nuovo libro di Matteo Bruschetta, un saggio narrativo che attraversa la storia della Coppa del Mondo seguendo il filo delle imprese più inattese. Non il trionfo delle grandi potenze calcistiche, ma le loro cadute più fragorose, quelle che hanno dimostrato come, almeno per novanta minuti, il calcio possa ribaltare ogni gerarchia.

"I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore", dice Tuco nel celebre film Il buono, il brutto, il cattivo. È proprio da questa immagine che prende forma un viaggio attraverso otto partite diventate leggenda, disputate in cinque continenti e capaci di trasformarsi in qualcosa di molto più grande di un semplice risultato sportivo.

Dai dilettanti degli Stati Uniti che nel 1950 piegarono l'Inghilterra alla Corea del Nord che nel 1966 eliminò l'Italia, passando per il Camerun di Roger Milla che fece vacillare l'Argentina campione del mondo e per l'Algeria del 1982, costretta a pagare il prezzo del celebre "biscotto" tra Germania Ovest e Austria. Ogni capitolo parte dal campo ma si allarga rapidamente alla storia, alla politica e alla società.

"Non bastava il risultato: servivano un contesto storico forte e personaggi capaci di reggere il racconto", spiega l'autore raccontando i criteri con cui ha scelto le partite protagoniste del libro. Per questo motivo sono stati esclusi i Mondiali del nuovo millennio: la distanza storica permette di osservare quelle vicende con maggiore profondità e di coglierne tutte le connessioni.

Dentro le cronache delle partite trovano spazio l'emigrazione italiana negli Stati Uniti, la guerra di Corea, il terremoto cileno, il franchismo spagnolo, la caduta del Muro di Berlino e la Milano degli anni Ottanta. Il pallone diventa così uno strumento per raccontare il Novecento, intrecciando vicende sportive e grandi eventi che hanno segnato intere generazioni.

Bruschetta non rinuncia nemmeno a smontare alcuni dei miti più consolidati della storia del calcio. "Il più famoso è forse quello di Pak Doo Ik dentista: non ha mai otturato un dente in vita sua", racconta. Allo stesso modo viene riletta la celebre Battaglia di Santiago del 1962, spesso ricordata come un'aggressione unilaterale ai danni dell'Italia, ma che, secondo una ricostruzione documentata, vide gli azzurri protagonisti almeno quanto i cileni.

L'Italia compare due volte nel volume e sempre dalla parte degli sconfitti. Una scelta tutt'altro che casuale. "Alcune sconfitte raccontano più delle vittorie", osserva l'autore. Le disfatte contro Cile e Corea del Nord diventano infatti lo specchio delle debolezze del calcio italiano: presunzione, cattiva gestione, ricerca del capro espiatorio e difficoltà nel comprendere un mondo che stava cambiando.

Lo spettro della Corea del Nord sull'Italia dei Mondiali 1966

Il tono del libro è uno dei suoi punti di forza. "È un saggio narrativo, ma con ritmo da racconto sportivo. L'obiettivo era essere rigorosi senza diventare accademici, leggeri senza essere superficiali". Il risultato è una lettura che alterna documentazione storica, ironia, riferimenti cinematografici e musicali, episodi poco conosciuti e personaggi indimenticabili, da Roger Milla a Hristo Stoičkov, passando per il becchino Frank Borghi e il pugile Leonel Sánchez.

Ad arricchire le 375 pagine ci sono inoltre illustrazioni originali, figurine, titoli di giornale dell'epoca, formazioni e curiosità che trasformano il volume in una vera esperienza di lettura, da consultare anche oltre il semplice racconto.

Classe 1985, Matteo Bruschetta è giornalista e autore specializzato nella storia del calcio. Dopo anni di collaborazioni con testate sportive, tra cui il Corriere dello Sport, ha scelto di raccontare il pallone intrecciandolo con la storia, la società e la cultura. Calcisticamente "ateo", dichiara di simpatizzare da sempre per gli underdog e per chi prova a sfidare i pronostici, indipendentemente dal colore della maglia.

Con Clamoroso ai Mondiali firma un libro che parla agli appassionati di calcio, ma anche a chi ama la storia contemporanea. Perché, come dimostrano le pagine del volume, ogni grande sorpresa nasce da un risultato impossibile e finisce per diventare memoria collettiva.

DRABBLE | Un Mondiale in 100 parole
 

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