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Beppe Fenoglio e il calcio: l'anima sportiva del partigiano Johnny

Tra il tifo per la Vecchia Signora, l'amore per la lingua inglese e la vita da partigiano: il ritratto sportivo dell'autore de Il partigiano Johnny. 

Beppe Fenoglio

8 settembre 1957, Stadio Comunale di Torino, prima di campionato. In programma: Juventus-Verona. La prima volta contro la Vecchia Signora per gli scaligeri. La prima volta in bianconero per Omar Sivori, ma soprattutto per John Charles. King John per gli inglesi, il Gigante Buono qui da noi. È proprio per ammirare lui che sugli spalti, insieme a un gruppo d'amici, c'è Beppe Fenoglio.

Lo scrittore non rimane deluso: la partita finisce 3 a 2, segna tutto il Trio Magico (Boniperti, Sivori e Charles) e lui si innamora. "Agli amici diceva sempre: 'Amo portare i mutandoni lunghi alla John Charles'" ha raccontato la figlia Margherita. Juventino, "ma quando cadde l'aereo del Grande Torino andò a Superga a rendere omaggio". Amante della lingua inglese, per la quale impazzì da adolescente, non stupisce il fatto che Beppe Fenoglio avesse scelto proprio l'attaccante inglese — 157 gol con il Leeds, oltre 100 con la Juventus, prima di una stagione a Roma e il ritorno in patria, al Cardiff City — come suo idolo. Inglese, la lingua di cui era traduttore. Inglese, come inglesi sono Milton e Johnny, protagonisti dei suoi romanzi dietro i quali spesso nasconde sé stesso, le sue passioni, le sue preoccupazioni, il suo essere. Inglese come le parole che dissemina, qua e là, nel testo dei suoi romanzi. Inglese, come inglese è il calcio.

Scrittore e partigiano, classe 1922, nato nel cuore delle Langhe, ad Alba, Beppe Fenoglio fu anche un grande sportivo. Fisico asciutto, alto, slanciato, durante gli anni del liceo gioca a pallacanestro, poi passa al tennis, al nuoto, soprattutto quello in fiume. "Un giorno ad Alba ho incontrato un signore – racconta ancora la figlia – Mi ha visto e si è paralizzato. Anni prima stava annegando nel Tanaro, mio padre si tuffò e gli salvò la vita". E ancora: la bicicletta, il mezzo partigiano per antonomasia. La sua più grande passione, però, è quella per il pallone elastico, o pallapugno come si chiama oggi. Oppure ancora, per dirla alla piemontese, il balun: una palla, due squadre, un muro di rimbalzo. Un gioco simile a quello cantato da Giacomo Leopardi.

Poi, ovviamente, il calcio. Vissuto, tifato, giocato. Lo racconta Giorgio Bocca, come ricostruito in questo articolo:

"Ero un ragazzino, uno studente che cercava di giocare di fino in mezzo alle pestate del calcio provinciale. Appena toccavo palla udivo l'ansito rauco e minaccioso di mediani e terzini abituati alla regola virile: prima le gambe, poi la palla […]. Una domenica si gioca ad Alba […]. Aria da fiera, pubblico riscaldato dal vino, subito calcioni furibondi e la lieta ferocia della folla. Così almeno mezz'ora senza quasi toccare palla. Finalmente una palla buona, un dribbling liberatore, un tiro elegante che lambisce un palo e nel silenzio un 'bravo Giorgio', deciso e altero, da amico che ti si mette al fianco contro i molti. Un attimo per voltarmi e riconoscere in quel ragazzo alto e magro uno di quelli su cui misuri la tua vita, un provinciale del tuo destino".

Giorgio, due anni più grande di Fenoglio, giocava nella Cuneo Sportiva. Beppe, invece, indossava la maglia dell'Alba. Era la fine degli anni Trenta; ancora qualche anno e la vita dello scrittore, così come quella di tutti gli italiani, sarà sconvolta. È il 1943, Fenoglio è iscritto alla facoltà di Lettere all'Università di Torino. Lo chiamano alle armi, lo spediscono a Ceva, in provincia di Cuneo, e poi a Roma, al corso di addestramento per allievi ufficiali, nella caserma di Pietralata.

Poi c'è un altro 8 settembre, stavolta del 1943. Non c'è la Juventus, non c'è John Charles. C'è l'armistizio, c'è la scelta di entrare nelle divisioni partigiane. Fenoglio si unisce alle Brigate Garibaldi, poi passa agli autonomi della 1ª Divisione Alpina e infine alla 2ª Divisione Langhe, nella brigata Belbo. Sono gli anni raccontati in Primavera di bellezza, in Una questione privata, nei racconti de I ventitré giorni della città di Alba e nel suo romanzo più famoso, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1968, Il partigiano Johnny. Sono gli anni della Resistenza, combattuta tra Murazzano e Mombarcaro. Sono gli anni in cui la Juventus, la sua Juventus, sfolla ad Alba e si allena allo Stadio Coppino. Sono gli anni in cui l'inglese torna ancora nella vita di Fenoglio, che diventa interprete e ufficiale di collegamento tra le forze armate anglo-americane e i partigiani.

Partigiano. Come scritto sulla lapide, dove "basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano". Beppe Fenoglio morirà nel 1963. L'anno in cui John Charles tornerà in Gran Bretagna. L'isola tanto amata che lo scrittore non vedrà mai. 

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