Dagli insulti a una direttrice di gara in Toscana alla presa di posizione dell'ASD Montallese: l'ennesimo episodio che interroga il calcio di base
Ancora cronache di ordinaria violenza, ancora cronache di ordinario sessismo dai campi di calcio. Stavolta quelli di Terza Categoria, stavolta in Toscana.
I fatti risalgono allo scorso 7 dicembre, quando scendono in campo Montallese e Tuscar. La partita finisce 2-2, ma non è questo ciò che conta. A fare notizia, purtroppo, sono gli insulti rivolti dal calciatore Enea Hamiti, in forza tra i padroni di casa e autore del gol del momentaneo vantaggio nel primo tempo, all'arbitra Aisha Ugolini.
Così si legge nel referto della direttrice di gara: «Dopo la notifica del provvedimento di espulsione comminato a un proprio compagno di squadra, si avvicinava al direttore di gara, dapprima offendendolo e quindi, una volta espulso, proferiva all'indirizzo del medesimo un insulto volgare per motivi di sesso».
Per il 38enne sono tre i mesi di squalifica, al netto di eventuali ricorsi. Troppo pochi per dare un segnale, troppo pochi per scardinare una cultura della violenza, della sopraffazione, del bullismo. Troppo pochi per educare.
Fanno ben sperare, invece, le parole della società, l'ASD Montallese, che in un comunicato ufficiale fa sapere come tutto il club, a partire dalla presidente Alessia Nigi, «si discosta totalmente dagli spiacevoli fatti accaduti» e «condanna qualsiasi forma di sessismo e discriminazione, verso donne e uomini. L'ASD Montallese persegue e incarna da sempre lo spirito dell'associazionismo, della buona condotta e del rispetto verso il prossimo, nelle sue forme più ampie».
Valori che anche il calcio dovrebbe sempre incarnare. E portare ovunque.



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