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Sergio Campana, il calciatore avvocato

Sergio Campana, calciatore e avvocato, fondò l'AIC nel 1968 rivoluzionando i diritti dei calciatori. Una storia di sport, lotta e dignità. 

C'era un tempo che i calciatori, quei calciatori che oggi tutti accusano di essere straviziatissimi, non avevano diritti. Anche quelli più dotati e famosi erano trattati alla stregua di un oggetto o di un animale che poteva essere venduto dal proprietario al miglior offerente. Ai calciatori non era ufficialmente concesso il riposo settimanale e non era permesso di assentarsi dalla propria residenza nei giorni di libertà senza il consenso della società. Ma, soprattutto, non potevano rifiutare un trasferimento. Certo i campioni avevano maggiori possibilità di contrattazione ma i giocatori di medio e buon livello non avevano spazi di dialogo. Erano gli anni Sessanta e a un calciatore a fine carriera, che grazie al conseguimento della laurea in Giurisprudenza stava diventando avvocato, venne in mente di dire basta a questo sistema e creare l'AIC (Associazione Italiana Calciatori). Quel giocatore era Sergio Campana che ci ha lasciato a 91 anni in queste giorni. Bandiera per tre lustri del Vicenza, tolta una parentesi di due stagioni a Bologna.Attaccante di ottime qualità e bandiera del Lanerossi, negli anni di massimo splendore della squadra veneta insieme a quelli del Real Vicenza di Paolo Rossi e a quelli di Guidolin con i berici, portati fino alle semifinali di Coppa delle Coppe. Campana, oltre che un ottimo calciatore, era una testa pensante e un uomo sensibile. 

Proprio per questo non sopportava negli anni della gioventù certi divieti che gli venivano imposti dai dirigenti o da qualche allenatore, come quello di studiare i testi di diritto durante i lunghi ritiri perché nocivi alla sua vista. Un giorno, però, a Vicenza arrivò Manlio Scopigno, detto il filosofo, prima come vice di Lerici e poi come primo allenatore. Scopigno incoraggiò e sostenne Campana nei suoi studi e introdusse nella gestione della squadra la figura di uno psicologo (fantascienza per l'epoca). Ma non solo, il "filosofo" faceva riempire dei questionari ai componenti della rosa per meglio venire incontro alle loro esigenze e, in certi casi, abolì addirittura i ritiri. Campana capì che qualcosa stava cambiando e quando poi arrivò a Bologna, dove lo portò proprio Scopigno, conobbe un'altra mente illuminata: Giacomino Bulgarelli. Ai due venne in mente di unire le forze e chiamare a raccolta altri colleghi. Fu scelto d'interpellare personaggi di spicco per dare maggior risalto al loro progetto. Così furono convocati e dissero di sì: Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Sergio Castano, Giacomo Losi e Giancarlo De Sisti. Dopo anni d'incontri nacque l'AIC il 3 luglio del 1968 (l'anno non è casuale). Lo scopo non era quello di tutelare i diritti dei migliori ma quello di difendere i più deboli, quelli trattati come carne da macello da presidenti e allenatori. Erano gli anni dei "padri-padroni" come massimi dirigenti o dei "sergenti di ferro" in panchina.

Presidente dell'AIC fu eletto all'unanimità Sergio Campana, che rimase in carica per ben 43 anni, quando nel 2011 passò il testimone a Damiano Tommasi, altro esempio di calciatore illuminato.

Sono stati tanti i successi ottenuti da Campana durante la sua presidenza. Su tutti l'emanazione della legge 91, che riconosceva lo status di lavoratore dipendente, il riconoscimento al diritto d'immagine, l'abolizione del vincolo, l'indennità di mancata occupazione, il riconoscimento alla previdenza alla quale prima i calciatori non avevano accesso.

Negli anni alla guida dell'Associazione calciatori Campana fu osteggiato e criticato dai vertici del calcio, ma lui non ha mai ceduto ed è sempre andato avanti con la schiena dritta.

Poi, con l'arrivo dei procuratori tutto è cambiato e il bilanciamento delle forze tra società e calciatori è mutato. Ma il calcio e i calciatori devono molto a Sergio Campana, a cui, però, piaceva anche essere ricordato per i suoi anni sul campo. Su tutti una doppietta con la maglia del Lanerossi al Real Madrid durante il Torneo di Viareggio e un'esperienza da libero a San Siro contro il Milan. Si era infortunato il titolare Stenti e Scopigno lo provò tutta la settimana nel ruolo. "Mister – gli disse Campana – ma non ho mai giocato in difesa".

"Sei intelligente – fu la risposta di Scopigno – puoi giocare dovunque".

Ai giornalisti che, prima della partita, chiesero chiarimenti a Scopigno: "Ma è vero che schiererà Campana da libero?"

Manlio rispose: "Mai! Non sono mica matto".

Poi Campana giocò da libero, disputando un'ottima partita e ricevendo addirittura i complimenti di Nils Liedholm, all'epoca giovane allenatore dei rossoneri. 

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