Dalla UEFA Champions League al conflitto in Sudan: come le sponsorizzazioni degli Emirati Arabi Uniti intrecciano immagine globale, industria aerea e accuse geopolitiche
La gara di andata dei playoff di Champions League tra Benfica e Real Madrid è finita in prima pagina per il caso di razzismo di cui è stato vittima Vinicius, ma c'è anche un altro aspetto di cui si deve parlare. Sulle maglie delle due squadre c'è infatti lo stesso sponsor: Emirates. Ed è qualcosa che va oltre il semplice contratto di sponsorizzazione.
Il marchio della compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti campeggia da anni sui palcoscenici sportivi più prestigiosi, dalla UEFA Champions League agli accordi con club globali come il Real Madrid e il Benfica. È la normalizzazione perfetta: il calcio come vetrina, il brand come linguaggio universale, la reputazione come obiettivo.
L'impatto climatico dietro il logoL'industria aerea è una delle più difficili da decarbonizzare e contribuisce in modo significativo alle emissioni globali di gas serra. I voli intercontinentali, su cui si basa il modello economico delle compagnie del Golfo, producono un'impronta climatica elevata e crescente.
Nel contesto della crisi climatica, la presenza massiccia dei brand dell'aviazione nello sport solleva una domanda sempre più frequente: quanto la sponsorizzazione serve a rendere accettabile un modello economico ad alto impatto ambientale?
Il calcio globale, con miliardi di spettatori, diventa uno spazio ideale per questa operazione. Non è solo marketing: è costruzione di immagine. Il messaggio implicito è semplice — modernità, connessione, lusso — mentre restano sullo sfondo emissioni, dipendenza dal traffico aereo e strategie di crescita incompatibili con gli obiettivi climatici.
Sportswashing e geopoliticaÈ qui che entra il concetto di sportswashing: utilizzare lo sport per migliorare la reputazione internazionale di Stati o aziende coinvolti in controversie politiche, militari o ambientali.
Nel caso degli Emirati, il tema non riguarda solo il clima ma anche la politica estera. Secondo quanto riportato da Africa Rivista, il governo del Sudan ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di finanziare e reclutare mercenari — anche dalla Colombia e da Paesi africani limitrofi — per combattere a fianco delle Forze di supporto rapido nella guerra civile contro l'esercito regolare. Khartoum ha parlato di "prove inconfutabili", senza tuttavia rendere pubblici dettagli o documenti; accuse che Abu Dhabi ha respinto definendole una campagna di disinformazione.
Sempre secondo la ricostruzione citata da Africa Rivista, il Sudan accusa da mesi gli Emirati di fornire sostegno logistico e armi alle Rsf, accuse respinte anche dopo rapporti di organizzazioni per i diritti umani che segnalavano la presenza di mezzi prodotti negli Emirati nel conflitto.
Il quadro delineato da diverse analisi giornalistiche, tra cui quelle de Il Foglio, è quello di una strategia di influenza regionale costruita attraverso reti di alleanze militari, economiche e logistiche in paesi fragili — tra cui Sudan, Libia, Somalia e Yemen — con l'obiettivo di rafforzare peso geopolitico e accesso alle risorse.
Nel conflitto sudanese, iniziato nell'aprile 2023, le conseguenze sono devastanti: decine di migliaia di morti, milioni di sfollati e quella che viene definita la più grave crisi umanitaria al mondo.
La doppia immagineDa una parte, investimenti miliardari nello sport globale, partnership con club iconici e narrazione di innovazione e sostenibilità. Dall'altra, accuse — respinte ma persistenti — di coinvolgimento indiretto in guerre, traffici di armi e dinamiche che alimentano crisi umanitarie.
È questa tensione a definire lo sportswashing contemporaneo: non cancellare le controversie, ma renderle marginali. Spostare l'attenzione. Riempire l'immaginario collettivo con trofei, sponsor e spettacolo.
Così la scritta Emirates sulle maglie di Benfica e Real Madrid non è soltanto una sponsorizzazione.
È un simbolo della globalizzazione del calcio e, allo stesso tempo, del modo in cui lo sport può diventare uno strumento di reputazione geopolitica.
E stasera, mentre il pallone rotolerà per Real Madrid Benfica, e le telecamere racconteranno lo spettacolo, fuori dal campo restano l'impatto climatico dell'aviazione, le accuse legate al conflitto in Sudan e una domanda che lo sport moderno non può più evitare: chi paga davvero il prezzo di quell'immagine perfetta.



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