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Quasi un girone dopo, riecco l'Inter: il capolavoro di Inzaghi e le illusioni dei rivali

A due giornate alla fine del girone d'andata, mai come ora le grandi della Serie A attendono la sosta natalizia per tirare il fiato. Al ritorno dall'ultima pausa per le nazionali, si poteva immaginare che sarebbe stato un mese decisivo per dar forma alla classifica: ci aspettava che la condizione fisica e gli infortuni sarebbero potuti essere decisivi per stabilire una gerarchia più rispettosa dei valori delle rose.

E infatti, col 4-0 rifilato a un Cagliari mai in partita, l'Inter ha ribadito la sua superiorità: miglior attacco, seconda miglior difesa; ennesima goleada, guidata dai gol di Lautaro e da un Calhanoglu in formato Luiz Alberto. In questo momento, mentre le altre arrancano, i nerazzurri sono tornati a dominare in Italia. Come ai tempi di Conte, ma con una qualificazione in Champions in più; e forse con più gioco e più giocatori.

Nell'altra sponda del Naviglio, il rendimento del Milan ha invece subito i contraccolpi delle fatiche europee. Insieme alla favola di Madrid, la squadra di Pioli ha incassato la sconfitta con le riserve del Liverpool, che si aggiunge a quelle con Fiorentina e Sassuolo, oltre al pareggio trovato in extremis in casa dell'Udinese. Difficoltà di una squadra che, al netto degli ottimi risultati di questi anni, paga ancora la scarsa esperienza e l'enorme (e preoccupante) quantità di infortuni. Non può bastare sempre il solito Ibrahimovic a togliere le castagne dal fuoco: Calabria, Kjaer, Rebic, Leao, Giroud, per restare solo all'ultimo turno, sono variabili tattiche troppo importanti per essere sostituite con facilità.

Si rompe il giocattolo perfetto del Napoli, che nelle ultime 6 giornate ha lasciato 13 punti. Se era impossibile aspettarsi di mantenere i risultati esaltanti di inizio campionato, è pur vero che le assenze dei titolari (Koulibaly, Anguissa, Oshimen su tutti) hanno fatto la differenza in una squadra un po' troppo corta in alcuni ruoli chiave.

Proprio col ritorno degli infortunati, l'Atalanta ha collezionato la sesta vittoria consecutiva. Nonostante Gasperini insista a tenere a freno gli entusiasmi, tutti si aspettano un girone di ritorno in cui potrà finalmente contenderealle altre la vetta della classifica. Quanto peseranno gli spareggi per entrare nella seconda fase di Europa League?

Continua a soffrire la Roma, tra polemiche, infortuni e nonostante la vittoria di ieri sera contro lo Spezia, mentre la Lazio continua ad alternare buone prestazioni a fragorose sconfitte. Il paradosso più grande è quello della Juventus: prima nel girone di Champions, incapace di vincere più di due partite consecutive in Serie A. 28 punti per la squadra di Allegri, -8 in meno dello scorso anno; tante incertezze e tanti giocatori persi (Rabiot, Alex Sandro su tutti), mentre Dybala continua a passare più tempo in infermeria che in campo.

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E così, tra i picchi nerazzurri e le difficoltà delle altre, la fine dei gironi europei consegna un'amara constatazione: le squadre italiane non sono ancora attrezzate per competere sui due fronti. Chi vince nel turno europeo, puntualmente regala punti al sabato; chi è in buone condizioni, o esce sotto i colpi del Villarreal o si dimostra di un livello inferiore del Real Madrid di Ancelotti.

Di fronte a questi dati, non a caso vengono alla luce le due più grandi sorprese di questo autunno. Splende la Fiorentina di Italiano, guidata da un attaccante che a Firenze evoca i fasti persino di Batistuta: Dusan Vlahovic si trova infatti a una sola rete dal record di gol di Cristiano Ronaldo in un anno solare (33 reti), mentre i suoi 21 anni infiammeranno presto il mercato internazionale. Sorride il Sassuolo di Dionisi, che guadagna 10 punti con Juventus, Milan, Napoli e Lazio, trascinato dalla freschezza dei gioiellini nazionali Berardi, Raspadori e Scamacca.

Tra Firenze e Reggio Emilia (con una menzione per Verona) si vedono le squadre più in forma di un campionato che sembra non voler trovare una guida sicura. Non è un caso che le novità maggiori arrivano da squadre tecniche, giovani, e soprattutto prive dell'assillo delle coppe.

Un anno fa, il mese di gennaio ha segnato il passo tra l'Inter schiacciasassi e tutte le altre. Dipenderà dalle rivali inseguitrici invertire la tendenza: ne saranno capaci?

Andrea Sciretti 

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