Il benvenuto del Mondiale 2022 in Qatar ai tifosi di tutto il mondo è stato bollato come una fake news. La grafica sarà anche falsa, ma i contenuti sono tutti veri.
Negli ultimi giorni è circolata sui social un'infografica riguardante il Mondiale 2022 in Qatar, in cui si leggeva come fossero proibiti consumi di alcool, omosessualità, musica alta, profanità, appuntamenti, abbigliamento non consono. Si trattava di un'infografica falsa, ha precisato subito il comitato: "La grafica 'Qatar Welcomes You' che sta circolando sui social media non è una fonte ufficiale e contiene di fatto informazioni non corrette". Una vera e propria fake news, secondo Facebook, che ha notificato con una velocità mai vista prima la presenza di informazioni false nei posti condivisi dagli utenti. C'è solo un problema: la grafica sarà anche falsa, ma quei divieti in Qatar esistono davvero.
Partiamo dal divieto di omosessualità. Dal 2004, l'articolo 296 del codice penale del Qatar stabilisce la reclusione da uno a tre anni, mentre l'articolo 1 consente ai tribunali di applicare le leggi della Sharia, che prevedono per i musulmani colpevoli di omosessualità la pena di morte. Dei diritti della comunità LGBT si era parlato nel dicembre 2021, quando Josh Cavallo, calciatore australiano e tra i primi professionisti di questo sport a fare coming out, aveva commentato così la sua possibile partecipazione alla competizione: "Disputare i Mondiali è un sogno per qualunque calciatore, così come rappresentare il proprio Paese. Ma dover andare a giocare in una nazione che mette in pericolo la vita delle persone è un rischio troppo grande, secondo me. È più importante restare incolumi o raggiungere un traguardo professionale così importante? Io personalmente avrei paura ad andare lì a giocare".
In Qatar, l'omosessualità è illegale: si rischia una pena da 1 a 3 anni di prigione. Le ong che si occupano di diritti umani e quelle legate alla comunità LGBTQ+ riportano da tempo casi di violazioni dei loro diritti.
— Pallonate in Faccia (@pallonatefaccia) October 6, 2022
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A rispondere fu Nasser al Khater, direttore esecutivo del comitato organizzatore dei Mondiali: "Josh Cavallo sarebbe il benvenuto in Qatar, nessuno è insicuro da noi. Ma vanno evitate pubbliche manifestazioni d'affetto, che sono disapprovate. È l'unica indicazione da rispettare, per il resto tutti possono vivere la propria vita". Ancora più dure invece sono le pene per chi mostrerà una bandiera arcobaleno: tra i 7 e gli 11 anni di prigione. Lo aveva fatto sapire già ad aprile il presidente del comitato antiterrorismo Abdulaziz Abdullah Al Ansari, mentre a giugno è stato ancora una volta Nasser al Khater a confermarlo: "Il Qatar è un Paese islamico, e quindi la sua religione, le sue credenze e la sua cultura devono essere rispettate da chi viene ospitato qui".
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Libertà di stampa e vestiti, i divieti del Qatar
Nella grafica falsa circolata online si faceva poi menzione anche al divieto di fare foto senza permesso. Un divieto che esiste eccome ed è costato l'arresto, nel novembre scorso, a due giornalisti norvegesi, Halvor Ekeland e Lokman Ghorbani, che lavoravano per NRK, The Norwegian Broadcasting Corporation. Lo ricorda il sito pallonateinfaccia.com, che spiega come i due giornalisti fossero stati arrestati con l'accusa di "violazione della proprietà privata" e "filmato senza permesso". In realtà però i due avevano appena trasmesso un servizio che faceva luce sulle condizioni di lavoro nei cantieri degli stadi qatarioti.
Infine il divieto di vestire in maniera non consona. Anche qui la grafica sarà anche falsa, ma quella regola esiste davvero. A lanciarla è stata direttamente il Qatar nel 2014 e la campagna informativa recitava: "Se sei in Qatar, sei uno di noi. Aiutaci a preservare la cultura e i valori del Qatar, per favore vestiti con modestia nei luoghi pubblici". Niente leggins, niente gonne, vestiti che coprano dalle spalle alle ginocchia. Nessuna fake news, insomma. È questo il benvenuto ai Mondiali in Qatar.




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