Il declino del calcio italiano tra illusioni, ritardi culturali e un sistema che fatica a rinnovarsi.
Mentre gli altri giocano noi litighiamo. Mentre gli altri corrono noi simuliamo. Mentre per noi il VAR è un problema per gli altri il problema non si pone neppure. Queste tre semplici constatazioni dovrebbero farci riflettere sullo stato del calcio italiano. Uno stato penoso. La Nazionale rischia seriamente di non andare per tre edizioni di seguito ai Mondiali perché il nostro calcio è da anni in una crisi che rischia di diventare irreversibile.
Prima delle partite di qualificazioni con la Norvegia molti critici, anche affermati, ridevano del calcio norvegese. Haaland e compagni ci hanno preso a pallate e anche i loro fratelli del Bodo Glimt hanno maltrattato l'Inter in Champions League. Un Bodo composto per nove undicesimi da ragazzi norvegesi, da un russo e un danese. Non è una barzelletta, è un modo intelligente di fare calcio.
Crediamo che il nostro campionato sia ancora uno dei più belli del mondo (non siamo per fortuna così presuntuosi da ritenerlo ancora il più bello) quando invece è noiosissimo. Così come sono soporifere tutte le trasmissioni che ne parlano e dove si discute sempre delle solite cose (VAR, rigori dati e non dati) e principalmente delle solite tre squadre (Juventus, Inter e Milan). Ci riferiamo chiaramente alle reti più importanti. Nel resto della penisola si scatena il rodeo della televisioni e radio private, ma anche qui il menù è sempre il solito: VAR, rigori ed espulsioni.
Gli ultimi risultati della Champions League sono un campanello d'allarme ancora più cupo di quello che suona da tempo con la Nazionale. Il Napoli eliminato in malo modo nella prima fase e la citata Inter, l'Atalanta e la Juventus, tutte sul precipizio di una prematura eliminazione. I bianconeri, poi, hanno subito un umiliante 5 a 2 in Turchia dal Galatasaray. Così come il Napoli era stato maltrattato nei mesi precedenti a Eindhoven dal PSV per 6 a 2.
I numeri non sbagliano mai e il calcio non sfugge a questa regola. Quando si subiscono valanghe di gol il malato è gravissimo. Ricordiamoci che l'Italia ha beccato sette gol nelle due partite contro la Norvegia. Non solo significa che difendiamo male, quello è scontato, ma vuol dire che gli altri corrono e noi camminiamo.
Il nostro calcio andrebbe riformato, anche nella sua narrazione. Non possiamo continuare con le solite categorie di pensiero del genere "abbiamo vinto quattro mondiali". Non possiamo continuare a credere che i calciatori norvegesi, danesi, svedesi o coreani, se vogliamo cambiare continente, siano peggio dei nostri. Il mondo è cambiato e di conseguenza è cambiato anche quello calcistico.
La curiosità, ma non casualità, è che si tratta solo di un problema riguardante il pallone. Le recenti Olimpiadi invernali ci dimostrano che sforniamo campioni in varie discipline, anche le più inaspettate e inusuali. Nel tennis siamo una super potenza. Nella pallavolo vinciamo campionati del mondo con le donne e con gli uomini. Nell'atletica non abbiamo mai avuto una squadra così completa come ora. I nostri giovani saltano, corrono, smashiano (si potrà dire), schiacciano, sciano, pattinano e prendono medaglie. Non è che molti di loro si sono stufati o annoiati di giocare a pallone?



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