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Pogba, Ziyech, El Ghazi e gli altri: l'appello (senza italiani) alla Uefa per escludere Israele

44 calciatori chiedono l'esclusione di Israele dalle competizioni europee. L'Italia resta a guardare: nessun azzurro, nessun tesserato della Serie A tra i firmatari. 

Lo sport è politica, lo abbiamo sempre detto. E lo sport deve prendere posizione. Per questo 44 atleti – 37 dei quali calciatori – hanno firmato un appello pubblico per chiedere alla UEFA l'esclusione immediata di Israele dalle competizioni europee. La motivazione è dura: finché Tel Aviv non rispetterà il diritto internazionale e non fermerà l'uccisione di civili a Gaza, il calcio europeo deve "fare la sua parte" e sospendere squadre e federazione israeliana.

Tra i firmatari spiccano nomi conosciuti come Paul Pogba, campione del mondo con la Francia, l'olandese Anwar El Ghazi e l'attaccante marocchino Hakim Ziyech, oggi al Galatasaray. Ci sono anche calciatori provenienti da Africa, Medio Oriente, Nord Europa, fino all'America Latina. Una lista ampia, eterogenea, che abbraccia più continenti e campionati. Ma ciò che colpisce, almeno guardando dalla prospettiva italiana, è l'assenza totale di firme "di casa nostra". Nessun italiano, nessun calciatore che milita in Serie A o Serie B ha aderito all'appello. E nemmeno tra i tesserati delle giovanili dei grandi club del nostro campionato compaiono adesioni.

Un vuoto che stride con la rilevanza internazionale della petizione. I promotori, come si legge nel post di Calcio e Rivoluzione, parlano apertamente di genocidio, citando una commissione ONU che imputa a Israele quattro dei cinque atti definiti dalla Convenzione del 1948. Un linguaggio forte e chiaro, che mette lo sport davanti a una scelta di coscienza: tacere o prendere posizione. La lettera insiste: "Lo sport non può restare in silenzio mentre atleti e civili, compresi bambini, vengono uccisi indiscriminatamente a Gaza". E ancora: "Il calcio non è mai stato neutrale: in passato, la comunità sportiva ha sospeso nazioni colpevoli di violazioni dei diritti umani. Restare in silenzio oggi significa accettare doppi standard".

Tra le motivazioni c'è anche un nome che tocca corde emotive: Suleiman al-Obeid, soprannominato il "Pelé palestinese". Un talento calcistico, amatissimo tra i giovani, apprezzato in tutto il paese. Un calciatore, un uomo. Uno dei tanti uccisi in questo massacro. Uno dei tanti uccisi dall'esercito israeliano mentre aspettava aiuti umanitari. "In vita, ha portato speranza attraverso lo sport; nella morte, è diventato un tragico monito del perché il mondo, e in particolare gli organismi sportivi, debbano agire", scrivono i firmatari.

Eppure, nonostante la forza dell'appello, l'Italia resta assente. Non solo come nazionale – che sarà anche impegnata il 14 ottobre proprio contro Israele – ma anche come sistema calcistico. Nessun giocatore della Serie A, uno dei campionati più seguiti d'Europa, ha deciso di sottoscrivere il documento. È un silenzio che pesa. Perché altrove si muovono campioni di caratura mondiale: Pogba, nonostante la squalifica per doping che ha interrotto la sua carriera alla Juventus, mette la firma. Ziyech, protagonista in Champions League, lo stesso. Ci sono egiziani, marocchini, turchi, irlandesi, ghanesi, pakistani, fino a calciatori semi-sconosciuti che militano in serie minori. Tutti uniti da un principio: chiedere che lo sport non resti spettatore.

La domanda sorge spontanea: perché nessun italiano ha scelto di esporsi? Paura di conseguenze politiche? Reticenza dei club? O semplice indifferenza? Difficile dirlo. Ma il dato resta: mentre altrove lo sport prova a farsi voce, da noi prevale il silenzio.

E così, questo appello internazionale fotografa due verità. La prima: esiste una parte del calcio che non vuole girarsi dall'altra parte, che considera lo sport un amplificatore di coscienza civile. La seconda: in Italia, almeno per ora, questo discorso non attecchisce. Nessun azzurro, nessun volto della Serie A, nessun calciatore del nostro calcio professionistico tra i firmatari.

Un'assenza che, più che una scelta, somiglia a un vuoto.

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