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Oggi si giocherà a Milano la finale del Campionato di calcio libico

All'Arena Civica di Milano si gioca la finale del campionato libico. Partite lontane dai riflettori, tra legami con il Piano Mattei, tensioni in campo e protagonisti discussi della politica nordafricana. 

Mentre il caso Almasri tiene ancora banco in Parlamento (e nelle corti di giustizia), oggi va in scena a Milano la finale del Campionato di calcio della Libia. Le partite si susseguono da giugno tra il "Mino Favini" di Meda, il "Breda" di Sesto San Giovanni e l'Arena Civica di Milano e fanno parte delle Final Six della Libyan Premier League 2024 2025. Partite quasi nascoste, senza nessuna diffusione in tv o sui social. Nel silenzio generale.

Il pubblico non c'è, sono pochissimi i giornalisti, qualche dirigente, una manciata di tifosi autorizzati. Un campionato top secret, che poi top secret non c'è. Si tratta della seconda edizione "italiana": lo scorso anno si era giocato tra Campania e Abruzzo, dopo che la delegazione libica aveva rifiutato stadi e alberghi toscani e laziali. Ma perché il campionato libico si sta giocando in Italia? Si tratta di un accordo che rientra nel Piano Mattei che il Governo Meloni ha siglato con il paese africano nel maggio 2024, quando venne siglato un patto alla presenza del Ministro dello Sport Andrea Abodi. Sul tavolo delle trattative c'era il calcio, ma non solo: anche energia e migranti.

Come si legge su L'Espresso, la Libia è il primo fornitore di greggio per l'Italia insieme all'Algeria, mentre per quanto riguarda i flussi migratori il paese è interlocutore privilegiato per contrastare le rotte mediterranee verso la Sicilia. Un contrasto che avviene con metodi controversi, messi in atto anche dalle truppe guidate da Almasri, arrestato a Milano, rilasciato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato. A dire la verità c'entra di nuovo il calcio anche nella vicenda dell'arresto del generale libico, che era in Italia, nel gennaio 2025, per vedere Juventus Milan e proprio nei pressi dello Juventus Stadium era stato arrestato dalla Digos. Era il 19 gennaio, il 21 era già in patria.

C'è poco di calcio, insomma, in queste partite di campionato libico. C'è poco anche perché alla cronaca finiscono soprattutto le tensioni in campo, come la sfida tra l'Al Ahli Tripoli e l'Al Ahly Benghazi, sospesa per 45 minuti per "indisciplina della panchine". Scontri e polemiche c'erano state anche lo scorso anno, quando arriva in Italia Saddam Haftar, presidente dell'Al Nasr Benghazi e figlio del generale che guida il territorio della Cirenaica Khalifa Haftar. La zona, per intenderci, in cui non venne fatto entrare a inizio luglio il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Lo scorso anno al figlio del leader libico era stato impedito l'accesso al campo durante le premiazioni. Alla cerimonia allo Stadio dei Marmi ci sarebbe stato Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, e si volevano evitare scatti compromettenti. Soluzione? Coppa e medaglie consegnate a un magazziniere e festa nel parcheggio.

Tra le società impegnate nelle fasi finali del campionato libico, inoltre, ci sono dirigenti e presidenti quanto meno controversi: da Abdel Ghani al Kikli, comandante di una delle milizie più forti della Libia, ucciso lo scorsso maggio, a Osama Tleesh, suo successore nell'Ovest della Libia. E' anche a loro che l'Italia ha aperto le porte non solo del calcio. Ma anche quelle della politica e della giustizia. 

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