Il ricordo di Rino Marchesi, tecnico elegante e mai sopra le righe, protagonista silenzioso di stagioni sfiorate tra panchina e campo, dal Napoli alla Juventus.
Se n'è andato Rino Marchesi, l'allenatore gentiluomo. Mai una polemica o una frase fuori posto. Troppo presto dimenticato, si dice spesso di molti, è vero, ma in questo caso è giusto sottolinearlo. O forse è stato proprio lui ad allontanarsi da un calcio che non riconosceva più.
Di Marchesi è giusto ricordare anche l'ottimo passato da mediano dai piedi educati e implacabile rigorista, con i migliori anni spesi tra Atalanta, Fiorentina e Lazio. Si tolse anche la soddisfazione di giocare due partite in Nazionale, in anni in cui già essere convocati in azzurro era un'impresa vista la qualità del nostro calcio. Da calciatore visse quello che poi si sarebbe ripetuto nella sua carriera in panchina: arrivare poco prima o poco dopo di un ciclo vincente, sfiorando sempre le vittorie. Giocò per sei stagioni nella Fiorentina più bella di sempre, quella di due scudetti, quattro secondi posti, una vittoria in Coppa delle Coppe, due coppe Italia e due finali perse di Coppa Campioni e Coppa delle Coppe nell'arco di dodici anni. Ma arrivò in mezzo ai due scudetti, sentendone solo il profumo, togliendosi però la soddisfazione di vincere due coppe Italia e una Coppa delle Coppe.
La storia si replicò da allenatore prima col Napoli e poi con la Juventus. Con i partenopei sfiorò un clamoroso scudetto (sarebbe stato il primo per i campani) in una squadra dove brillava la stella dell'olandese Krol, in una squadra a dire il vero non fortissima. Fu il primo allenatore di Maradona a Napoli ma annusò solo i successi che sarebbero arrivati in seguito con una squadra resa ancora più forte ma affidata a Ottavio Bianchi. Con la Juventus arrivò dopo i fasti della Juventus stellare di Platini, Boniek e dei campioni del mondo del 1982. Ma le pance ormai erano piene, il frigo svuotato e i campioni invecchiati. Le sue squadre giocavano un bel calcio, legato alla tradizione italiana ma anche propositivo. Brillò anche in provincia, soprattutto ad Avellino, nelle prime due stagioni in A degli irpini, e a Como, dove si conquistò la fiducia di Boniperti che gli affidò la panchina bianconera.
A Marchesi si deve, durante il suo periodo all'Inter, l'idea geniale di trasformare Salvatore Bagni da ala in mediano.
Ma vogliamo ricordarlo, soprattutto, nella sua straordinaria prima stagione a Napoli nel 1980/81. Quando Juliano, all'epoca direttore sportivo, ebbe l'idea di offrirgli la panchina degli azzurri e di prendere contemporaneamente il campione olandese Ruud Krol, che era andato a chiudere la carriera in Canada. Krol, invece, aveva ancora molto da dare ed insegnare. Marchesi costruì la squadra sulla straordinaria intelligenza dell'olandese, che fu al tempo stesso leader, libero e regista della squadra. Lo scudetto svanì a cinque giornate dalla fine, quando il Napoli, appaiato in testa alla classifica con Juventus (che poi vincerà lo scudetto) e Roma (era l'anno di Juventus-Roma con il gol annullato a Turone), rovinò tutto nella sfida casalinga contro il già retrocesso Perugia. Un clamoroso autogol di Ferrario cancellò i sogni di gloria. Marchesi è sempre arrivato a un passo dalla storia, ma dove ha giocato o allenato è entrato di diritto nella storia dei club con la sua signorilità e competenza.




Commenti (0)