Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

I Mondiali che non si giocano: Vozinha, Diomande e i 15 secondi di Kinshasa

Tra il portiere di Capo Verde che commuove il mondo, la lettera di Yan Diomande alla sorella scomparsa e il primo storico gol della Repubblica Democratica del Congo: le emozioni più autentiche del Mondiale arrivano lontano dal risultato. 

Non ho ancora visto un minuto di questi Mondiali. Non perché non mi interessino, sia chiaro, ma perché non riesco a stare dietro agli orari: vado a dormire troppo presto. Così dico in giro che li sto boicottando e forse bisognerebbe farlo davvero, perché i Mondiali di Infantino e Trump sono i Mondiali della repressione, del marketing, del profitto. Sono Mondiali lontani dalla gente, impossibili per i tifosi. Per questo le cose che più mi hanno emozionato, finora, non hanno niente a che fare con il campo (e per quelle del campo mi lascio guidare dai Lampi mondiali del nostro Giulio Giusti).

Mi ha emoziono Vozinha, ad esempio, di cui avrete già letto tutto. Per chi non lo avesse fatto, invece, riassumiamo così: Vozinha è il soprannome di Josimar José Évora Dias, portiere di Capo Verde. Lo chiamano "la nonnina" perché è cresciuti con i nonni e suona benissimo ora che con 40 anni è diventato il giocatore più anziano a esordire ai Mondiali. Nonostante questo, però, con le sue parate ha salvato la sua nazionale contro la Spagna, inchiodata sul pareggio. La sua storia ha fatto il giro del mondo soprattutto per le lacrime a fine partita. Piangeva perché sua madre non lo aveva visto giocare un Mondiale: il suo visto per entrare negli Stati Uniti non era stato rilasciato. Capo Verde, infatti, è nella lista del governo statunitense dei Paesi i cui cittadini devono versare una cauzione rimborsabile di 15.000 dollari, oltre al costo del visto. Stasera, nella partita contro l'Uruguay, la mamma invece ci sarà: la cauzione è stata eliminata per i possessori dei biglietti per i Mondiali (com'è umano, presidente Trump). Ma non è questo ad avermi emozionato. O almeno non solo. Per capire davvero la bellezza della storia di Vozinha, eroe mondiale senza volerlo, bastano le parole dell'Istituto Reis di Capo Verde, che ha dovuto giustificare così l'assenza di un tecnico di beach volley:

"Quest'anno, per motivi completamente al di fuori del controllo della direzione, del team tecnico e persino delle forze della natura... la grande Vozinha non sarà presente quest'estate per giocare a pallone all'Istituto Reis. Il motivo? Deve andare a risolvere un piccolo impegno chiamato Campionato del Mondo di Calcio. Abbiamo anche cercato di negoziare... ma sembra che, per ora, questo cosiddetto campionato mondiale sia più grande del nostro istituto".

Il post dell'Istituto Reis che annuncia l'assenza di Vozinha questa estate, causa Mondiali
El Loco Bielsa, non è mica un modello

Poi ci sono delle immagini ad avermi emozionato. Come quella del Loco Bielsa che, davanti alle macchine fotografiche della FIFA per la foto ufficiale, abbassa lo sguardo e non guarda l'obiettivo. "Non sono mica un modello", dice. Non è per imbarazzo, neanche per apparire. È la sua personale forma di protesta e, in fondo, per uno che chiamano il Pazzo, alla FIFA è andata bene così. 

Poi ci sono altri scatti, altri momenti, che nascono sul rettangolo verde ma poi germogliano altrove. Come le immagini dei giocatori della Germania e del Curaçao, uniti, insieme, a fine partita. Una partita terminata con un risultato che parla chiaro: 7-1 per i tedeschi. Un'umiliazione mondiale, una disfatta. Eppure eccoli lì, al centro del campo, a pregare, a ringraziare. Abbracciati, le maglie bianche tedesche si mescolano a quelle gialloblù caraibiche. C'è Jonathan Tah, difensore centrale del Bayern Monaco; ci sono cinque giocatori del Curaçao — Joshua Brenet, Jeremy Antonisse, Gervane Kastaneer, Jurien Gaari e Kenji Gorré — e c'è Felix Nmecha, centrocampista del Borussia Dortmund, autore di uno dei sette gol rifilati agli avversari. "Avversari in campo, ma prima di tutto fratelli", ha spiegato il calciatore, di origine nigeriana.

I giocatori della Germania e del Curaçao uniti in preghiera dopo la partita dei Mondiali

Gesti che fanno bene, parole che scaldano. Come quelle di Yan Diomande, stella del Lipsia e della Costa d'Avorio, che ha scritto una lettera su The Players' Tribune indirizzata alla sorella, scomparsa all'età di quindici anni. "Ti ricordi quando qualcuno mi comprò una maglia falsa dello United e io ci scrissi Ronaldo 7 sulla schiena con un pennarello nero? Ti ricordi quando, in una sola casa ad Abidjan, dormivamo in 25? [...] Io e gli altri ragazzi andavamo al villaggio a rubare patate perché avevamo così tanta fame. Organizzammo una 'rapina in banca': due bambini distraevano il negoziante e altri 18 scappavano con due patate. Non erano nemmeno buone. Ma avevano un sapore meraviglioso". La sorella, Roxane, è stata la prima persona a credere in lui. "Tu avevi 10 anni ed eri già la mia agente". Poi la tragedia: una festa, un drink in cui qualcuno aveva messo qualcosa, il malore, la morte. Aveva 15 anni. "Ho scritto questa lettera perché non riesco a parlarne. L'ho scritta perché voglio che tu sappia che farò in modo che tu continui a vivere. Farò in modo che tutti conoscano il tuo nome. Il mondo intero. Tutto quello che faccio su un campo da calcio, lo faccio per te".

Perché il calcio sa essere vita, sa essere rinascita. Chiedetelo a Yoane Wissa, attaccante del Newcastle e autore del primo storico gol in Coppa del Mondo della Repubblica Democratica del Congo, contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Un gol che non avrebbe potuto segnare, se le cose, nel luglio del 2021, fossero andate diversamente. Yoane è appena diventato papà, gioca in Francia, al Lorient, ma è pronto a fare il salto in Premier League. Una donna entra in casa, vuole rapire il bambino appena nato, getta dell'acido sul volto del calciatore, ma il rapimento non riesce. Yoane Wissa rischia di rimanere cieco, ma i medici gli salvano la vista. Ora eccolo, a segnare per il suo popolo. "Mi sono venuti in mente i milioni di congolesi in tutto il mondo - racconta nell'intervista rilasciata a Francesco Pietrella della Gazzetta dello Sport - i figli della diaspora dovuta alla guerra e ovviamente lo Zaire, i ragazzi del 1974".

L'attimo prima del paradiso, a Kinshasa, dove stanno seguendo Portogallo Congo, partita dei Mondiali di Calcio 2026

In realtà è un'altra cosa ad avermi emozionato del gol di Wissa. Sono le immagini che arrivano da un liceo di Kinshasa, capitale del Paese. L'inquadratura mostra una sala piena, i volti tesi, gli occhi incollati a uno schermo. I due ragazzi in prima fila sono distrutti: uno di loro ha la testa abbassata, si chiude sulle gambe, le braccia incrociate. Il primo tempo è praticamente finito, siamo al quarto minuto di recupero e il Congo sta perdendo.

Accanto a lui un altro ragazzo, gli occhi sempre su uno schermo, ma stavolta quello del cellulare. A un certo punto arriva una notifica. È successo qualcosa.

La diretta sul maxischermo è in ritardo di 15 secondi. Lo chiama, quasi non ci credono. Quindici secondi: la distanza tra un sogno letto su una notifica e la realtà vista in televisione. Esultano, ma hanno quasi paura a farlo. Intorno a loro non capiscono. Poi quei 15 secondi passano, il gol è gol davvero, esiste davvero, il Congo ha pareggiato. Ed è il primo della sua storia in un Mondiale.

Un gol che varrà molto più di 15 secondi: varrà per sempre. 

"Scommettiamo che...?": va in onda il campionato d...
Lampi mondiali #3 | Il Marocco fa sul serio
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://mail.il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...