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Mondiale 2034: tra diritti (negati) e sportwashing

Il Mondiale 2034 si giocherà in Arabia Saudita: tra violazioni dei diritti umani, abusi sul lavoro e il volto oscuro dello sportwashing 

Qualche mese fa avevo scritto un pezzo intitolato La Supercoppa italiana sporca di sangue per lamentarmi dell'ubicazione di quel torneo (perché tale è diventato, dopo l'introduzione di quattro squadre invece che due) nel Paese dei soldi, del denaro, della pena di morte, del "rinascimento" renziano. Non avrei mai immaginato di scrivere questo articolo, ma la notizia è stata confermata dalla FIFA: il Mondiale del 2034 si giocherà in Arabia Saudita.

Non è bastata l'esperienza in Qatar, tra i morti durante la costruzione degli stadi e leggi folli: lo sportwashing è tornato con un passo tutt'altro che felpato.

 I diritti dei lavoratori

Amnesty International, in un report del sei giugno di quest'anno, ha valutato gli eventuali rischi di un probabile (ora confermato) mondiale in Arabia. Secondo l'organizzazione internazionale, centinaia di migliaia di lavoratori saranno probabilmente necessari per la costruzione e la realizzazione del torneo, la maggior parte dei quali saranno probabilmente cittadini stranieri che già costituiscono la maggioranza della forza lavoro nel settore privato e che sono a serio rischio di abusi lavorativi. Il sistema della kafala, che lega legalmente lo status di immigrazione di un lavoratore migrante a un datore di lavoro o sponsor, lascia i lavoratori con poche possibilità di ricorso in caso di furto di salario, violenza o altri abusi. Nel Legacy Fund Plan Qatar 2022, la FIFA ha destinato 50 milioni di dollari a progetti di sviluppo definiti in modo vago, senza fornire dettagli concreti. Di questi soldi, non un solo dollaro sarà impiegato per risarcire le famiglie delle decine di migliaia di lavoratori migranti morti in circa dodici anni di lavori per la costruzione degli impianti. Se non ci saranno le dovute regolamentazione da parte del regno Saudita si rischia di ripetere lo stesso scenario dello scorso mondiale con migliaia di vite a rischio.

 I rischi per gli stranieri

Tra il 2010 e il 2021, il 39% delle persone giustiziate nel Regno erano cittadini stranieri, compresi individui condannati per reati non violenti, come quelli legati alla droga. Secondo Amnesty International, le persone condannate a morte sono state 172 nel 2023, provenienti da almeno 13 diversi paesi, tra cui sei donne. Pertanto, né i turisti né i migranti possono sentirsi sicuri di essere esenti dalle severe leggi del paese. Inoltre, non esistono tutele legali per le persone LGBTI che potrebbero andare a seguire la propria nazione durante il mondiale.

Non c'è libertà di stampa o di parola. Basta guardare il caso Jamal Khashoggi, giornalista arabo ucciso in Turchia. Secondo CIA e ONU, l'omicidio avrebbe avuto come mandante Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, principe saudita. Per farvi un altro esempio dello spietato sistema giudiziario dell'Arabia, Salma al-Shehab e Manahel al-Otaibi sono state sentenziate rispettivamente a 27 e 11 anni di prigione per le proprie attività su Twitter.

I Mondiali di calcio 2034, in Arabia Saudita. Fonte Foto: la Repubblica

 Volevo solo soldi

La domanda che qualcuno potrebbe farsi è sicuramente quella del perché si organizza un evento così importante come un mondiale in un paese simile, soprattutto dopo i disagi dello scorso. La risposta la sappiamo tutti: il Calcio gira, per forza di cose, intorno ai soldi. E quella araba è stata probabilmente l'offerta monetaria migliore. La FIFA, negli ultimi mesi, ha firmato un accordo di sponsorizzazione con Aramco, la compagnia saudita leader nel settore energetico e chimico, del valore di 350 milioni di dollari. Il contratto riguarda il supporto ai Mondiali maschili del 2026 e femminili del 2027. Questo ha scatenato diverse proteste, con cento calciatrici che hanno firmato una lettera di protesta dato che tale compagnia appartiene per circa il 98% all'Arabia, nazione che, come scritto in precedenza, reprime i diritti delle donne e LGBTI. Inoltre, la FIFA finanzierà il Mondiale per Club 2025 tramite sponsor, con DAZN che ha acquisito i diritti TV per 1 miliardo di dollari. Si sospetta che il fondo sovrano saudita PIF stia dietro l'operazione, influenzando indirettamente l'evento.

 Sportwashing, tutto il resto è noia

Per il regno Saudita, però, c'è molto di più in gioco. Come farsi, astutamente, apprezzare dal mondo se non tramite il calcio? Lo "sportswashing", ovvero la strategia adottata da stati o governi che utilizzano lo sport per modernizzare la propria immagine e distogliere l'attenzione dalle gravi violazioni dei diritti umani nel loro paese, è ormai una prassi consolidata. Lo abbiamo visto nelle scorse estati, a partire dal caso Ronaldo e dalle decine di giocatori emigrati nel campionato saudita che hanno portato guadagni stellari e ascolti senza precedenti oltre che migliorato nettamente l'immagine del paese. «Se lo "sportswashing" farà crescere il PIL dell'1%, continueremo a farlo», ha dichiarato il principe in una intervista. È assolutamente inaccettabile che la FIFA, in qualche modo, legittimi una pratica di questo genere.

Davvero vogliamo organizzare il mondiale in questo paese che non tiene conto dei diritti dell'essere umano? Davvero vogliamo creare una situazione simile a quella di QATAR 2022? A voi, e alla FIFA, le risposte. Risposte che dovrebbero chiarire come possano conciliare l'impegno dichiarato per i diritti umani con il sostegno a paesi che continuano a violarli. Risposte che dovrebbero spiegare come possano giustificare il coinvolgimento in pratiche di sportswashing che rischiano di compromettere ulteriormente l'integrità dello sport stesso.

Sitografia per approfondire:

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/06/global-fifa-must-protect-human-rights-by-securing-binding-safeguards-from-2030-and-2034-world-cup-bidders-new-report/

https://www.amnesty.it/la-fifa-assegna-i-mondiali-2034-allarabia-saudita-gravi-rischi-per-i-diritti-umani/

https://www.huffingtonpost.it/life/2024/12/11/news/la_fifa_saudita_petroldollari_e_sportwashing_stelle_di_un_mondiale_che_ha_poco_a_che_fare_col_calcio-17965132/

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