Dal caso Ciciretti a Portanova, Seck e Robinho: la violenza di genere nel calcio resta un problema irrisolto. Il sistema sportivo continua a minimizzare, ma servono misure più rigide.
Il mondo del calcio torna a fare i conti con la violenza di genere. Amato Ciciretti, ex promessa delle giovanili di Roma e Lazio, attualmente in forza al Latina in Serie C, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di stalking e lesioni nei confronti della sua ex fidanzata.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati, le minacce e le persecuzioni sarebbero iniziate nell'agosto 2022 e sarebbero proseguite fino a marzo 2023. Oltre a pedinare la donna in maniera ossessiva, arrivando a installare un dispositivo GPS nella sua auto, il calciatore l'avrebbe ricoperta di ingiurie e intimidazioni, fino a costringerla a vivere in un costante stato di paura. Nel settembre 2022, come si legge su Fanpage.it, dalle parole sarebbe passato ai fatti: si sarebbe recato a casa della ex compagna, pretendendo di controllare il contenuto del suo smartphone e, di fronte al suo rifiuto, l'avrebbe strattonata con violenza facendola cadere a terra. Le minacce rivolte alla vittima, stando agli atti, sono di una brutalità inquietante: "Sfregerò il tuo bel faccino, ti taglierò la gola, ti ucciderò se mi denunci". Frasi che si aggiungono a una lunga scia di violenza che coinvolge il mondo del calcio, un ambiente spesso restio a riconoscere le proprie ombre.
Dal caso Ciciretti a Portanova, Seck e Robinho: il lato oscuro del pallone
L'episodio che vede protagonista Amato Ciciretti non è un caso isolato. Negli ultimi anni, diversi calciatori sono stati coinvolti in vicende simili, mostrando come il problema della violenza di genere sia radicato anche nel mondo dello sport. Manolo Portanova, ex centrocampista del Genoa, è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa. Nonostante la gravissima accusa, il giocatore ha continuato a trovare spazio nel mondo del calcio, sintomo di una reticenza a prendere posizione netta su questi episodi.
Yusupha Seck, giovane talento del Torino, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale. Il suo caso si inserisce in un quadro allarmante, in cui giovani calciatori si sentono legittimati a comportamenti predatori grazie a un sistema che tende a minimizzare. L'episodio forse più eclatante è quello di Robinho, ex stella di Real Madrid e Milan, condannato in via definitiva a nove anni di carcere per una violenza sessuale di gruppo avvenuta nel 2013. Nonostante la sentenza, il Brasile ha finora evitato l'estradizione, permettendo al giocatore di restare a piede libero. L'elenco potrebbe continuare con altri casi simili, dimostrando come il problema della violenza sulle donne sia strutturale anche nel calcio. Un mondo che, troppo spesso, si dimostra indulgente con i suoi protagonisti, coprendo gli scandali e riabilitando rapidamente chi si macchia di reati gravissimi.
Di fronte a queste vicende, servirebbe una presa di posizione forte da parte delle istituzioni sportive, delle società e dei tifosi. Servirebbero misure efficaci per prevenire questi episodi e per garantire che chi si rende colpevole di atti di violenza non trovi più spazio in un sistema che dovrebbe essere esempio per i giovani.
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