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Il Diavolo a Roma per puntare al paradiso

Il turno infrasettimanale corrispondente alla decima giornata di Serie A ha saputo regalare ai tifosi tante emozioni contrastanti con le consuete passeggiate trionfali di Milan e Napoli, con il ritorno non scontato alla vittoria delle romane, dell'Inter e dell'Atalanta e con la caduta a sorpresa della Juve al 95esimo che ancora risuona imbarazzante e fragorosa all'Allianz Stadium. Ma nel campionato dove si gioca ogni 48-72 ore e dove ormai le partite sono ridotte a un intermezzo tra una lunga pausa per le nazionali e l'altra, finita una pagina, si fa presto a girarne un'altra. Nonostante sia molta l'attesa per Atalanta-Lazio, gara di apertura dell'undicesimo turno di A e partita fondamentale per l'assalto alla zona Champions, il vero big match della giornata rimane Roma-Milan all'Olimpico. Perché in questi 90 minuti fatali le ambizioni scudetto dei rossoneri si andranno ad incrociare con gli strenui tentativi dei giallorossi di rimanere aggrappati al quarto posto. Proprio la squadra di Mourinho arriva a questo appuntamento in modo sostanzialmente in linea con le sue ambizioni stagionali, nonostante l'inatteso scossone europeo con il Bodo Glimt in Norvegia e qualche nervosismo di troppo di un mister impaziente di avere 3 o 4 rinforzi forse già da gennaio con conseguente immediata collocazione in tribuna di mezza squadra. Un club quello giallorosso pieno di problemi con una mancanza di equilibrio in un gioco sbilanciato troppo in avanti, pochissime riserve, una difesa incerta e un centrocampo da mettersi le mani nei capelli. Eppure la Roma tutto questo lo ignora e per ora si gode i suoi 19 punti anche col rimpianto di aver sbagliato eccessive occasioni da gol in certe gare e di aver concesso immeritatamente qualche risultato positivo di troppo alle sue rivali. Proprio nella agognata quarta posizione faticosamente conquistata i giallorossi si trovano a -2 dall'Inter campione d'Italia e terza in classifica con un solo punto di vantaggio sull'Atalanta, con 2 sulla Lazio e con 4 addirittura sulla Juve. E, se è pur vero che la vittoria negli scontri diretti manca da un po' di tempo in serie A, l'assenza per ora di particolari infortuni, la grinta dei primi 11 titolari, la personalità, le prestazioni e l'orgoglio mostrati in campo dalla squadra capitolina nelle gare più difficili affrontate finora (come quelle con Lazio, Juve e Napoli) fanno ben sperare sulla capacità dei romanisti di rimanere competitivi sul lungo periodo per la zona Champions. 

Ma l'ostacolo diventa ora immenso da superare. Di nuovo all'Olimpico arriva la squadra capolista del campionato. Stavolta non parliamo del Napoli però, ma del Milan. Non perché quest'ultima squadra abbia spodestato la prima, ma perché in testa alla classifica ora di club ce ne sono 2: partenopei e rossoneri si sfidano a distanza in una sorta di riedizione dei loro duelli di fine anni 80. I numeri del Milan fanno paura: 28 punti messi in cascina su 30 disponibili in 10 giornate di campionato, frutto di 9 vittorie e un pareggio; squadra ancora imbattuta in campionato (unica assieme al Napoli); seconda migliora difesa del campionato con 9 gol al passivo dietro solo al record europeo rappresentato dai partenopei a quota 3; secondo miglior attacco della serie A con 23 gol fatti (2,3 realizzazioni di media a partita) dopo i 26 interisti; inoltre, secondo il sito della Lega calcio, il Milan può diventare la terza squadra nella storia della Serie A ad incamerare 15 successi in trasferta in un singolo anno solare dopo il Napoli nel 2017 (18) e la Juve nel 2018 (15). 

Per non dimenticare che, limitandoci alle sfide tra il Diavolo e i giallorossi, la Roma rappresenta la squadra più battuta di sempre in campionato da parte dei rossoneri: 76 vittorie del Diavolo in 172 confronti a dispetto dei 45 successi capitolini. I pareggi sono invece 51. La squadra di Pioli è dunque per quella di Mourinho una vera e propria montagna da scalare. Una sfida quasi impossibile. Perché, nonostante i numerosi infortuni che hanno bersagliato e bersagliano ancora il Milan, la società meneghina finora è sempre riuscita a mettere in campo una formazione ultracompetitiva e lo farà anche stavolta tralaltro al netto dei rientri dal primo minuto del redivivo Brahim Diaz, ma anche di Teo Hernandez, Ibra e Kjaer. La rinuncia a Maignan, Messias, Florenzi e Rebic non piegherà assolutamente una squadra piena di soluzioni e con abbondanza di alternative. Un club che è costruito ormai a immagine e somiglianza del suo allenatore. Un mister in grado di dare un gioco magnifico alla sua squadra nonché capace di fare crescere pian piano una batteria di giovani scalpitanti inseriti in un mix perfetto affianco ai giocatori più esperti.


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