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Un lampo illumina Monaco

Dopato, finito, morto. Per una bella fetta di stampa internazionale Marcell Jacobs avrebbe fallito. E invece agli Europei di Monaco di Baviera è ancora un trionfo per l'atleta italiano. 

Dopo i Mondiali di Eugene qualcuno, soprattutto dell'estero, aveva già iniziato a celebrare i funerali di Jacobs. Proprio a loro si è rivolto Marcell dopo la splendida vittoria nei metri agli Europei di Monaco di Baviera dedicandogli, in modo polemico, il trionfo. Ancora più gusto il nostro velocista deve averlo provato dopo aver dato un'altra lezione ai colleghi e rivali inglesi Hughes e Azu. Proprio la stampa britannica aveva attaccato Marcell dandogli prima del dopato, nelle ore seguenti il trionfo olimpico, e poi del finito, dopo i recenti Mondiali statunitensi. 

Il nostro campione non aveva bisogno di rinascere semplicemente perché non è mai stato sportivamente morto. Quello che molti non capiscono e che i velocisti sono macchine particolari e per funzionare al meglio devono avere il motore efficiente al 100%, anche se Jacobs è riuscito a vincere nonostante una piccola contrattura che non gli ha permesso di siglare un tempo migliore del pur ottimo 9" e 95. Per stessa ammissione del campione e del suo allenatore Camossi le sue gambe potrebbero attaccare la prossima stagione il fantascientifico 9" e 58 con cui il giamaicano Bolt portò la specialità nel futuro.

In molti hanno anche urlato che Jacobs è nella storia (perché non bastava già il titolo olimpico?) per essere entrato nel ristrettissimo club di coloro che hanno fatto l'accoppiata di ori tra la competizione a cinque cerchi e il campionato del vecchio continente. In questa esclusiva comitiva, Jacobs ha trovato campionissimi come il tedesco Armin Hary, il russo, pardon ucraino, Valery Borzov e l'inglese Linford Christie. Dispiace piuttosto che la cattiva condizione di salute di Jacobs ai Mondiali americani non gli abbia permesso di puntare a un tris storico, unendo agli ori di Tokyo e Monaco anche quello di Eugene.

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Mondiali di atletica, il bilancio dell'Italia tra i litigi di Tamberi e l'oro di Stano - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Ripetere l'exploit di Tokyo era difficile, così la nostra Italia chiude i Mondiali di atletica di Eugene al 19esimo posto nel medagliere. Facciamo un bilancio tra delusioni, sorprese e nuovi obiettivi. 

 Jacobs come Mennea

Ci piace ricordare che Jacobs è il secondo italiano a vincere la specialità regina della competizione continentale ben 44 anni dopo Pietro Mennea che trionfò a Praga nel 1978. Il nome del velocista pugliese scatena inevitabilmente un giochino tra gli appassionati: chi è stato il miglior velocista italiano di sempre? Mennea, Jacobs o Berruti che vinse i 200 metri nel 1960 a Roma? E' difficile dare risposta a questo quesito, godiamoci, piuttosto, l'attuale Jacobs, che ancora tantissimo può dare alla nostra atletica e che rappresenta, insieme a Tamberi, il simbolo della rinascita di questo sport in ombra per anni. La vittoria del nostro velocista fa ben sperare per la 4x100 che così tanto aveva deluso qualche settimana fa ai Mondiali americani. La ritrovata forma di Jacobs, Tortu che viene annunciato in condizioni scintillanti, e l'ottimo Ali, anche lui finalista dei 100 metri dove ha trionfato Marcell, dovrebbero consentire alla nostra staffetta di competere al meglio con gli inglesi, desiderosi di prendersi una rivincita dopo le Olimpiadi di Tokyo.

Ma la mente di Jacobs, probabilmente, va oltre la pur importante staffetta. Tra un anno esatto Budapest ospiterà i prossimi Mondiali d'atletica leggera e per l'occasione sarà inaugurato un nuovo stadio, dove Marcell darà l'attacco alla medaglia che manca alla sua prestigiosa collezione. 

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