L'amicizia con Maradona, il tifo per il San Lorenzo ma soprattutto lo sport come strumento di pace e di incontro. Il calcio secondo Papa Francesco.
Nel museo della Fifa, a Zurigo, c'è una sola maglia che viene dal calcio sudamericano. È quella rosso blu del San Lorenzo e a indossarla è stata un personaggio d'eccezione. È la maglia di Papa Francesco, la maglia che nel 2013 il pontefice indossò in Vaticano a pochi giorni dalla sua elezione.
E oggi che Jorge Bergoglio ci ha lasciati proviamo a fare un riassunto del suo pontificato, durato 12 anni e 39 giorni, dalla nostra prospettiva: quella del calcio. Una prospettiva che vede nel calcio uno strumento di pace, di inclusione, di amicizia. Uno sport che può "far bene alla testa e al cuore" per usare le sue parole. "Il gioco più bello del mondo" disse una volta Papa Francesco. E siamo d'accordo con lui. Non solo su questo.
Il tifo per il San Lorenzo e l'amichevole con Totti
"Ni Boca ni River". Scrive così oggi il sito di AS, che ripercorre l'amore tra Jorge Bergoglio e il San Lorenzo partendo dall'infanzia del papa: "Per me il San Lorenzo era la squadra di famiglia . Mio padre giocava a basket. Da bambini anche mia madre veniva con noi al Gasómetro. Ricordo la squadra del 46, il San Lorenzo era una squadra brillante".
Un amore mai nascosto, un amore tornato alla ribalta quando, nel 2016, Roma e San Lorenzo si sfidarono, in onore proprio di Papa Francesco, in un incontro amichevole allo Stadio Olimpico. Lo scopo? Raccogliere fondi per il terremoto di Amatrice, che portò 292 vittime. Tra i protagonisti di quella amichevole ci fu Francesco Totti, all'inizio della sua ultima stagione da calciatore.
L'amicizia tra Francesco e Maradona
"Papa Francesco è molto più di Maradona. È lui il vero fuoriclasse". Così parlò il Pibe de Oro in occasione di un incontro con il Pontefice. Un'amicizia vera, un rapporto di stima in cui non mancarono anche osservazioni critiche da parte di Bergoglio, che parlava del fuoriclasse come di un "campione e ha regalato gioia a milioni di persone, in Argentina come a Napoli" ma anche come di "uomo molto fragile", "scivolato con la corte di quelli che lo lodavano e non lo aiutavano".
Il calcio per Papa Francesco: felicità e amicizia
Ma il rapporto tra calcio e Papa Francesco viene fuori bene anche dall'evento "Il calcio che amiamo", organizzato dalla Gazzetta dello Sport nel 2019. "Dietro a una palla che rotola c'è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni. In un'attività sportiva non sono coinvolti solo i muscoli, ma l'intera attività di un ragazzo. Lo sport è una grande occasione per imparare a dare il meglio di sé, con sacrificio e impegno. Ma soprattutto non da soli. Non da soli. Viviamo in un tempo in cui è facile isolarsi, creare legami virtuali, con tante persone ma a distanza. Il bello di giocare con un pallone è poterlo fare ad altri. Il pallone diventa un mezzo per invitare le persone reali, a condividere un'amicizia. Il calcio è un gioco di squadra, non ci si può divertire da soli. E se è vissuto così, può davvero far bene alla testa e al cuore in una società che esaspera il soggettivismo, quasi come un principio assoluto".
Amicizia, gioco di squadra, lotta all'individualismo, ricerca della felicità. Un discorso fatto soprattutto per i piccoli calciatori e le piccole calciatrici. E quindi l'appello di Papa Francesco è anche per i genitori: "La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare. Giocare rende felici. Semplicemente perché... piace. Giocare al calcio piace. Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione. Cari genitori, vi esorto a trasmettere ai vostri figli questa mentalità e ad aiutarli a capire che la panchina non è un'umiliazione, ma un'opportunità di crescere. E di dare sempre il massimo: perché al di là della partita, c'è la vita che li aspetta".
Lo sport e il calcio come strumento di pace
Altre parole importanti furono quelle pronunciate nel 2014 in occasione della partita interreligiosa per la pace. "Possa l'incontro calcistico di questa sera ravvivare in quanti vi prenderanno parte la consapevolezza della necessità di impegnarsi perché lo sport contribuisca a recare un valido e fecondo apporto alla pacifica coesistenza di tutti i popoli, escludendo ogni discriminazione di razza, di lingua, e di religione. Voi sapete che discriminare può essere sinonimo di disprezzare. La discriminazione è un disprezzo, e voi con questa partita di oggi, direte "no" a ogni discriminazione. Le religioni, in particolare, sono chiamate a farsi veicolo di pace e mai di odio, perché in nome di Dio bisogna portare sempre e solo l'amore. Religione e sport, intesi in questo modo autentico, possono collaborare e offrire a tutta la società dei segni eloquenti di quella nuova era in cui i popoli "non alzeranno più la spada l'uno contro l'altro".
La religione come lo sport, come il calcio. Strumenti di pace e mai di odio. Strumenti di incontro e non di scontro. E in un presente dominato dalla violenza, dall'odio, dalla guerra, nel mondo e dentro gli stadi, le parole di Papa Francesco mancheranno ancora di più.






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