Le inchieste di Stories di Cecilia Sala e L'Ultimo Uomo rivelano i legami tra Mansour bin Zayed Al-Nahyan, proprietario del Manchester City e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, e le milizie responsabili delle stragi in Sudan.
C'è un filo rosso – anzi, color sangue – che collega gli spalti dell'Etihad Stadium di Manchester alle distese devastate del Darfur. A tracciarlo sono due inchieste: una del podcast Stories di Cecilia Sala e l'altra di Valerio Moggia per L'Ultimo Uomo. Entrambe puntano il dito contro lo sceicco Mansour bin Zayed Al-Nahyan, proprietario del Manchester City, vicepresidente e vice primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, accusato di finanziare indirettamente le milizie responsabili di massacri e stupri di massa in Sudan.
Nel podcast di Stories, Cecilia Sala ricostruisce il profilo dello "sceicco Gatsby", come lo chiamano i suoi amici americani: un miliardario che possiede yacht da 150 metri, cavalli da corsa e club calcistici in tutto il mondo, dal Manchester City al Palermo. Ma dietro l'immagine patinata del magnate del calcio, emerge un'altra faccia: quella dell'uomo che, per conto del fratello Mohammed bin Zayed – leader degli Emirati – "spedisce armi spacciandole per aiuti umanitari alle forze di supporto rapido che massacrano la minoranza nera in Sudan".
Secondo il Forum dei giornalisti del Darfur, queste milizie, note come RSF, Rapid Support Forces, hanno invaso la città di Al-Fasher, dando il via a stupri di giornaliste e a un massacro di civili. I corpi ammassati nel cortile dell'ospedale di maternità sono visibili persino dalle immagini satellitari e l'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di "460 morti in un solo giorno". Sala ricorda che "armi europee e americane vendute legalmente agli Emirati" sono poi comparse in Sudan "impugnate dai miliziani delle RSF", e che persino una missione umanitaria emiratina al confine con il Ciad "si è rivelata un travestimento per trasportare fucili e droni".
Il quadro delineato da Valerio Moggia su L'Ultimo Uomo conferma e approfondisce la questione. L'autore sottolinea come la guerra civile in Sudan, iniziata due anni e mezzo fa, abbia "trascinato il Paese nel baratro" e come dietro l'escalation ci siano "gli interessi economici e politici di Abu Dhabi". Le RSF, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, sono una milizia di origine araba con un'agenda suprematista contro la popolazione nera sub-sahariana: una prosecuzione diretta del genocidio del Darfur. Moggia evidenzia che gli Emirati, sfruttando missioni umanitarie e ospedali di facciata, hanno continuato a fornire droni e armi alle RSF, in parte acquistate dal Regno Unito, "terzo esportatore mondiale di armamenti verso Abu Dhabi nel 2024". Armi che poi finiscono nelle mani dei paramilitari, in un intreccio che lega il commercio europeo alla violenza africana. L'interesse di Mansour per il Sudan, spiega Moggia, non è solo militare ma anche economico: riguarda il controllo dei porti sul Mar Rosso e, soprattutto, dell'oro. "Dubai è il principale hub mondiale di raffinamento e commercio di oro, gran parte del quale arriva proprio dal Sudan", un business da 47 miliardi di dollari che alimenta le aziende statali emiratine e, indirettamente, "finanzia il Manchester City e il City Football Group".
Mentre i satelliti mostrano le strade di El-Fasher tinte di rosso, fuori dall'Etihad Stadium di Manchester iniziano a comparire i primi cartelli di protesta: "Stop funding genocide", "City of blood". La reputazione del club campione d'Inghilterra rischia di essere travolta non solo dalle indagini sul Fair Play Finanziario, ma da un'accusa ben più grave: quella di rappresentare il volto sportivo di un regime che usa il calcio come copertura per il proprio soft power e, secondo le inchieste citate, come canale indiretto per finanziare la guerra.
Dai campi verdi della Premier League ai deserti insanguinati del Darfur, l'immagine del Manchester City si intreccia così a una rete globale di potere, ricchezza e violenza. Un intreccio che costringe a chiedersi se dietro i trofei scintillanti non si nasconda, ancora una volta, il prezzo oscuro del potere.



Commenti (0)