Elogio del romanocentrismo, meglio di certi diktat dalla terra di Sant'Ambrogio.
Premessa delle puntate precedenti: il commissario tecnico migliore per la Nazionale Italiana a nostro modesto parere si chiama (chiamava…) Andrea Pirlo. Detto questo e superata la fase del purismo e del moralismo, Giovanni Malagò ha presentato il nuovo commissario tecnico Roberto Mancini e il nuovo presidente del club Italia e direttore tecnico Claudio Ranieri. Ma nonostante abbiano ottenuto la testa di Andrea Pirlo taluni giornaloni non sono ancora soddisfatti e ora nel mirino è finita la Federcalcio romanocentrica, il circolo Aniene che detta la linea e così via. Dunque, ricapitoliamo. All'inizio della storia dell'estate, Andrea Pirlo non andava bene, non è esperto, non ha vinto nulla, abbiamo Roberto Mancini e Antonio Conte "in libertà" perché affidarsi a chi non ha il curriculum? Poi, super piroetta di Giovanni Malagò che ha colto al volo "l'assist della questione russa" di Andrea Pirlo, per rallentare fino a frenare l'ingaggio del "Maestro", decisione costata non poco, visto che è stata la diretta conseguenza dell'addio dopo pochi giorni di Paolo Maldini e Leonardo ai quali erano state affidate le chiavi del rilancio dell'Italia e del calcio nazionale. A questo punto il ritorno in scena di Roberto Mancini, blitz, consiglio federale, contratto, conferenza stampa, fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani.
E, invece no. Nonostante i giornaloni per impallinare Pirlo avanzavano in continuazione le candidature a sedere sulla panchina azzurra di Mancini e Conte, poi quando "hanno avuto giustizia", con l'arrivo di Roberto Mancini, è iniziato il nuovo tiro al piccione. Roberto Mancini ha chiesto scusa ma non basta, Roberto Mancini nuovo commissario tecnico perché è amico di Giovanni Malagò, Roberto Mancini simbolo che bisogna avere la tessera del Circolo Aniene in tasca per contare nel calcio oggi, Roberto Mancini coinvolto anche in un investimento sbagliato di una società immobiliare risultata poi fallita. Ci aspettiamo nelle prossime ore Roberto Mancini responsabile della crisi Usa-Iran, Roberto Mancini colpevole dell'afa insopportabile e quasi pericolosa di questa estate 2026, Roberto Mancini presente sul luogo degli efferati delitti che appassionano una parte (ahinoi) degli italiani. I giornaloni arrivano a descrivere una Lega di Serie A sul piede di guerra, che ha sfiduciato Giovanni Malagò, reo di aver assunto Roberto Mancini e non Antonio Conte e che, chissà, ora gli faranno mancare la terra (la sedia) sotto i piedi (le terga). Ma si può fare un quesito cari giornaloni? Perché "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina" (o ci "si azzecca"), frase che attribuiamo tutti a Giulio Andreotti anche se in realtà pare che il "Divo" l'avesse presa a prestito da un cardinale che a sua volta l'aveva ascoltata da un Papa (Pio XI). E, dunque, è un caso (a proposito di Giulio Andreotti, ripetiamo l'espressione di uno dei migliori quadri di quel film, quando il Divo ed Eugenio Scalfari sono a confronto) se la Lega di serie A ha tra i suoi mattatori e massimi sostenitori di Antonio Conte il presidente di una società di calcio che nella vita professionale fa l'editore? È un caso che lo stesso edita i giornaloni che più degli altri hanno sostenuto la necessità di Antonio Conte sulla panchina della nazionale e dopo aver impallinato Andrea Pirlo, entrato papa e uscito cardinale dal conclave azzurro, continuano a bersagliare Roberto Mancini anche se ormai la fumata bianca (azzurra) è uscita alta in cielo, rapida ed efficace, a chiudere la vicenda, per concentrarci, ora, sui prossimi ed imminenti impegni di Nations League?
È un caso che da membro della Lega di serie A sollecitava progetti immediati per la Nazionale bocciando la visione di una programmazione pluriennale per ricostruire il calcio italiano, colui che nelle vesti di presidente di una storica, importante, rispettosissima società di calcio, con numerosi trofei in bacheca, sta ancora facendo attendere i suoi tifosi per il ritorno alla gloria che fu, nonostante di anni ne siano trascorsi un bel po'? Eppure, i giornaloni anno dopo anno raccontano di tale squadra che quest'anno farà faville, l'anno è giusto per vedere l'Europa, sarà questa la stagione del rilancio, tifosi che tornano a frotte ad abbonarsi perché il prossimo campionato sarà ricco di soddisfazioni e così via…Suvvia, cari giornaloni di siffatta importanza, per carità, ognuno ha il suo editore, e siamo tutti uomini di mondo, però…"anche meno", infelice espressione di un italiano moderno che tanto piace oggi. Andrea Pirlo non aveva il pedigree, poi è giunto come il delitto perfetto, la "questione russa" e va bene, in fondo ci ha consentito di scoprire che Paolo Maldini e Leonardo avrebbero fatto, probabilmente, aut aut in ogni momento di confronto e condivisione, e quindi forse meglio non iniziare un matrimonio se soltanto non si è d'accordo nella scelta del gusto dei confetti da accompagnare alle bomboniere e per questo si minaccia già il divorzio. Però, vivaddio, è arrivato Roberto Mancini, che è stato usato nei titoloni dei giornaloni come una clava per abbattere Pirlo, come si può ora a sua volta gettare il semino della discordia, del malumore della Lega con la Federcalcio, della sfiducia, in una parola sola, o Antonio Conte o nessuno va bene, per la serie, giusto per rimanere in tema calcistico, o si fanno le mie regole, oppure mi porto via il pallone e non si gioca più?
Ma, basta, cari giornaloni, andate avanti. Eravamo anche noi nella categoria "Mancini no", convinti sostenitori di Andrea Pirlo, e ben poco favorevoli al ritorno del figliol prodigo dalle terre saudite. Ma, poi, è andata come è andata, e, comunque a Roberto Mancini riconosciamo di aver accettato per amore dell'Italia e per dimostrare la voglia di farlo non per soldi, un compenso al di sotto del suo valore di mercato, e riconosciamo, anche, di aver sottoscritto un accordo a quattro anni, all'insegna, insomma, della fedeltà e del programma a lunga durata. E poi, probabilmente, anche se non avremo la controprova, Claudio Ranieri presidente del club Italia e direttore tecnico, regalo molto ma molto gradito, lo dobbiamo a Mancini in panchina, perché forse con Antonio Conte non ci sarebbe stato. E, in fondo, il Mancio ci ha anche piacevolmente sorpreso, nelle sue intenzioni di puntare senza se e senza ma sui giovani, sul ritorno a quella passione per il calcio fatta di fantasia, di purissima anarchia in campo, perché in fondo il calcio deve essere assolutamente anche questo, magia, colpo di genio, estro. Si deve vincere per carità, la storia si fa con le coppe e le vittorie, inutile giocare bene e poi costringere i nostri dodicenni a non aver mai visto l'Italia ad un mondiale, d'accordo, ma la bellezza delle cose, e quindi anche del gioco del calcio è necessaria. In fondo sfogliando "L'idiota" (che non è la biografia del sottoscritto, tranquilli…), ineguagliabile romanzo di Dostoevskij, possiamo rubarcela la frase simbolo, "La bellezza salverà il mondo". Ma sì, prendiamoci questa licenza, noi che non siamo giornaloni, noi, liberi di scrivere e pensare, che, in fondo, se rinunciare ad Andrea Pirlo, significava Roberto Mancini ma anche quell'immenso galantuomo, e straordinario uomo di sport e di vita, di successi e di cuore, che è Claudio Ranieri, tutto sommato, meglio così.
Se, poi, come sembra, potrebbe arrivare a dare manforte in Nazionale addirittura Bruno Conti, a rappresentare l'Italia di oggi ma anche a far capire ai giovani come dovrà essere l'Italia di domani, ne valeva ancor di più la pena, e chissenefrega se diventerà ancora più romanocentrica. Dobbiamo diventare anche noi romanocentrici, e magari con tessera circolo Aniene? Se Parigi val bene una Messa, una Nazionale dove si potrebbe vincere e comunque si tornerà a insegnare valori e calcio fantasia, val bene l'affiliazione alla Capitale…



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