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Montagne russe

Marco Parolo, novello commentatore per Dazn, dopo il derby ha paragonato Felipe Anderson a un albero di Natale, quando si accende illumina tutti col suo talento, ma poi si spegne e lascia tutti nella tristezza. Ecco il paragone calza a pennello con la situazione attuale della Lazio: una squadra che quando riesce a fare propri i dettami tattici di mister Sarri incanta e si fa grande, checché ne dica Mourinho, ma quando si spegne, non si limita a staccare la spina, stacca tutto il quadro elettrico.

La partita col Bologna ha reso evidenti i limiti di una squadra che non riesce ancora a superare la fase di transizione dal 3-5-2 di Simone al 4-3-3 di Maurizio. Sta nascendo una Lazio complicata che funziona a meraviglia quando tutti i suoi componenti si incastrano alla perfezione, ma poi basta l'assenza di una pedina a rompere il giocattolo. Muriqi fa quel che può ma dopo un anno di Lazio non è ancora stato capace di fare ciò per cui era stato preso, cioè trasformarsi in Ciro all'occorrenza, giunti a questo punto è ormai evidente che per lui è una missione impossibile. Immobile è il perno delle azioni offensive della Lazio, è colui che detta il passaggio, che costruisce e che finalizza, fa un lavoro insostituibile; i laziali questo lo sanno e per questo ogni volta che gioca in nazionale si trovano a scontrarsi contro i vari c.t. improvvisati che lo criticano senza conoscerlo.

Nonostante tutto, Sarri dopo la partita ha detto che non sarebbe bastato neanche Immobile oggi, perché la squadra è arrivata spenta, senza energie, non è stata in grado di gestire l'euforia del derby. Dovrà lavorare su questo, dovrà cercare un equilibrio di gioco e risultati che fin qui è mancato, dovrà risolvere un problema atavico della squadra, che ha sempre avuto questi momenti di blackout totale, anche prima di Inzaghi. Dopo cinque anni di lavoro Inzaghi era riuscito a limitarli ma non a eliminarli, ora sta a Sarri farli sparire. Dovrà lavorare mentalmente prima che tatticamente. Dovrà trasformare le montagne russe in una ruota panoramica perché con le montagne russe ti diverti, ma ti puoi fare anche male.

Di questa settimana laziale, quindi, resterà la gioia immensa di un derby vinto, giocato e sentito come non si faceva da tempo, una prestazione rotonda in Europa dove finalmente sembrava che la squadra avesse fatte sue le idee tattiche sarriane ma anche una partita che è un passo indietro rispetto al lavoro fatto. La sosta arriva nel momento più opportuno per riorganizzare le idee e lavorare affinché Bologna resti una parentesi tonda e non diventi quadra. Buon lavoro Mister.

Lazio-Inter, guai a chi sbaglia
 

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