"Chiedo rispetto del ruolo e di ciò che sto facendo", il patron della Lazio non è simbolo di consenso unanime, ma almeno porta avanti la tradizione italiana.
Difetti tanti, Lotito Claudio, imprenditore, Senatore della Repubblica, presidente della Società Sportiva Lazio dal 2004. Ma con audacia e coraggio, nonostante i malumori dei suoi tifosi siano più attuali che mai, forse è il momento di farne anche un elogio. "La Lazio non è in vendita, tutto quello che viene detto sono falsità. La Lazio deve essere libera dalla dipendenza di tutti. Basta con queste storie. Io non ho chiesto aiuto esterno, chiedo solo il rispetto del ruolo e di quello che uno sta facendo". Le dichiarazioni, calde, appassionate, come il personaggio sono "fresche di stampa" e arrivano dalla presentazione del progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio avvenuta in questa settimana. "Una doppia struttura da cinquantamila posti, come due stadi sovrapposti ma distinti: la base storica in cemento progettata da Nervi e sopra un nuovo cappello, leggero e sospeso".
Claudio Lotito, più di vent'anni alla guida della società biancoceleste, tutto sommato un record. L'imprenditore è self made man, e da presidente fa il mercato, la formazione, i commenti post-partita, il professore di latino con i suoi imbattibili adagi ma anche l'uomo comunicazione, capace, spesso e volentieri, di lanciare la dichiarazione giusta per conquistarsi un virgolettato sui giornali con buona pace di chi vorrebbe contestarlo a dovere. E se, come in queste ore riesce a sfornare frasi come "la Lazio deve essere immortale, va tramandata nei secoli, io sono il gestore di un patrimonio di sentimenti da tramandare", signori cari, mettiamo le antipatie in stand by, e riconosciamo a Sor Claudio di riuscire a catalizzare l'attenzione e spostarla dove lui ritiene opportuno.
Troppo generoso con chi fa la squadra al risparmio? Poco severo con chi fa braccio di ferro con i calciatori su rinnovi contrattuali e aumenti di stipendio? Sì ma…Ma scusate tutto sommato dietro e davanti la Lazio troviamo il suo faccione, la sua parlata romana, i suoi saggi latinismi, le sue risposte spesso colorite, qualche volta anche giuste. In fondo se uno altrettanto verace, dal carattere altrettanto fumantino, dalla inimitabile verve toscana come, Maurizio Sarri, ha accettato di ritornare ad essere il suo allenatore, con tutto quello che ha passato e continua a passare, forse si tratta quantomeno di un presidente di calcio con il quale discutere, litigare, alzare la voce, ma, come avveniva un tempo, anche poi di stringersi la mano e andare avanti. Claudio Lotito è un puzzle, un mix di personaggi.
Il presidente del Borgorosso Football Club
A volte sembra un po' Benito Fornaciari, quel funzionario del Vaticano, grande appassionato di filatelia, che eredita il Borgorosso Football Club. E per chi non è cinefilo, stiamo parlando di Alberto Sordi nel ruolo di presidente di una squadra di calcio nel paese romagnolo di Borgorosso che dopo un iniziale disinteresse per il mondo del football, ne fa poi ragione di vita. Acquista personalmente giocatori (spesso scarsi), ingaggia un allenatore italo-peruviano, José Buonservizi, detto lo Stregone, si mette contro un intero paese, siede lui in panchina, fa lui la formazione, insomma si fa carico di un patrimonio calcistico, mettendoci la faccia, il cuore, i suoi tanti errori, ma con la sincerità che contraddistingue il suo personaggio nel film. E speriamo che nel paradiso dove sicuramente è comodamente seduto Albertone Sordi non ci stia maledicendo. Lui romanista, che diceva "chi è nato a Roma è romanista, i laziali so' quelli de fori le mura che ce porteno l'ove fresche e le ricotte, e quando arriveno in città, alzano la testa e dicono 'guarda 'nmbo' che cielo limbido'" paragonato, anche se solo in un film, al presidente della Lazio.
"Fino a poco tempo fa avevamo vinto più di tutti dopo la Juve, tutto questo con il fardello dei debiti di 550 milioni di euro. Me ne sono fatto carico per non disperdere il valore storico del club. Ho avuto questo fardello sulle spalle. Nel 2027 finiranno debiti, recupererò 30 milioni di cassa, vuol dire avere 30 milioni in più per mantenere in piedi la struttura. Abbiamo risanato tutto, questo serve per dare un futuro certo ai tifosi. Le squadre altrimenti spariscono e falliscono. Volete un fallimento? Io no, la Lazio deve essere immortale". Claudio Lotito come sempre un fiume in piena. Un personaggio unico, tre, quattro telefoni cellulari, ma chi lo conosce bene, dice che sono tutti rigorosamente senza whatsapp, solo sms e telefonate. Lui che fa il calciomercato in prima persona.
Il Commendator Borlotti della Longobarda
E tornando al magico mondo del cinema rivediamo Claudio Lotito un po' anche in Camillo Milli, alias il Commendator Borlotti, il mitico presidente della Longobarda, la squadra di calcio allenata da Oronzo Canà (interpretato da Lino Banfi) nel film "L'allenatore nel pallone". Il presidente che per placare il suo mister Canà-Banfi che si lamenta per gli scarsi acquisti e la vendita dei suoi calciatori più importanti: "Canà, indovini chi le ho preso.
Chi? Ma…Ma?Mara…Mara, c'è mia moglie?Marado…Marado?Maradona! Maradònna benedetta dell'incoroneta". Salvo poco dopo spiegare invece che "sono riuscito ad avere i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno. In conclusione, noi abbiamo ottenuto la comproprietà di Maradona in cambio di Falchetti e Mengoni". Ma anche il presidente che per non far dimettere mister Canà lo rincuora: "Canà, tagliamo la testa al toro, le rinnovo la fiducia, porti la squadra in ritiro, servirà a ritrovare l'amalgama!".
Claudio Lotito un po' Costantino Rozzi un po' Romeo Anconetani
E volendo andare dal cinema alla realtà Claudio Lotito è anche un po' Costantino Rozzi mito assoluto come presidente dell'Ascoli calcio che seguiva con i calzini rossi portafortuna, così come, nonostante gli impegni da imprenditore e politico, il presidente della Lazio segue la sua squadra all'Olimpico come in trasferta, immerso nel suo cappotto, coperto da un cappello, con i suoi vari cellulari nelle tasche. E nella sua focosità, a volte quasi folkloristica, ricorda anche Romeo Anconetani, numero uno del Pisa degli anni più importanti della storia calcistica della compagine della torre pendente. Nel suo essere uno e trino, nel prendere decisioni anche innovative e rivoluzionarie, nelle sue discussioni e battaglie tra Lega Calcio e Federazione, ha preso qualcosa anche dei momenti migliori di Luciano Gaucci, capo assoluto del Perugia, ma anche di Catania, Sambenedettese, Viterbese, con un tentativo di esserlo anche del Napoli. A volerla dire tutta Claudio Lotito potrebbe ricordare anche altri proprietari italiani del calcio di serie A ma non sempre i paragoni possono reggere. Un dato incontrovertibile è che il presidente della Società Sportiva Lazio è carne e ossa, niente fondi anonimi, "board", "ceo", "chief of football", proprietà straniere che però non si sa chi sono, non si capisce a chi fanno riferimento. Lui Claudio Lotito è personalmente allo stadio, personalmente nello spogliatoio a fare ramanzine ai calciatori, personalmente a litigare con i suoi allenatori, personalmente a rispondere ai tifosi, anche quando lo traggono in inganno chiamandolo al cellullare, insomma è personalmente un presidente di calcio.
Claudio Lotito e Sergio Cragnotti: trentacinque anni di Lazio
E come "onore delle armi" lo ha testimoniato anche il suo predecessore Sergio Cragnotti. Tra il vecchio presidente e l'attuale non correva buon sangue. Poi lo scorso anno c'è stata l'occasione di un incontro per la presentazione di un libro sullo scudetto della Lazio di venticinque anni fa. Evento, pace celebrata pubblicamente, con tanto di foto ricordo. Quasi come due vecchi amici Lotito e Cragnotti si sono ritrovati a Formello e hanno chiacchierato piacevolmente. Lotito che sottolinea la grande impresa sportiva della Lazio di Cragnotti, i trofei vinti, i grandi campioni, Cragnotti che fa i complimenti a Lotito per come ha migliorato il centro sportivo di Formello "Noi volevamo fare grande la Lazio, ma era un'altra epoca – ha detto Sergio Cragnotti - Oggi è molto più difficile, ma auguro alla Lotito di raggiungere risultati sempre più lusinghieri". Appunto oggi è un'altra epoca, e Claudio Lotito, made in Italy, nonostante tutto, è molto meglio di altro, in questa nuova epoca…




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