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Lascia il calcio per arruolarsi in Ucraina: la storia di Vavassori

La storia di Luca Vavassori, dal campo di calcio a quello della guerra in Ucraina 

Ivan Luca Vavassori ha 29 anni è un portiere professionista che ha militato in diverse squadre di serie C. Oltre il Bra ha vestito negli ultimi anni la maglia di Pro Patria, Legnano e Vittuone. La sua carriera è partita dalle giovanili del Lugano e ha finora militato sempre a livello professionistico, o meglio fino al 20 febbraio di quest'anno.

 Vavassori: "Pronti per una missione suicida"

Da quando la Russia di Putin ha invaso l'Ucraina la vita di Vavassori è cambiata, di sua volontà ha deciso di lasciare il calcio per arruolarsi alla resistenza ucraina. Nato in Russia è stato adottato a cinque anni da Pietro Vavassori di Busto Arsizio (patron proprio della Pro Patria) e dalla moglie Alessandra Sgarella, nome noto alle cronache perché nel 1997 fu rapita e imprigionata per dieci mesi nella Locride dalla 'ndrangheta. Il suo strumento per diffondere notizie sul suo conto è Tik Tok, infatti, Ivan sul profilo ha mostrato i momenti salienti, come quando ha attraversato definitivamente il confine polacco-ucraino.  

 "Siamo una famiglia e assieme viviamo e moriamo. Un onore essere venuto a dare la mia vita per queste persone fantastiche. Gli ucraini combattono per qualcosa di diverso da noi: noi siamo venuti qui per aiutarli, perché la guerra non esca da qua e non arrivi in Europa, mentre loro proteggono le loro case e le loro famiglie".

  "Il Sud è il 90% già conquistato, mentre il Nord è ancora sotto i bombardamenti delle truppe russe, siamo riusciti a rubare dei blindati russi, dei bazooka e altre armi. Dopo ci siamo fermati, non sappiamo che cosa è successo. È un venuto un maggiore a parlarci e ha detto che vuole le truppe in difensiva. Io e i miei uomini abbiamo detto che non vogliamo essere bombardati. Con il maggiore abbiamo deciso che attaccheremo in solitaria, senza che nessuno sappia niente. La nostra sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito. Sarà un suicidio totale, ma preferiamo provare", conclude mentre sulle immagini passa la scritta "morire vent'anni prima o vent'anni dopo poco importa. Quel che importa è morire bene. Soltanto allora inizia la vita".

Queste le sue parole parole sul territorio di guerra, parole di estrema lucidità, totalmente conscio della sua scelta. Una scelta non banale per Ivan, soprattutto per uno nelle sue condizioni di vita. Da un ragazzo di buona famiglia e col lavoro dei sogni l'ultima scelta logica da aspettarsi era quella di "gettare" tutto all'aria. Era proprio l'ultima scelta logica perché lui lo sa, sa che per quanto possa essere addestrato e preparato la guerra è infame e non lascia scampo neanche ai migliori. Ribadendo di nuovo la sua consapevolezza viene da pensare, ma è lui quello strano? Ha davvero senso questa scelta? Forse sì, forse no, la cosa certa è che Ivan ha chiaro i suoi principi, per lui i suoi ideali valgono più di qualsiasi conto corrente o contratto da portiere. Vavassorri, così come tanti altri, ha fatto una scelta di priorità, la quale è ricaduta sui propri ideali. Perché quando si sceglie di vivere senza diventiamo persone che pensano solo al mero guadagno e non è questa la società evoluta a cui aspiriamo. Dunque se si ritiene quella di Ivan follia si ritiene folle perseguire i propri valori, si decide che siano la paura e il denaro a fermare e a governare il mondo, un mondo che sta scegliendo per l'ennesima volta di restare sull'orlo della fossa seduto a guardare.

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