Con la fase a eliminazione diretta il Mondiale cambia volto: dalle delusioni di Bielsa e Uruguay alla crescita del calcio africano, fino all'eterno confronto tra Messi e Cristiano Ronaldo
Il Mondiale entra nel vivo con la fase a eliminazione diretta. Niente più calcoli o biscotti, clamoroso quello tra Algeria e Austria con un 3 a 3 apparentemente spettacolare in mezzo a un mare di noia, ma solo il ricorso al mors tua, vita mea. Guardando il tabellone con gli accoppiamenti dei sedicesimi, emerge che nella parte destra è possibile un'affascinante semifinale tra Argentina e Brasile. Mentre a sinistra si potrebbe prevedere come ultimo passaggio prima della finalissima una sfida tra Francia e Spagna. Ma nel mezzo ci sono tante partite, molti tranelli e il ricorso diretto ai rigori dopo il pari nei 90 regolamentari. Gli eventuali supplementari arriveranno solo dalle semifinali. Le squadre più deboli affronteranno le big con un atteggiamento da guerra di trincea o, come detto nella precedente puntata, con un bel catenaccio o blocco basso.
Quanto di bello fatto vedere da alcune delle protagoniste nelle partite dei gironi verrà azzerato. Conterà solo essere, d'ora in poi, nelle condizioni migliori.
Ma chi si è messo maggiormente in mostra in questa prima fase e chi ha deluso? Iniziamo dai flop. Terribile, per come si è consumato, quello dell'Uruguay, che aveva dalla sua un girone non impossibile. Molto deludente la squadra di Bielsa ma soprattutto lui. Questa ennesima figuraccia in un Mondiale, deve far riflettere su un personaggio amato e idolatrato da un certo tipo di stampa ma spesso insufficiente nei risultati. El loco era al suo terzo Mondiale. Il primo, nel 2002, alla guida di un'Argentina fortissima (Batistuta, Crespo, Veron, Riquelme, Simeone, Veron e Zanetti) fu un terribile fallimento con l'eliminazione ai gironi. Andò meglio col Cile nel 2010, dove uscì agli ottavi contro il Brasile.
Altra delusione la Scozia che nelle sue 9 partecipazioni alla fase finale non è mai riuscita a passare il turno.
Grandi rivoluzioni dal punto di vista del gioco non le abbiamo viste, eccetto il frequente ricorso al fantomatico blocco basso, che siamo sicuri farà proseliti nei campionati maggiori.
Un grandissimo applauso al calcio africano in costante crescita con ben qualificate 9 ai sedicesimi su 10 partecipanti alla competizione. I migliori giocatori del continente sono ormai delle stelle nei principali tornei e non ci meraviglierebbe la vittoria di una nazionale africana, anzi farebbe bene al calcio. Così come non ci stupisce il fallimento delle asiatiche. Delle 8 presenti solo il Giappone ha superato le forche caudine del girone. I grossi investimenti dei club delle leghe arabe e qatariote su campioni a fine carriera hanno fatto crescere solo il conto in banca dei ricchi emigranti del pallone e non il movimento interno.
In evidenza i grandi bomber, sarà interessante vedere chi salirà sul trono di miglior marcatore. Messi, che sta battendo record su record, è in testa con 6 gol, seguito a con 4 da Vinicius Junior, Dembélé, Mbappé ed Haaland (che però ha giocato una partita in meno). Più staccati altri grandi realizzatori come Kane e Cristiano Ronaldo. A proposito di quest'ultimo, molti esperti vedevano questo Mondiale come resa dei conti per sancire in modo definitivo chi è meglio tra lui e Messi? Chiedere chi si preferisce tra Lionel o CR7 è un po' come l'eterno dilemma tra la pasta lunga o quella corta. Nel secondo caso, la risposta più sensata sarebbe ribattere con un'altra domanda: con quale sugo? La stessa cosa si potrebbe fare per i due campionissimi: con quale sugo li vogliamo cucinare? Il condimento ideale per l'argentino era quello dei suoi primi anni al Barcellona, quando alle sue spalle si muoveva un meccanismo perfetto orchestrato da due dei più grandi centrocampisti della storia come Xavi e Iniesta e diretto in panchina dal genio di Guardiola. A Fabio Capello che sostiene che Guardiola ha rovinato il calcio moderno perché in troppi l'hanno imitato, bisognerebbe chiedere: perché tu non sei mai stato oggetto di imitazione? Lasciamo perdere inutili polemiche e pensiamo al sugo ideale per CR7. Sicuramente il Real Madrid di Ancelotti e Zidane era strutturato per farlo segnare a ripetizione, ma anche il Portogallo attuale avrebbe potuto esaltarne le qualità e regalargli l'unico trofeo che gli manca. Diciamo avrebbe perché Ronaldo è giunto forse troppo tardi in mezzo a questa splendida generazione di connazionali per trascinarli alla vittoria, mentre Messi è arrivato all'ultimo ballo della carriera con l'abito del vero tanguero.
Arrivederci alla prossima puntata…



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