«Mi restano pochi giorni di vita». È con queste parole, durissime e spiazzanti, che Lamisha Musonda ha scosso il mondo del calcio e dei social network. L'ex calciatore belga, 33 anni, con un passato nella Nazionale Under 21 del Belgio e nelle giovanili del Chelsea, ha affidato a Instagram un messaggio che ha immediatamente fatto il giro d'Europa.
Musonda, ritiratosi dal calcio nel 2019, non ha mai specificato quale sia la malattia da cui è affetto. Ma il quadro che emerge dai suoi post è quello di una situazione estremamente grave, vissuta con lucidità, dolore e una sorprendente forza d'animo.
Musonda chi è: la carriera e le origini
Per chi si chiede chi è Lamisha Musonda, si tratta di un ex centrocampista belga, figlio d'arte: suo padre è Charly Musonda, storico giocatore dell'Anderlecht tra il 1987 e il 1997. Lamisha cresce calcisticamente proprio nel club di Bruxelles, prima di trasferirsi nel 2012 al Chelsea, dove resta due stagioni nella Primavera, ai tempi della gestione Benítez.
Con lui a Londra arrivano anche i fratelli: Charly Musonda Jr, considerato a lungo una grande promessa del calcio europeo, e Tika Musonda, oggi talent scout del Liverpool. La carriera di Lamisha, però, si sviluppa lontano dai riflettori. Ed è una di quelle carriere che non fanno rumore, che non esplodono né implodono, ma si consumano lentamente ai margini delle aspettative. Lamisha Musonda rientra in questa categoria. Cresciuto nell'Anderlecht e poi portato giovanissimo al Chelsea, ha vissuto da vicino il grande calcio senza mai riuscire davvero ad abitarlo. Non per mancanza di talento, ma per un percorso frammentato, fatto di continui spostamenti, poche occasioni e nessuna vera continuità.
A Londra resta confinato nel settore giovanile e nelle squadre di sviluppo, senza mai trovare una porta aperta verso la prima squadra. Da lì inizia una carriera itinerante: Belgio, serie minori spagnole, tentativi ripetuti di rimettersi in gioco. In più di un'occasione Musonda dimostra quanto il calcio per lui non sia solo un lavoro, ma identità: accetta ruoli marginali, chiede semplicemente di allenarsi, di giocare, persino senza condizioni economiche favorevoli, pur di restare in campo.
Negli ultimi anni torna anche ad allenarsi in contesti legati al Chelsea, partendo dalle squadre minori, come ultimo tentativo di non spezzare il filo. Nel 2019, senza annunci né clamore, arriva il ritiro.
L'annuncio sui social e la malattia di Musonda
Dopo un lungo silenzio dai social, Musonda è tornato a parlare raccontando il dramma che sta vivendo. «La mia salute è critica, sto lottando con tutto me stesso», ha scritto, senza entrare nei dettagli della sua malattia.
«Questi ultimi due anni sono stati particolarmente difficili e impegnativi per me. Con grande tristezza annuncio che sto lottando per recuperare la salute, il che spiega la mia assenza dai social network».
Il passaggio più sconvolgente arriva subito dopo: «Mi rendo conto che mi restano pochi giorni». Una frase che lascia poco spazio alle interpretazioni e che ha attirato l'attenzione dei media internazionali e dei tifosi di Chelsea e Anderlecht.
«Sto lottando per sopravvivere, non mi arrenderò»
Nonostante la gravità delle sue condizioni, Musonda non rinuncia a lanciare un messaggio di resistenza. «La vita è fatta di alti e bassi e nessuno può davvero capire il dolore che provi. Ho dovuto capire che la mia salute è in condizioni critiche e ora sto solo combattendo per sopravvivere». Poi l'appello diretto: «Il vostro aiuto e le vostre preghiere sarebbero di grande aiuto in questo periodo. Io e la mia famiglia stiamo combattendo e non mi arrenderò fino al mio ultimo respiro».
Riferendosi alle immagini della sua carriera, aggiunge: «Sono stato fortunato ad avere una gioventù così bella e ho ancora così tanto da offrire. Ma ci sono così tante persone meravigliose che vorrei ringraziare di persona. Il fatto che io possa non avere la possibilità di farlo mi dispiace».
Nelle ore successive, Musonda ha voluto ringraziare per l'ondata di affetto ricevuta: «Vinciamo un giorno alla volta. Vi amo tutti».



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