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La missione…possibile: Football Club Rottamazione Internazionale Milano

Come il grande Indro chiese una rifondazione per la Fiorentina, così invochiamo a gran voce un nuovo inizio per l'Internazionale Milano. 

In preda a isterismi interisti, a schiumante rabbia e cupa amarezza per essere ancora una volta vittima della "Pazza Inter" e delle sue follie, il popolo nerazzurro o almeno una parte invoca (e fa bene) una rivoluzione. Tabula rasa e ricominciare, altro giro altra giostra signori, venghino signori venghino, sembra promettere il presidente Giuseppe Marotta, e avere sulla poltrona dei Moratti, e un gradino più su di Peppino Prisco, un ex dirigente juventino, non è per forza un piacere. Ma tant'è "come si cambia per non morire". Era il 1984, Fiorella Mannoia, voce unica e inimitabile del panorama canoro italiano, e vale la pena ricordarlo nell'era dei Pepè, Jejè, Kaut, e altri che sbraitano nei microfoni ma che non lasceranno il segno e non passeranno alla storia. "Come si cambia per non soffrire, come si cambia per ricominciare" e immaginiamo che il motivetto frulla nella testa di Beppe il presidente, bianconero poi tinteggiato di nero e azzurro, dei colori appena celebrati, (9 marzo giorno della fondazione in quel sempre più lontano, ahinoi, 1908) con liturgia da chi ama l'Internazionale Milano, fede unica, e juventini mai nemmeno per sbaglio o per scherzo, e manco per scommessa, meglio pagare pegno che un minuto con i colori della "nemica".

Cambiare l'Inter, rinnovare è necessario

E la tesi che sia meglio cambiare, a prescindere, ci trova assolutamente favorevoli. Se l'Inter vince lo scudetto, meglio cambiare, rosa fresca, quasi tutta nuova di zecca. Se l'Inter vince lo scudetto e la Coppa Italia meglio cambiare, rosa fresca, quasi tutta nuova di zecca. Se l'Inter vince la Coppa Italia meglio cambiare, rosa fresca, quasi tutta nuova di zecca. Se l'Inter non vince nulla meglio cambiare, rosa fresca, quasi tutta nuova di zecca. Insomma non si sfugge con buona pace di tanti che hanno indossato la casacca della fu Ambrosiana in questa stagione calcistica e nelle precedenti, è il momento di cambiare senza se e senza ma

Zero sentimenti, si ringrazia di vivo cuore la folta, nutrita e ben pagata rosa dell'Internazionale Milano edizione 2025/2026 ma, signori cari, scatolone con effetti personali, un grande bacione e ognuno per la sua strada, uscita in fondo a destra please. L'Inter versione Christian Chivu è la più attrezzata del campionato in corso, non vi sono scusanti, vincere lo scudetto, tra l'altro per assenza di avversari, sarebbe il minimo sindacale. L'Inter versione Simone Inzaghi era la più attrezzata delle ultime stagioni ed è stata capace di perdere più di quanto ha vinto. In campo a fronteggiare la squadra avversaria, in nerazzurro negli anni recenti è, più o meno, a grandi linee, lo stesso gruppo o quantomeno il team fondamentale, l'ossatura è quella. Ora, stabilire se ha vinto abbastanza, meno di quello che poteva o di più, è esercizio raffinato che lasciamo ben volentieri agli opinionisti della domenica e del resto della settimana che ormai inondano anche il web. Almeno un tempo c'erano solo la radio e la tv a incoronare i profeti del calcio perfetto, ora basta un profilo social personale, e via, tutti migliori di Helenio Herrera e Nereo Rocco, Giovanni Trapattoni e Carletto Ancelotti. Lasciamo il passo e lo spazio ai profeti di cui sopra e stabiliamo una cosa sola e semplice: ha vinto tanto o ha vinto poco, ora basta, si cambia.

Rottamare l'Inter per rifondarla e vincere

Si deve cambiare. Anzi rifondare. La citazione è d'obbligo, due toscani, in comune solo la regione di nascita, il primo Maestro assoluto del giornalismo, inarrivabile Nume di ognuno che "imbraccia" la tastiera (un tempo si sarebbe detto macchina da scrivere) e ne fa ragione di vita, il secondo di maestro ha ben poco, ma essendo senatore della Repubblica, ci asteniamo da giudizi e considerazioni poiché siamo doverosamente sempre super partes dal punto di vista della colorazione politica. Nel primo caso si tratta, come già evocato all'inizio di questo pezzetto fuori dalle righe, ma nelle righe, del Maestro Indro Montanelli che nell'anno della follia di Vittorio Cecchi Gori, quando la Fiorentina che aveva occupato anche la seconda posizione in classifica venne privata del suo allenatore eccellente, Gigi Radice, per una girandola di nuove guide tecniche altrettanto valide ma immesse in una maionese ormai impazzita, come il figlio di Marione re dei produttori cinematografici italiani, aveva fatto diventare la Viola in quella stagione. 1992/93, l'insuperabile Indro mentre la squadra gigliata alle ultime battute di campionato rischia di retrocedere ma può ancora salvarsi, si schiera e tifa per la serie B. Ma come? Il Maestro è impazzito? No, sua Maestà del Giornalismo Montanelli nella sua straordinaria chiarezza, senza retorica, senza ipocrisia, lo spiegò a chiare lettere. La Fiorentina malata, la Fiorentina che si salvava a stento all'ultima giornata dopo essere stata nella stessa stagione ai vertici, la Fiorentina che avrebbe poi dovuto tenere sul groppone i campioni ben pagati, gli stessi campioni che erano scivolati verso il basso come una valanga sulla neve, come Albertone Tomba che va in discesa libera, no grazie, meglio la retrocessione.

Vota e fai votare Rifondazione Interista

Serie B, tutti giovani e Zeman in panchina, questa la ricetta e magari un ideale "Ricominciamo" di Pappalardiana invocazione. Ma le cose andarono diversamente. L'altro toscano, in comune con il primo, ripetiamo, solo la regione di nascita, è Matteo Renzi, il senatore della Repubblica che negli anni a cavallo tra il ruolo di sindaco di Firenze e poi di presidente del consiglio aveva coniato il termine "rottamazione". Uno slogan, quasi una filosofia, per dire spazio ai giovani e ai nuovi in politica, sostituiamo chi c'era con chi ci sarà e cambiamo l'Italia. Ma le cose anche qui andarono diversamente. Ma per l'Internazionale Milano che non si trova in terra di Granducato il momento è adesso, è tempo di rifondazione, di rottamazione, di cambio, se non ora quando? E per i campionissimi che hanno vinto di più delle aspettative o di meno delle aspettative? Una bella valigia pronta, magari un trolley con le rotelle per non stancarsi, un milione di sinceri ringraziamenti e l'auspicio "La porti un bacione a Firenze". E come dicevano i nostri avi: "la porta per gli ingressi importanti è stretta in entrata ma larga in uscita"…Vota e fai votare Rifondazione Interista! 

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