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L'estate sta finendo e la nazionale sta morendo

Il declino della nazionale di calcio italiana si acuisce mentre altri sport risollevano l'orgoglio nazionale. Le Olimpiadi di Parigi 2024 confermano la crisi calcistica italiana.

Siam pronti alla morte, la FIGC chiamò! Sarà una morte lenta e dolorosa se non si corre ai ripari entro il prossimo mondiale. La nazionale di calcio italiana non regala più grandi soddisfazioni ormai da anni, fatta eccezione per l'Europeo vinto nel 2021. I giovani non riescono più davvero ad innamorarsene e, questa estate, dopo la deludente prestazione degli azzurri e l'uscita agli ottavi dall'Europeo, le Olimpiadi sembrano aver risanato il morale di una nazione che, per qualche settimana, sportivamente parlando, sembrava sull'orlo del baratro. Calcisticamente stiamo sparendo, mentre gli altri sport, fortunatamente, stanno regalando grandissime soddisfazioni al nostro amato Bel Paese.

Dodici ori, tredici argenti e quindici bronzi: quarantuno medaglie in tutto riportate in patria da Parigi 2024, eguagliando quelle vinte a Tokyo 2020. Nono posto nel medagliere, una top ten conquistata splendidamente grazie a delle prestazioni eroiche che hanno scritto la storia dello sport italiano. Basta pensare all'oro nel tennis conquistato nel doppio femminile da Paolini e Errani, all'argento della Battocletti nei diecimila metri o al bronzo nella ginnastica ritmica a squadre. Oppure all'ultimo grande oro di questa edizione delle Olimpiadi, vinto dalla nazionale di pallavolo femminile contro i campioni in carica degli Stati Uniti. A Parigi, l'Italia ha portato in alto il suo nome, mentre in Germania purtroppo no.

Con Spalletti, la nazionale doveva rinascere. Doveva spiccare il volo dopo la sconfitta contro la Macedonia del Nord che ci ha impedito di qualificarci qualche anno fa al mondiale per la seconda volta consecutiva. Una batosta tremenda. Eppure, la rinascita deve ancora avvenire. In Germania la figuraccia è stata grande. L'entusiasmo c'era, così come la voglia di rimanere campioni in carica. Ma qualcosa non ha funzionato. Dopo la prima bella partita contro l'Albania è stato un susseguirsi di prestazioni deludenti. L'uscita contro la Svizzera è stata la prova definitiva che la nazionale si sta sgretolando e che i tempi di Grosso e Del Piero sono finiti.

Eccellere e dare il massimo: una frase semplice che descrive il nostro percorso alle Olimpiadi. L'atletica, il nuoto, il tiro con l'arco, la pallavolo, la pallanuoto... tutti sport in crescita che, durante queste intense settimane, ci hanno tenuto con gli occhi incollati allo schermo della nostra televisione. Con la bellissima sensazione che tutto può succedere e che, se dai il massimo, anche un quarto posto può valere come un oro. Con la nazionale di calcio è tutto il contrario. La delusione è sempre dietro l'angolo. Sei anni senza giocare una sola partita in un mondiale. Amichevoli scarne, prive di emozioni, e una continua polemica su tutto e su tutti. Bisogna assolutamente parlare poi di una gestione malata. Gravina piccino picciò, che non si dimette dopo l'ennesima brusca figuraccia, è il riassunto totale di uno sport che in Italia, per quanto riguarda la nazionale, gradualmente sta morendo. La mia generazione (post-mondiale 2006) ha goduto solo di una vittoria all'Europeo del 2020, un'impresa sicuramente storica, ma che non compensa affatto il mondiale in Brasile del 2014 e tutto quello che è venuto dopo. Piano piano, i ragazzi stanno perdendo il culto della nazionale, concentrandosi esclusivamente sui propri club e su altri sport. Il clima di entusiasmo fra i giovani infatti sembra essere stato molto più acceso per queste Olimpiadi piuttosto che per qualsiasi competizione calcistica dove gioca la nazionale italiana. E non voglio fare il Gramellini di turno che, con un articolo fantascientifico (complimenti per l'inventiva), parlava di dodicenni disperati che non sapevano un bel nulla degli Europei. I dodicenni sanno che esiste una squadra di calcio che veste la maglia azzurra. La tifano, come i ragazzi della mia generazione. Ma ormai, anno dopo anno, stanno perdendo il gusto di vederla, di tifarla anche nelle occasioni meno importanti. Perché la delusione è dietro l'angolo, e tanto vale seguire un altro sport meno noioso e più scoppiettante della solita vecchia e infelice nazionale di calcio italiana.

Un paragrafo voglio dedicarlo anche ai telecronisti che hanno seguito gli atleti italiani durante Parigi 2024. Mi è capitato di ascoltarli sia su Eurosport sia su Rai Due e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Tante emozioni trasportate ai telespettatori solo tramite l'utilizzo della voce, anche a chi, sfortunatamente, di alcuni sport visti in televisione non ne capiva un accidente. Eppure la forza nel racconto e la voglia di portare in alto lo sport amato hanno prevalso sui noiosi standard della telecronaca borghese. Mi sono emozionato con loro, grazie alle risate, ai pianti e alla gioia che mettevano nel descrivere ciò che a Parigi stava accadendo. Con la telecronaca calcistica, invece, è tutto il contrario. Rimedio e Di Gennaro sono noiosi e non trasmettono nulla. Sbagliano sempre, narrano poco… sembrano totalmente inadatti per il mestiere che svolgono. Sono robot che si attivano solo quando gioca l'Italia e commentano le avventure degli azzurri nel peggiore dei modi. Non è questione di essere cattivi, ma non ho mai ascoltato due telecronisti così glaciali. Ad ascoltarli viene quasi voglia di seguire la partita con la telecronaca araba, dove probabilmente non capirei una parola, ma proverei sicuramente più emozioni che con il fantomatico duo targato Rai.

Il culto della nazionale sta morendo. L'ho ripetuto forse anche troppe volte. Cresce il Tennis con le imprese di Sinner e della Paolini, cresce l'atletica con Jacobs e il nuoto con Ceccon. Spalletti ed i suoi collaboratori devono rimboccarsi le maniche per risanare una nazionale che sta diventando di anno in anno sempre meno importante. Intanto, il cielo è azzurro sopra Parigi… 

Datemi una bacchetta magica
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