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​Un tradimento lungo 36 anni

Dal trauma del 18 maggio 1990 all'uscita del nuovo libro: perché Firenze non potrà mai perdonare il passaggio del Divin Codino alla Juventus.

Il 18 maggio di 36 anni fa fu un giorno bruttissimo per me perché venne annunciato quello che si vociferava da tempo: il passaggio di Roberto Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Da quel giorno, pur ritenendolo un grande campione, non ho più avuto stima per lui. Il 18 maggio del 1990 Firenze scese in piazza per protestare contro questa cessione. Furono 3 giorni di guerriglia urbana con un obiettivo: la sede della Fiorentina in piazza Savonarola e la proprietà composta dalla famiglia Pontello. Qualcosa mai successa prima in altre piazze altrettanto calde o in seguito a Firenze per altre cessioni eccellenti. Gli scontri si spostarono nei giorni seguenti a Coverciano, dove si radunava la Nazionale in vista dell'inizio dei Mondiali con obiettivo proprio Baggio, arrivato scortato dalla Polizia per proteggerlo dall'ira dei tifosi.

Quello che poi divenne il divin codino non era solo una cessione eccellente per i tifosi della Fiorentina. Baggio non era Batistuta, ceduto alla Roma per salvare il bilancio di una società sull'orlo del fallimento, e neppure Chiesa o Vlahovic, solo due mercenari. Roberto era stato adottato da Firenze, coccolato, protetto, ricostruito dopo un terribile infortunio e restituito al grande calcio con la prospettiva di diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi come poi sarebbe successo. Lui sembrava ricambiare tutto questo amore. Poi, certo, c'è chi dice che "i calciatori sono dei professionisti". Tutto giusto. Ma la bellezza del calcio è la presenza dell'Amore, per un giocatore e per una maglia. E come l'amore il calcio è irrazionale, altrimenti non sarebbe così bello. L'amore può finire con un tradimento e Baggio tradì i tifosi viola passando alla Juventus che otto anni prima aveva vinto uno scudetto contestatissimo ai danni della squadra gigliata e dopo una finale di Coppa UEFA persa dalla Fiorentina contro i bianconeri. Una finale con un arbitraggio scandaloso all'andata a favore dei bianconeri e un ritorno che, per la squalifica del campo, la Fiorentina fu costretta a giocare ad Avellino, storico feudo juventino. In più Baggio giocò da fantasma le due partite. Probabilmente perché sentiva troppo il peso di quello che sarebbe successo dopo. Sapeva, almeno mi auguro, la gravità di quello che stava per fare.

Negli anni, poi, Baggio è tornato spessissimo sull'argomento in varie interviste e in alcune sue biografie. Sembra anche nell'ultima, in uscita in questi giorni, che sta pubblicizzando da più parti: "Luce nell'oscurità" scritto con la figlia Valentina e col bravo Matteo Marani (autore del bellissimo "Lo scudetto di Auschwitz"). Un libro che non troverà spazio nella mia libreria perché non ho nulla da capire o da leggere su quello che pensa lui della sua esperienza in riva all'Arno. Trentasei anni fa ero un ragazzo. Uno di quei ragazzi che si sentì tradito da Baggio. E a distanza di così tanto tempo sentirlo ancora dire che non se ne sarebbe mai voluto andare da Firenze mi dà solo fastidio. A volte si può dire di no, alcuni grandi uomini l'hanno fatto.

Baggio non è stato come Antognoni per la Fiorentina, Riva per il Cagliari o Totti per la Roma. È stato un grande amore finito molto male.

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