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Bisogna ripartire da 0!

Com'è possibile che una partita come Inter-Juventus venga ancora decisa da un errore arbitrale senza ricorrere alla tecnologia? 

Partita rocambolesca che vede l'Inter portare a casa la vittoria. Sono i neroazzurri a passare in vantaggio con un'autorete di Cambiaso, ma è proprio il terzino italiano a trovare il pareggio bianconero. Nella ripresa Esposito riporta in vantaggio la squadra di casa, ma la Juventus riacciuffa il pareggio grazie alla rete di Locatelli. Nel recupero, Zielinski pesca il jolly dal limite dell'area e regala la vittoria all'Inter.

Tre punti che portano l'Inter a quota 61, a +8 dal Milan che ha una partita da recuperare. La Juventus rimane ferma a 46 punti, dietro Roma e Napoli.


VAR e regolamento: il calcio deve ritrovare sé stesso

A far discutere nell'ultima gara non sono state tanto le prestazioni delle due squadre, quanto l'episodio avvenuto al 42'. Dopo un primo cartellino giallo, Kalulu viene nuovamente ammonito per un presunto fallo su Bastoni: il difensore cade a terra e, subito dopo l'espulsione dell'avversario, esulta davanti all'arbitro e allo stesso Kalulu.

Rivedendo le immagini, il contatto appare lieve e difficilmente classificabile come intervento da seconda ammonizione. È proprio questo che ha lasciato perplessi tifosi e addetti ai lavori: perché non ricorrere alla revisione al VAR, soprattutto dopo le reiterate richieste del giocatore espulso?

Nel 2026, a quasi dieci anni dall'introduzione del VAR in Serie A, sorprende che episodi potenzialmente decisivi vengano lasciati alla sola valutazione di campo, senza il supporto della tecnologia. È vero, il regolamento subisce aggiornamenti costanti e delimita con precisione i casi di intervento del VAR. Tuttavia, resta difficile accettare che partite di grande importanza possano essere indirizzate da errori evitabili attraverso una semplice revisione.

Il VAR è stato introdotto nel 2017 proprio con l'obiettivo di ridurre gli errori e supportare l'arbitro nelle decisioni più delicate. L'essere umano può sbagliare: è naturale. Ed è proprio per questo che la tecnologia dovrebbe rappresentare un alleato, non un elemento marginale.

Un tema sollevato anche da figure di primo piano del calcio italiano, come Antonio Conte, allenatore del Napoli, che dopo un Inter-Napoli del 10 novembre 2024 dichiarò: "Ma cosa significa che il VAR non può intervenire? Se c'è un errore il VAR deve intervenire, punto e basta. La decisione dell'arbitro può cambiare l'esito della partita. Quando gli conviene il VAR interviene. Mi fa veramente incazzare questa cosa. Ma non solo a me, penso a tutti gli allenatori".

"Il VAR o c'è o non c'è, deve correggere gli errori. Il rigore di Mariani è un errore clamoroso, che può incidere sulla partita. Io mi sentivo sicuro col VAR, ora comincio a non sentirmi più sicuro. Il VAR deve intervenire se c'è un errore, che significa che deve lasciare la decisione dell'arbitro? Così fate venire i retropensieri, fidatevi".

Parole che riflettono un sentimento diffuso: quando l'errore appare evidente, la mancata revisione rischia di alimentare dubbi e polemiche.


Da "lottare" a "simulare": un cambiamento culturale

Al di là dell'episodio arbitrale, resta aperta anche la questione della presunta simulazione di Bastoni. Il contrasto con Kalulu è apparso poco intenso, eppure sufficiente a generare una seconda ammonizione.

Il tema è più ampio e riguarda l'evoluzione stessa del gioco. Sempre più spesso si assiste a situazioni in cui l'obiettivo sembra essere quello di ottenere un fallo piuttosto che proseguire l'azione. Negli anni '90 si rimaneva in piedi anche dopo interventi durissimi, come testimoniano le immagini delle partite di Diego Armando Maradona, simbolo di un calcio fatto di resistenza e talento nonostante i colpi subiti.

Oggi, invece, si nota una tendenza crescente a cercare il contatto in area per guadagnare un rigore, oppure a provocare ammonizioni e perdite di tempo strategiche. Un atteggiamento che rischia di diffondersi anche nei settori giovanili, dove i ragazzi iniziano a privilegiare l'astuzia alla lotta sportiva.

Emblematica, in chiave ironica, una scena del film Quo Vado? con Checco Zalone: il protagonista consiglia al figlio della compagna di lasciarsi cadere in area al minimo contatto per ottenere un rigore. Il bambino, candidamente, risponde: "Ma non è antisportivo?". Una battuta che fa sorridere, ma che allo stesso tempo invita a riflettere.

Ripartire da zero!

Il calcio ha bisogno di ritrovare equilibrio.

È giusto preservare l'autorità dell'arbitro di campo, ma nei casi dubbi o decisivi sarebbe opportuno ricorrere con maggiore serenità al VAR per confermare o correggere una scelta. La tecnologia non deve sostituire l'arbitro, bensì tutelarlo e garantire maggiore equità.

Allo stesso tempo, è necessario un cambiamento culturale: occorre riscoprire, fin dalle giovanili, il valore della lealtà sportiva, della lotta sana, della ricerca del gol attraverso il gioco e non attraverso l'inganno.

Solo così si potrà davvero ripartire da zero: con un calcio più giusto nelle decisioni e più autentico nello spirito.

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