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Juve-Villarreal: cocci rotti ma la signora europea esce indenne

Finisce 1-1 l'andata degli ottavi di finale di UCL, tra Yellow Submarines e Juventus, all'Estadio de la Cerámica, di Vila-real. Come prevedibile, il passaggio del turno si deciderà a Torino 

Allegri ha dichiarato a fine partita di preferire una Juve bruttina e vincente ad una propositiva ma perdente. Si sapeva da tempo, senza necessità di ribadirlo. Il problema è che questa squadra, ancora in corsa in tutte le competizioni (perché il campionato sembra senza leader), al momento non ha vinto ancora niente. Anzi, ha una Supercoppa italiana in meno, oltre ad essere a -8 in classifica dalla squadra di Pirlo dello scorso anno e a -16 da quella della gestione Sarri. Il progetto è appena riiniziato (per la terza volta consecutiva), forse più da gennaio che dall'estate scorsa.

Il Villarreal incontrato ieri, vincitore dell'ultima Europa League e proveniente da uno stato di forma smagliante in Liga, non era l'avversario più abbordabile, ma era pur sempre meno insidioso del City, del Liverpool, del Real o del Bayern (che ha pareggiato in trasferta con il Salisburgo).

Dopo meno di un minuto i bianconeri si sono trovati a condurre, inaspettatamente, grazie ad una perla di Vlahovic innescato da Danilo. Emery, il tecnico degli spagnoli, è uno dei più abili tattici e strateghi del mondo calcistico. Dopo il vantaggio della Juve, i suoi piani principali erano stati compromessi ma i suoi sono stati bravi a non prendere l'imbarcata e a riproporsi pericolosamente fin da subito. Al netto del palo clamoroso di Lo Celso, il primo tempo della squadra di Allegri è stato più che sufficiente. I bianconeri, spesso schiacciati negli ultimi 30 metri di campo, riuscivano ad uscire minacciosamente e a far viaggiare la palla da un lato all'altro del campo, aggirando il blocco giallo, addensato nella mediana ma scoperto sulle fasce. Morata e Locatelli hanno sparato alto da buona posizione. C'è stata la possibilità sia di chiudere la partita, sia di vederla riaprire.

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La nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti dopo sei anni di battaglie legali e sociali hanno ottenuto una grande vittoria: la parità salariale con i loro colleghi uomini.
Alex Sandro e Locatelli contrastano l'avversario. Fonte foto: Corriere dello Sport

Il secondo tempo non è stato all'altezza del primo nonostante una buona partenza con un'occasione sui piedi di Alvaro. È subentrata la paura, un demone che proprio la prima gestione Allegri aveva esorcizzato nelle competizioni europee. Sia chiaro, parte della paura è inesperienza mascherata. Locatelli, ad esempio, che ricopriva una posizione chiave nella costruzione delle trame di gioco soprattutto prima dell'ingresso di Bonucci, ha fatto il record di retropassaggi violando tutte le proprie statistiche. Ma è alla prima stagione in Europa. Può essere giustificato dopo una buona prima ora di gioco. Resta più complicato spiegarsi come mai Cuadrado abbia preferito tornare indietro anziché crossare in più occasioni, con l'area avversaria invasa da Dusan, Morata, Mc Kennie e Rabiot. De Ligt, stoico, ha deciso di violare le indicazioni tecniche lanciandosi all'arrembaggio in più occasioni. Lui non può intrinsecamente accettare trinceramenti ipocondriaci in vantaggio e in trasferta, dove il gol in più ti infonde la possibilità di osare di più e attaccare una difesa ben organizzata ma non imperforabile. Quando si è alzata, la Juve si è resa minacciosa.

Questo rende incomprensibile e perfino ingiustificabile il baricentro basso impostato dopo il fulminante gol del vantaggio. L'amarezza rimasta nel palato di molti esponenti del mondo Juve a partire dai giocatori risiede in ciò: nel non aver osato abbastanza nonostante la situazione propizia. Il gol si può subire, soprattutto se si attacca. Non a difesa schierata, difendendo il vantaggio. In sé per sé, poi, questo è pesato più della leggerezza difensiva che ha portato al pari amarillo. La rete del Villarreal è frutto di una giocata da scuola calcistica ma soprattutto di un errore collettivo piuttosto grave per questi livelli. Nemmeno Parejo, autore dell'inserimento decisivo, si aspettava un tale regalo dalla retroguardia bianconera. L'infortunio è nato da un concorso di colpa tra De Ligt, che nel post-partita si è assunto la responsabilità da vero veterano e capitano aggiunto, e Rabiot, preferito a Zakaria da Max (che vede i giocatori quotidianamente a differenza degli esterni) nella curiosità generale, e autore di un intervento sul ginocchio di Chukwueze da rosso.

Rabiot soprannominato il cavallo pazzo, con un appassionato di ippica come Allegri, avrà sempre le sue chance: sia chiaro. Soprattutto dopo la frattura del secondo e del terzo metatarso del piede sinistro di Mc Kennie, dopo un'entrata ruvida di Estupinan (altro cartellino rosso mancato, oltre che il minimo insindacabile, cioè il giallo). I bianconeri ora sono, anche numericamente, in emergenza. Dietro, alle assenze di Chiellini e Rugani, si aggiunge quella di Alex Sandro, uscito all'intervallo dopo un discreto primo tempo con la fascia da capitano. A centrocampo, con l'infortunio di Weston, la Juve rimane priva di uno dei suoi migliori centrocampisti, l'unico in grado di giocare sulla trequarti considerate le degenze di Bernardeschi e Dybala. Non è da escludere il ricorso ad alcuni U23 per le prossime partite con Empoli e Fiorentina. Potrebbero tornare in auge i nomi di De Winter e di Soulè, oltre ad Aké ormai aggregato in pianta stabile con la prima squadra.

Il motto bianconero è vincere è l'unica cosa che conta. Non si sarebbe detto, dal modo in cui è stato gestito il risultato ieri sera. Si è assistito alla riproposizione di quanto visto con il Torino: gol fatto e chiusura ermetica (per modo di dire). Sigillare e mettere sottolio il risultato può far sviluppare il temibile botulino. Un altro limite è quello di servire ancora troppo poco, o male, il bomber Vlahovic. È vero, il centravanti è arrivato da poco e il gioco si sta pian piano assestando intorno alla sua stella. Albiòl ieri è riuscito a limitare abbastanza bene il serbo ma, con tutto il rispetto, non è il primo difensore d'Europa. Lo stesso vale per Bremer, nel derby. Il brasiliano, che è pur forte, sembrava Van Dijk. Questo perché i compagni hanno servito Dusan in modo prevedibile, leggibile e ripetitivo. Non è stato innescato negli spazi, né sull'esterno. Ieri, il pareggio del Villarreal è nato da una situazione di gioco simile: palla in uscita a Vlahovic (troppo arretrato, così come il posizionamento della squadra), fallo di Albiòl non ravvisato dall'arbitro Siebert (che non è stato autore di una prestazione formidabile), e gol del pareggio entro 14 secondi.

Per il ritorno la Juve parte da una posizione di vantaggio, potendo disporre del match point davanti ai propri tifosi allo Stadium. Dopo due stagioni, i bianconeri non hanno perso l'andata degli ottavi di finale di Champions: questa è già una notizia. A Torino, però, non basterà quanto visto ieri. È ancora fresco e lancinante l'esempio di quanto accaduto all'Atalanta del Gasp contro il Villarreal nel girone. Il ritorno della sfida a Bergamo, decisivo per il passaggio del turno, è stato rimandato per la perturbazione atmosferica al giorno dopo ed è finito in tragedia per i nerazzurri, nonostante la fiducia e le sensazioni positive della prima ora. 3-2 per la squadra di Emery dopo un avvio accecante e una rimonta solo sfiorata dai padroni di casa. Molto dipenderà anche dalla situazione infortuni. Anche il Villarreal aveva pezzi da 90 fuori. Se la Juve non riuscirà ad avere la meglio sugli amarillos in casa sarà bene che si accomodi fuori dalla coppa più prestigiosa. Come era prevedibile, il passaggio del turno si deciderà al ritorno e sarà come una finale. Questa volta la Juve non deve rimontare una situazione di svantaggio e avrà meccanismi ancora più oliati.

Vlahovic, autore di un gol dopo appena una manciata di secondi. Fonte foto: Adnkronos
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Un'economista che lavorava nel Comitato Organizzatore dei Mondiali di calcio in Qatar, Paola Schietekat, è stata condannata dopo aver denunciato gli abusi sessuali subiti. 

Ci sono state anche notizie positive. Vlahovic si è sbloccato dopo appena trentadue secondi in Champions League, con un gol da grande centravanti. La qualificazione della Juve rimane appesa proprio alla sua prodezza. Se la rete decisiva inventata contro il Sassuolo non fosse stata incomprensibilmente assegnata a Tressoldi come autogol, Dusan sarebbe al suo terzo centro (alla prima presenza con la Juve), in tre competizioni diverse. La squadra imparerà a conoscerlo meglio e viceversa. In attesa del ritorno lontano di Chiesa i bianconeri sono al sicuro. Nelle prossime partite di campionato riuscirà ad andare in doppia cifra, visto che la Juve incontrerà anche squadre che le consentiranno di sviluppare una manovra offensiva avvolgente, e di rifornire il serbo.

Un'altra considerazione da fare riguarda l'attuale stato di forma atletica della squadra su cui pesano i carichi di lavoro della preparazione in vista della seconda parte di stagione. A marzo i bianconeri saranno più in palla e avranno assimilato meglio anche la presenza dei nuovi arrivati.

Allegri ha dichiarato che lavorerà molto sulla fase offensiva della squadra, soprattutto a livello psicologico. Il tecnico livornese ha colto l'elemento emotivo che si annida dietro al baricentro eccessivamente arretrato dei suoi. Finora si è concentrato soprattutto sulla fase difensiva.

Il prossimo appuntamento è sabato pomeriggio a Empoli, dove la squadra di Allegri vuole tornare a vincere, per riprendere la corsa Champions in campionato e prepararsi alla caldissima sfida di Coppa Italia contro la Fiorentina, che non vede l'ora di riabbracciare Vlahovic con la nuova maglia. 

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