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Jean Bosco e il miracolo del calcio che unisce: il cortometraggio "Sopra la barriera"

Dal Camerun a Roma, l'allenatore delle giovanili Liberi Nantes è tra i protagonisti del film della Lega Nazionale Dilettanti che racconta lo sport come strumento di accoglienza e coesione sociale. 

«Quando un bambino fa un bel tiro, bisogna dirgli bravo. È così che prende fiducia, che impara a credere in sé stesso». Nelle parole di Jean Bosco Honba, allenatore delle squadre giovanili dei Liberi Nantes di Roma, c'è una filosofia semplice e potente: lo sport come strumento educativo, come occasione per trasmettere sogni e opportunità a chi spesso ha trovato porte chiuse.

Jean Bosco, nato nel 1979 in Camerun e arrivato in Italia da giovane, non ha realizzato il suo sogno di diventare calciatore professionista. Oggi, però, vive una nuova sfida: allenare ragazzi under 10 e under 19 in una delle società più simboliche del calcio sociale italiano. «Cerco di far sì che i miei giocatori possano arrivare dove io non sono riuscito», racconta, «ma soprattutto di crescere come persone».

La sua storia e quella di tanti giovani migranti trovano spazio nel cortometraggio "Sopra la barriera: calcio, immigrazione, integrazione", prodotto dalla Lega Nazionale Dilettanti. Quindici minuti di immagini e testimonianze che documentano la forza di un calcio diverso, fatto non solo di gol e classifiche, ma di accoglienza e comunità.

Il progetto coinvolge tre club italiani molto particolari: i Liberi Nantes a Roma, l'OroNero Black&Gold a Foggia e il Sant'Ambroeus Football Club a Milano. Tre esperienze che, da nord a sud, offrono un pallone e una maglia a rifugiati, richiedenti asilo e persone emarginate, trasformando lo sport in un linguaggio universale capace di creare legami e abbattere barriere.

Per Luca De Simoni, coordinatore dell'area responsabilità sociale della LND, si tratta di un vero e proprio "miracolo sportivo": «Lo sport non deve limitarsi al campo. Deve diventare strumento di inclusione, di crescita, di speranza. Le storie di Liberi Nantes, Sant'Ambroeus e OroNero lo dimostrano: accogliere un ragazzo e farlo sentire parte di una famiglia è il primo passo verso un futuro migliore».

"Sopra la barriera" rappresenta la terza tappa di un percorso che la Lega dilettanti dedica al racconto dello sport sociale. Dopo aver esplorato il calcio femminile e quello praticato in carcere, il cortometraggio punta i riflettori sul tema dell'immigrazione e sulla capacità del pallone di unire culture e generazioni.

La forza del film è quella di raccontare storie senza filtri, mostrando la quotidianità di giovani che trovano nello sport non solo un passatempo, ma una possibilità concreta di integrazione. In campo, le differenze si attenuano, le paure si riducono e ciò che resta è la passione comune per il gioco.

Per Jean Bosco, che nel 2020 è stato accolto dall'associazione Liberi Nantes, il calcio è più di una passione: è un'opportunità di riscatto personale e collettivo. Oggi, dal bordo del campo, trasmette ai suoi ragazzi il messaggio che più gli sta a cuore: lo sport appartiene a tutti, senza barriere.

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