Rito sciamanico e scaramantico in attesa della partita dell'Italia più importante di sempre
"Tu, azzurra come sei, puoi fare quel che vuoi e bella rimarrai. Io ti amo e tu lo sai". Le parole prese a prestito da Little Tony e riadattate per la casacca azzurra della nostra Nazionale. L'Italia che entra nella storia con il baseball piazzandosi tra le prime quattro al mondo (stava facendo addirittura un miracolo ma ci accontentiamo anche così con la sconfitta in semifinale contro il Venezuela), l'Italia che entra nella storia del rugby battendo per la prima volta l'Inghilterra nel Sei Nazioni, l'Italia che firma una pagina importante della Formula 1 con il trionfo sul circuito di Shanghai di Andrea Kimi Antonelli.
Figlio d'arte, diciannove anni, pilota Mercedes ha riportato l'Italia al successo nel Mondiale di Formula 1 dopo venti anni (19 marzo 2006 Giancarlo Fisichella su Renault vince nel Gp di Malesia). E Antonelli entra nella storia anche come pilota italiano più giovane vincitore di una gara valida per il Mondiale. "Italia, Italia, di terra bella e uguale non ce n'è. Italia, Italia, questa canzone io la canto a te". L'inno "moderno" di Mino Reitano dopo quello ufficiale di Goffredo Mameli (Il Canto degli Italiani che se lo citiamo come Fratelli d'Italia chissà che non scattano pure le sanzioni per la par condicio…).
E poi i grandi numeri ai Giochi Paralimpici Invernali (sedici medaglie e Italia con uno straordinario quarto posto assoluto), che seguono quelli altrettanto meravigliosi dei Giochi Olimpici Invernali, sempre a Milano e Cortina, anche qui quarto posto assoluto (anzi terzo se si considera che l'Italia ha chiuso con trenta medaglie e quindi più dei Paesi Bassi e dopo solo Norvegia e Stati Uniti).
L'Italia del tennis ormai Regina consacrata e consolidata
Non fa più notizia, poi il tennis tra Jannik Sinner e la Coppa Davis vinta anche senza di lui, già numero uno e in odore di tornare ad esserlo. E magia e stelle, emozione e commozione lo sono state anche le nostre nazionali di volley, maschile e femminile, che lo scorso anno hanno conquistato entrambe il titolo di campione del mondo. E si potrebbe andare avanti, tra il titolo mondiale dell'Italia di Subbuteo e altri successi nelle varie discipline sportive.
Fieri, dunque, come "un italiano, un italiano vero" intonava accompagnandosi con la sua chitarra Toto Cutugno, un po' di anni fa, 1983, che forse dire oggi "italiano vero" parte l'accusa di patriottismo spinto. Ma no, cari signori, lasciateci in pace, noi qui siam gente seria, parliamo solo di sport e di football, come lo chiamava l'immenso Maestro Gianni Brera.
L'attesa in Italia è tutta per la semifinale contro l'Irlanda del Nord
E ne parliamo per ingannare l'attesa, il tempo che ci separa a noi "italiani veri" dalla partita della vita. 26 marzo, semifinale contro l'Irlanda del Nord valida per i play-off che danno accesso ai Mondiali. Ora va da sé che non si può farne a meno dell'Italia in una competizione internazionale di siffatta importanza. Noi siamo stati quattro volte campioni del mondo, l'ultima volta nel 2006 sotto il cielo di Berlino.
Noi che proviamo a ribaltare le origini inglesi del soccer e a intestarci la primogenitura con il calcio storico fiorentino. Noi che siamo malati di quella palla a spicchi bianchi e neri e che a differenza degli inglesi, ma anche dei francesi, dei tedeschi e degli spagnoli facciamo del calcio una questione vitale. Noi che non abbiamo nel retro della casa il campetto di basket come gli americani ma due pali e una traversa e almeno un pallone sgonfio. Noi che i ricordi di gioventù sono sempre e solo legati al calcio. Noi che se si vuol fare rimpatriate con gli amici o si gioca a calcetto o si fa l'asta del fantacalcio.
Noi che un tempo si cresceva giocando a bigliardino (non possiamo chiamarlo calciobalilla per i motivi di cui sopra…). Noi che si facevano i compiti il pomeriggio a casa dell'amico che aveva il campo di Subbuteo, anzi c'era chi addirittura aveva la stanza del Subbuteo. Cameretta con tavolo e sopra sempre montato e pronto all'uso il "foglio" di legno compensato con il manto verde ufficiale marchiato con il logo di quell'uccello strano ma che per noi significava tirare fuori la squadretta da quella confezione in polistirolo e pronti via, tre tocchi con le dita e pedalare sotto porta.
Noi che gli anniversari, i compleanni, le date importanti le leghiamo alla memoria calcistica. "Dunque sono andato in Costa Azzurra nel 2006 perché ricordo che era l'estate dei Mondiali". E poi lo cantava già Antonello Venditti "era l'anno dei Mondiali quelli del '66 la Regina di Inghilterra era Pelè, era l'anno dei Mondiali quelli dell'86 Paolo Rossi era un ragazzo come noi" (ah a proposito il cantautore romano ha svelato da tempo che non si trattava di Pablito).
Forza Gattuso porta la nostra Italia ai Mondiali 2026
Insomma caro commissario tecnico, caro Ringhio Gattuso che in quel 2006 eri lì a Berlino, a conquistare il titolo di primi al mondo e a regalarci un modo per catalogare i ricordi delle nostre vite, non sappiamo come farai, non sappiamo cosa succederà, ma no, non puoi negarci la facilità degli esercizi di memoria legati al calcio.
L'Italia deve esserci nel Mondiale di calcio 2026. L'inno di Goffredo Mameli dovrà essere intonato sui campi delle Americhe, paesi ospitanti della competizione iridata. L'Italia che ci rende orgogliosi nel tennis, come nella pallavolo, l'Italia che conquista primati di medaglie nelle Olimpiadi invernali, l'Italia che fa miracoli e scrive la storia nel rugby o nel baseball, discipline sportive poco conosciute e praticate lungo il nostro Stivale, l'Italia non può fare a meno di rispondere presente alla chiamata del calcio, allo sport per antonomasia degli italiani. No mister Gattuso non vogliamo sentire ragioni, l'Italia si deve destare. Forza… Azzurri (sto evitando l'intervento di garanti e autorità della par condicio, spero di esserci riuscito!).



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