Come per il presidente federale anche per il commissario tecnico quale sarebbe la novità?
Si parla della panchina (un tempo) più ambita del panorama nazionale, tra dibattiti e forum, editoriali e opinioni in libertà, chiacchiere da bar e a cena con gli amici, ma gira che ti gira che ti rigira i nomi sono più o meno gli stessi. E dunque come per la carica di presidente della Figc che sembrerebbe ruotare tra l'ex presidente Coni, l'ex presidente Figc e l'ex vicepresidente Figc, non proprio tre novizi, anche per il nuovo selezionatore, utilizzare il termine che discende dal latino "nŏvus" appare, a voler essere onesti, quasi un ossimoro. E già, se la "rosa" dei papabili è composta da Massimiliano detto Max Allegri, Antonio Conte e Roberto Mancini, su tutti, cari signori ma diteci, ordunque, se siamo finiti su "Scherzi a parte".
Il primo tra i citati che non poche difficoltà sta incontrando nel rimettere in sesto il Milan, tanto che la squadra in realtà mostra le stesse, identiche amnesie del recentissimo e non proprio glorioso passato in cosa potrebbe rappresentare la vera novità, la rivoluzione, il nuovo corso, la ripartenza da zero del calcio italiano nella sua compagine più rappresentativa? Particolarmente caldo come la maggioranza dei toscani, le sue reazioni sulla panchina, con gli arbitri, in tv durante i post-partita non sono proprio come fare da supplente al presidente Mattarella nel discorso di fine anno. Ma mi si potrebbe contestare, argomentando, che ciò che conta è quello che avviene su quel magico rettangolo di gioco, dal colore verde, e allora indirizziamo la nostra riflessione a questo aspetto. Massimiliano Allegri ha vinto, abbastanza, ma qualche volta anche lui ha preso e dato delusioni, in ogni caso la sua cifra è fatta anche di "corto muso", di "fattore c", di successi tesi e di misura, di sensazione lontana da chi costruisce ma molto di più, invece, di chi gestisce. Bene, dunque, un selezionatore, un gestore, ma secondo il dibattito globale e internazionale che sta ruotando intorno al calcio azzurro, si sta annunciando urbi et orbi che siamo all'anno zero, che dobbiamo ripartire dai vivai, dai giovani, giovanissimi, quasi neonati, ci manca solo che gli mettiamo il pallone nelle culle, e quindi occorre qualcosa di diverso da mister Max.
Mister, non conte, da queste parti l'unico da accostare ai nobili, è Conte, con la maiuscola, il cognome di Antonio trainer del Napoli, (quasi) ex campione d'Italia. Si è detto di una sua autocandidatura, poi no, ci siamo sbagliati, prima il via libera di Aurelio De Laurentiis, che sembrava pronto a infiocchettarlo e portarlo direttamente in sede Federcalcio, poi qualche schermaglia a distanza, infine, sembra che il Conte bis non si farà, c'è stato già quello al Governo del paese, e lasciamo la politica fuori da questo splendido spazio. In ogni caso anche per Antonio Conte vale un'analisi per alcuni aspetti similari a Massimiliano Allegri, come la via che porta alla sede della Figc. E cioè che Antonio Conte li vuole già belli e pronti da spremere, ama vincere, si sente frustrato come un leone in gabbia con museruola se deve costruire con pazienza e calma, se il suo giudizio non viene legato ai risultati ma magari ad aver messo i primi mattoncini di una nuova costruzione della quale beneficeranno tra qualche anno, dopo di lui.
Giungiamo con celerità, ordunque, al terzo dei big sopracitati ovvero Roberto Mancini, già campione d'Europa con l'Italia nel 2021 (titolo in almanacco però nel 2020 anno funesto in mascherina ma, ahinoi, non era uno scherzo di Carnevale…). Il "gemello del gol" con Gianluca Vialli della "Samp d'oro" prima e raffinato trequartista della Lazio in chiusura di carriera da calciatore, ne capisce, come pochi, di calcio. Mancini ha visione, intuizioni dalla panchina, "vede la partita", dote non comune a tutti gli allenatori. Ma presenta due (importanti) criticità, la prima è che alla pari dei suoi due illustri colleghi per blasone e ambizione vuole campioni e vincere, nessuno lo immagina in un ruolo alla Sergio Vatta, il mago dei giovani, il raffinato "papà" di intere generazioni di nuove promesse del calcio, forse il migliore in assoluto ad allevare vivai, e al Torino per anni i giovani erano miniera inesauribile grazie a questo galantuomo di altri tempi, definito non a caso "allenatore di persone" per la straordinaria capacità di trasmettere i valori umani prima di disegnare schemi su lavagnette e distribuire lezioni tattiche. E, la seconda criticità è legata proprio al concetto della prima, ovvero che sarà difficile spiegare alle nuove generazioni la scala dei valori, le priorità, se poi dissidi con un dirigente, ambizioni personali, sontuosi (e sacrosanti) contratti proposti in sfere geografiche ancora novelle di grande calcio sono stati anteposti alla Nazionale, alla squadra della Patria, a quello che era un tempo il gradino più alto della carriera di un allenatore. Certo c'è il pentimento, l'ammissione di colpa, dire "scusate signori ho sbagliato", ma il comandante non dovrebbe abbandonare la nave, e in un certo qual senso Roberto Mancini, purtroppo, è stato protagonista di tale infausto episodio.
E quindi che si fa? Le strade possono essere soltanto due. Ammainata la troika sopracitata, salutate con fazzoletto anche tentazioni esotiche, tipo Mourinho o Guardiola, perché poi andrebbe spiegato quale strana idea sarebbe balenata per la testa a chi deve ricostruire il calcio nostrano e chiama a guidarlo chi viene da terra straniera. Un po' come un ristorante italiano che lancia una proposta a chilometro zero e poi porta in tavola sushi o ramen. Le strade, dicevamo, possono essere soltanto due. Eccole in rigoroso ordine alfabetico: Baldini Silvio nato a Massa l'11 settembre 1958, Ranieri Claudio nato a Roma il 20 ottobre 1951. E la citazione anagrafica non è superflua ma voluta. Si tratta di due giovanotti abbastanza cresciuti, pochi grilli per la testa e l'idea, senza se e senza ma, che la Nazionale Italiana è l'approdo finale, il punto più alto di una carriera. Il primo, attuale mister dell'Under 21 e mai abbastanza celebrato, merita la panchina azzurra ben oltre le due gare amichevoli per le quali sarà commissario tecnico. Due occasioni che quasi sicuramente gli consentiranno di fare ciò che è veramente giusto, ovvero convocare i suoi ragazzi dell'Under e farli giocare da titolari nella Maggiore, con i suoi valori e le sue regole, dal soggiorno in camera doppia al divieto di cellullari, mister Baldini sa come si fa a spiegare cosa rappresenta il ruolo di calciatore, cosa rappresenta la Nazionale di Calcio, cosa significa essere milionari per divertirsi con un pallone a fronte di chi non arriva a fine mese. Ma le due partite invece di essere "una foto ricordo" per casa Baldini dovrebbero in realtà essere l'inizio di un percorso coraggioso e necessario, di un contratto quadriennale come Ct dell'Italia, allora sì che si potrebbe parlare di anno zero, di ricostruzione e rifondazione, di Nazionale di calcio come esempio per i giovani.
Per analoghi motivi anche se lo stile è meno diretto e più diplomatico, tranne il recente e turbolento "duello" con Gasperini, l'altra soluzione è Claudio Ranieri. A chi sta muovendo la stessa contestazione rivolta prima a Roberto Mancini, rispondiamo che si tratta di due situazioni completamente diverse, e soprattutto mister Ranieri non ha abbandonato, al limite non è salito a bordo, considerando che già stava prendendo il comando di altro importante naviglio e non riteneva il caso di abbandonarlo, né di fare il traghettatore ballerino, un po' qui, un po' là, che poi si rischiava di fare la fine di Pippo Franco ne "Il tifoso, l'arbitro e il calciatore" film del 1983 dove indossa per motivi familiari gli abiti del tifoso della Roma e quelli della Lazio contemporaneamente durante un derby e stremato dal "balletto" si confonde su quale squadra sostenere in quel momento. Claudio Ranieri è persona seria, il calcio non è un film, e per far ridere meglio Pippo Franco, il monumento dei tifosi del Cagliari e del Leicester ha preferito rinunciare all'occasione della vita. Ora, però, portata in porto la nave Roma il discorso sarebbe diverso, la società giallorossa potrebbe organizzarsi in tempo, Ranieri avrebbe completato un anno calcistico da dirigente, e poi, a dirla tutta, la vera soluzione per la Roma è salutare con affetto Ranieri e Gasperini, e anche lì ricominciare da zero, Totti dirigente, De Rossi in panchina, Bruno Conti presidente invece di farlo andare via dopo una vita dedicata alla compagine capitolina. L'approdo alla Nazionale Italiana ora è giusto e sacrosanto per Claudio Ranieri. Anzi, chiudiamo con l'ultima provocazione, Claudio Ranieri direttore tecnico a capo di tutte le nazionali e Silvio Baldini commissario tecnico dell'Italia. La proposta è pronta in tavola, cari lettori, ed è, senza ombra di dubbio, "a chilometro zero"…



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