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Issaka Coulibaly, il portiere fantasma morto di freddo e di clandestinità

Morire di freddo e di clandestinità in una città come Milano. La storia di Issaka Coulibaly, scappato dal Togo inseguendo il sogno di una vita diversa. 

Periferia est di Milano, via Arcangelo Corelli, angolo via Rivoltana. C'è un palazzone in rovina, abbandonato, fatiscente. È qui che si ritrovano, per scappare dal freddo della notte, gli ultimi della città, i fantasmi, spesso migranti, senza fissa dimora. È qui che Issaka Coulibaly, 27 anni, originario del Togo, è morto, la notte del 25 novembre scorso.

A trovarlo gli agenti e i medici che non hanno potuto far altro che constatare il suo decesso, legato alle temperature troppo rigide. In tasca solo un documento. Ci sono voluti mesi per ricostruire la sua storia, per offrire qualche informazione in più dietro a un nominativo e ad una foto. A farlo sono stati i ragazzi del St. Ambroeus, squadra milanese di rifugiati e richiedenti asilo, che proprio a via Corelli gioca le sue partite in casa, nel campionato di Seconda Categoria. Issaka Coulibaly è infatti passato anche per di qua, ad allenarsi con la maglia del "Piccione".

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Calcio e integrazione. La storia del Pineto United, squadra popolare di migranti - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Nella periferia Nord Ovest di Roma c'è una squadra, anzi una famiglia, che usa il calcio come strumento di integrazione e inclusione. Questa è la storia del Pineto United, raccontata per noi dalle parole del suo allenatore, Pietro Lucari. 

"Ci sono morti per cui si può solo provare enorme dispiacere, ci sono morti invece per cui non si può che provare molta rabbia - si legge in un post su Facebook della squadra - Morire di gelo in una città come Milano non può essere classificato semplicemente come morte naturale, se a Issaka fosse stato concesso di vivere regolarmente con dei documenti molto probabilmente non staremmo scrivendo questo post, e lui, con una vita regolare, magari starebbe pensando a come rincominciare il campionato dopo la pausa invernale". Non una semplice morte naturale, insomma, non una semplice morte legata al freddo: "Issaka è morto di clandestinità, perché quando non ti viene concesso di avere dei documenti sei costretto a vivere e a morire ai margini della società, senza un permesso di soggiorno, senza la possibilità di lavorare regolarmente, senza la possibilità di affittare una casa, guidare una macchina o accedere a quei servizi basilari che sono concessi a tutti".

Come si legge su Avvenire, però, le persone senza fissa dimora non muoiono solo d'inverno. Stando ai dati della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, nelle ultime quattro stagioni 79 persone senza una casa sono decedute d'inverno, 53 in primavera, altri 53 in estate e 60 in autunno. "La strada è purtroppo ancora l'unica casa possibile per troppe persone in stato di bisogno - ha spiegato Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli - va implementato e potenziato il sistema cittadino di accoglienza in favore di persone senza fissa dimora, ancora in troppi rischiano di morire di freddo e di stenti in città". Troppi ancora rischiano di morire di clandestinità. Proprio come successo a Issaka Coulibaly, il portiere fantasma scappato dal Togo per una vita diversa. 

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