Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Irlanda-Israele, dentro una partita che il calcio non può ignorare

Questa sera a Debrecen Irlanda e Israele si affronteranno nella Nations League. Ma la vigilia è stata segnata da proteste, prese di posizione e divisioni interne alla nazionale irlandese. Jason Knight ha detto che la partita non dovrebbe essere giocata, Gavin Bazunu ha rinunciato alle due gare e ieri i giocatori hanno discusso per ore prima di votare a maggioranza per scendere in campo. Intanto Amnesty International ha chiesto alla UEFA e alla FIFA di sospendere Israele dalle competizioni. 

Questa sera, a Debrecen, Irlanda e Israele scenderanno in campo per la seconda giornata di Nations League. Una settimana più tardi, il 4 ottobre, le due nazionali si affronteranno nuovamente a Bačka Topola, in Serbia.

Da mesi intorno a queste due partite si è sviluppato un dibattito che ha coinvolto tutto il mondo del calcio e che, ancora una volta, ha messo in discussione l'assunto secondo cui "il calcio non deve entrare nella politica" e viceversa.

Nelle ultime settimane, in Irlanda, oltre 160 sportivi hanno chiesto alla nazionale di boicottare le partite. La campagna "Stop the Game", lanciata dal collettivo "Irish for Palestine", ha esercitato pressioni sulla FAI, la Federazione Calcistica Irlandese, con lo stesso obiettivo. Nel 2025, il 93% dei membri della Federazione aveva votato una mozione per chiedere la sospensione di Israele dalle competizioni UEFA. La FAI, appurato che la UEFA non avrebbe proceduto con l'esclusione di Israele, ha - quindi - scelto di onorare il calendario e di giocare le due gare, dichiarando che un boicottaggio delle partite avrebbe avuto conseguenze rilevanti per l'intero movimento calcistico irlandese.

Era, dunque, inevitabile che con l'avvicinarsi dei due match le pressioni sarebbero nuovamente aumentate. Quello che, forse, era meno scontato era il fatto che il dibattito e le proteste avrebbero coinvolto in prima persona i calciatori della nazionale Irlandese.

Giovedì scorso, dopo la sconfitta per 1 a 0 contro il Kosovo, il centrocampista dell'Irlanda Jason Knight è stato il primo giocatore a dire pubblicamente ciò che molti avevano già espresso dietro le quinte: "I don't think the game obviously should be going ahead, but it is going ahead". Vale a dire che questa partita non s'a da fare ma purtroppo si farà. Knight ha spiegato che la squadra avrebbe discusso collettivamente della questione, lasciando intendere quanto fosse difficile per i giocatori trovarsi a gestire le conseguenze di una decisione calata dall'alto dalla massima istituzione del calcio irlandese.

Il capitano Dara O'Shea ha parlato di una squadra che si sente "esposta", mentre Chiedozie Ogbene ha criticato la UEFA per aver messo i calciatori in una posizione che, a suo giudizio, non dovrebbe ricadere sulle loro spalle. La sensazione emersa dalle dichiarazioni dei giocatori è quella di un gruppo chiamato a giocare una partita che avrebbero fatto volentieri a meno di giocare.

Le proteste dei tifosi irlandesi contro la partita con Israele

Riprova è quanto accaduto nell'intera giornata di ieri.

La conferenza stampa dell'Irlanda a Debrecen è stata rinviata pochi minuti prima dell'orario previsto. Anche l'allenamento è stato posticipato. Mentre i giornalisti attendevano allo stadio, i giocatori erano riuniti in albergo per discutere della possibilità di assumere una posizione collettiva.

Al centro della discussione c'era anche la scelta di Gavin Bazunu. Il portiere dell'Irlanda e del Bolton, infatti, ha comunicato alla squadra di non voler prendere parte né alla partita di Debrecen né a quella del 4 ottobre in Serbia. Alcuni giocatori avevano valutato la possibilità di seguirlo, ma non si è arrivati a un boicottaggio collettivo.

Dopo ore di confronto, la squadra ha votato. Una "maggioranza significativa" ha scelto di giocare entrambe le partite. Il numero esatto dei voti non è stato reso pubblico. Si sa, però, che almeno un 5-7 calciatori sarebbero stati contrari a disputare le partite.

La decisione non significa che la questione sia stata archiviata o che la partita verrà giocata come nulla fosse.

I giocatori dell'Irlanda hanno concordato una serie di gesti di protesta: indosseranno fasce nere per ricordare le vittime del genocidio e rinunceranno ad alcune delle tradizionali formalità pre-partita. I compensi relativi alle gare dovrebbero inoltre essere destinati a un'organizzazione umanitaria attiva a Gaza.

Scelte che fotografano perfettamente la contraddizione nella quale si è ritrovata la nazionale irlandese: giocare, ma senza fingere che si tratti di una partita come le altre.

Che non sarebbe stata una partita come le altre lo aveva fatto capire nei giorni scorsi il commissario tecnico dell'Irlanda, Heimir Hallgrímsson, che nell'introdurre le due partite aveva chiarito che non avrebbero giocato con il genocidio ma contro il genocidio. Che non avrebbero giocato con Israele ma contro Israele. Dichiarazioni che avevano lo scopo di mettere in evidenza la differenza tra il disputare una partita e il condividere ciò che sta accadendo a Gaza.

La Israel Football Association (IFA) aveva reagito duramente alle parole del CT, accusando Hallgrímsson di stupidità, ignoranza e ipocrisia. Parole a cui ha risposto il Taoiseach irlandese Micheál Martin definendo "inaccettabili" le dichiarazioni della Federazione israeliana contro il tecnico dell'Irlanda, sostenendo inoltre la posizione espressa dal segretario generale dell'ONU António Guterres sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania.

Qualche giorno prima, il 22 settembre, era stata Amnesty International a chiedere alla UEFA e alla FIFA di sospendere l'IFA, definendo inconcepibile la partecipazione di Israele alla Nations League. Amnesty contesta in particolare il coinvolgimento della Federazione israeliana nei campionati ai quali partecipano club con sede negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania.

Non è una questione nuova.

Amnesty aveva già chiesto nel 2025 alle due massime istituzioni del calcio mondiale ed europeo di intervenire, sostenendo che i club degli insediamenti non dovessero partecipare alle competizioni organizzate dalla Federazione israeliana. Questione che anche la PFA, la Federazione Calcistica Palestinese, ha portato davanti alla FIFA. Nel marzo 2026, però, Infantino&co. hanno deciso di non adottare provvedimenti contro l'IFA su questo specifico punto, richiamando la complessità dello status giuridico dei territori palestinesi occupati.

Di fatto, alla luce della richiesta di Amnesty così come della PFA, quel che si è mosso (e si sta muovendo) attorno ad Irlanda - Israele assume un valore ancora più importante che va oltre il fatto di giocare o meno contro Israele. A essere messo in discussione è il ruolo stesso che la UEFA e la FIFA intendono assumere davanti alle accuse riguardanti la complicità dell'IFA con le politiche di occupazione e apartheid di Israele.

È questo il punto, da una prospettiva politica, più interessante.

Hallgrímsson, il CT dell'Irlanda, che aveva parlato di partita "contro il genocidio" per Irlanda Israele

La FAI ha deciso di giocare. La UEFA ha, da sempre, sostenuto che le due partite si sarebbero giocate. La FIFA ha scelto di non intervenire sulla questione della violazione dei suoi stessi statuti da parte di Israele in relazione alla questione dei club presenti nei Territori Occupati illegalmente. Intorno a queste decisioni si è costruito un fronte di mobilitazione che comprende società civile, sportivi, ex calciatori, una parte del mondo politico irlandese e ora anche alcuni giocatori della nazionale.

Non è un caso che Kevin Kilbane, ex nazionale irlandese, abbia paragonato l'attuale situazione al rapporto tra sport e apartheid sudafricano, sostenendo che l'Irlanda avrebbe potuto assumere una posizione collettiva per porsi dal lato giusto della storia. È un parallelismo storico che appartiene ormai al dibattito sul ruolo dello sport nei conflitti internazionali, pur con tutte le differenze tra i diversi contesti.

La questione è, infatti, più grande di Irlanda-Israele. Riguarda il modo in cui il mondo del calcio definisce il proprio concetto di "neutralità". Perché quello che dovrebbe essere semplicemente uno sport oggi è un potentissimo strumento nelle mani della politica nella continua lotta per l'egemonia culturale. Le stesse Federazioni calcistiche, del resto, non operano in un vuoto politico ma decidono chi può partecipare ad una competizione, distribuiscono risorse, costruiscono relazioni parastatali e garantiscono visibilità internazionale. Per questo il concetto di sportswashing, utilizzato dai movimenti che contestano la partecipazione israeliana alle competizioni internazionali e continentali, è diventato centrale nel dibattito. L'accusa è che la normalità e visibilità della competizione sportiva possa contribuire a normalizzare, agli occhi del pubblico internazionale, situazioni politiche contestate come l'occupazione dei territori palestinesi o le politiche di apartheid e pulizia etnica portate avanti da Tel Aviv.

A Debrecen, domani, si giocherà comunque.

Ma sarà difficile raccontare questa partita come un semplice appuntamento della Nations League. Perché la decisione di giocare è stata presa dalle istituzioni e, solo successivamente, confermata dalla maggioranza dei calciatori irlandesi. C'è stato, comunque, chi ha detto pubblicamente che la partita non si sarebbe dovuta giocare e chi come Gavin Bazunu ha deciso di non giocarla questa partita.

Una decisione che rappresenta un precedente potenzialmente importantissimo perché dimostra che è possibile anteporre alla propria carriera, al volere delle Federazioni e dei club e al risultato sportivo quelli che sono i propri valori e le proprie idee. Bazunu ha dimostrato che nulla è impossibile, anche in un mondo come quello del calcio, ma che è tutta una questione di volontà!

E allora speriamo che il suo gesto diventi contagioso e che tanti altri calciatori da ora in avanti si rifiutino di giocare contro chi rappresenta e normalizza un genocidio! 

Ci vorrebbe una bacchetta magica o forse un po' di...
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://mail.il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...