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Intervista ad Andy Selva: "Da Roma a San Marino, tra le sfide con Puyol e la maglia di Raul"

Con la scusa di Sassuolo Roma, abbiamo intervistato Andy Selva che è partito proprio dalla capitale per arrivare a essere il più grande marcatore della storia del San Marino. Ecco le sue parole

Per scrivere la storia bisogna fare delle scelte. Strane, inaspettate, inattese. Scelte di vita, oltre che di carriera. Scelte come quella di Andy Selva, che nella storia c'è entrato con la maglia del San Marino, con cui è primatista di presenze, 73, e reti, 8. Tra queste anche la firma sull'unica vittoria della nazionale del Titano, nel 1 a 0 contro il Lichtenstein. "Eppure non è stata quella la partita più emozionante" ci racconta in questa intervista che era nata, in realtà, con la scusa della sfida tra Roma e Sassuolo

Sì, perché Andy Selva è nella top ten dei marcatori di sempre della squadra neroverde, con 29 reti dietro, tra gli altri, a Berardi, Caputo e Defrel. Ma soprattutto Andy Selva inizia il suo viaggio nel mondo del calcio proprio a Roma, città dove nasce e dove tira i primi calci, città di cui va vicino a indossare i colori in più di un'occasione. 

Ma per una porta che si chiude, ecco che si apre il portone. Un portone che lo porta in giro per l'Italia e per l'Europa, a sfidare Carles Puyol e a scambiarsi la maglia con Raul, "perché nel calcio e nella vita non è importante il ranking o la classifica". Ed Andy Selva ce lo racconta a modo suo, in questa intervista.  

Andy Selva, centravanti d'altri tempi. Fonte: Canale Sassuolo

Mister la sua avventura parte dalla capitale, dove precisamente?

Sono di Tor Tre Teste. È lì che ho iniziato a giocare, ho fatto tutte le giovanili per poi passare al Latina, con allenatore Agostinelli. Lo avevo conosciuto a un torneo di calcetto, mi ha voluto fortemente lì e così è iniziato il mio percorso nel calcio.

Un percorso in cui sfiora la Roma, giusto?

L'ho sfiorata più volte, sia Roma che Lazio. Il mio temperamento però mi ha un po' frenato soprattutto nelle giovanili. Ci sono stati diversi provini in cui dovevo essere preso da Bruno Conti, il problema però era il mio anno: sono del 1976, avrebbero dovuto farmi un pre-contratto e alla fine decisero di puntare su un ragazzo delle loro giovanili.

Si ricorda chi c'era in quei provini?

Beh, l'annata era quella del '76, fai tu le tue supposizioni…

Quella di un certo Francesco Totti.

Un'annata abbastanza importante (ride, ndr)

E tra le tante tappe della sua carriera c'è anche quella a Civita Castellana, nel 1995-96.

Ho ricordi molto belli, come presidente c'era Ciappici, in attacco insieme a me c'era Boccia, sulla panchina invece Puccica. Fu un'annata veramente bella.

E poi su e giù per lo stivale, in giro per l'Italia. Qual è la piazza che le è rimasta nel cuore?

Sicuramente Sassuolo e Verona sono state le esperienze più affascinanti. Per certi versi opposte: Sassuolo ha una tifoseria più calma, tranquilla, Verona invece è piazza importante, ha vinto uno scudetto, e ha un tifo molto caloroso, passionale.

Com'è nata la scelta di giocare per il San Marino?

Avevo la fortuna di possedere il passaporto, ho molti parenti qui a San Marino, fratelli di mio nonno. Era lui a raccontarmi del Titano, ma non c'ero mai stato, non sapevo neanche dove fosse per dirla tutta. Arrivò il periodo del militare, avrei dovuto fare i paracadutisti in Sardegna allora preferii compilare la domanda scrivendo San Marino. Qui ho scoperto la nazionale, che non conoscevo, ho provato all'Under 21 ed è subito iniziata bene: esordio con gol nel 4 a 1 con la Turchia. Poi la nazionale maggiore. È stata una scelta importante, fino all'Under 20 giocavo per l'Italia, alla fine ho accettato e mi sono trovato benissimo, anche se parliamo ovviamente di una nazionale che è tra le ultime del ranking. Penso che sia un'esperienza che tutti, anche chi gioca in Serie A, dovrebbero provare.

Perché?

Perché nel calcio spesso si è troppo egoisti, nel San Marino invece rappresenti il tuo stato in una maniera diversa, tutti si aspettano quel qualcosa in più da te, soprattutto se giochi in determinate piazze, ti fanno sentire importante, ti fanno tirare fuori quello che nei club non riusciresti a dare. 


Andy Selva e Alberto Malesani, ai tempi del Sassuolo. Fonte foto: Canale Sassuolo.
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Da Brindisi e Buenos Aires, passando per Napoli. Il viaggio di Gianni Di Marzio - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

E se c'è una ragione per tutto, allora uno come Gianni Di Marzio se ne poteva andare solo in una città come Padova. Perché in nessun'altra fetta di terra ci si è tanto sforzati di alzare lo sguardo per liberare il cielo dalla scatola di cartapesta nella quale era imprigionato.

Altro che ultimi insomma.

Esatto, è quello che ho provato a far capire durante una conferenza stampa, a Wembley. In passato altre grandi nazionali come la Germania, l'Inghilterra, avevano storto il naso per la nostra presenza. Mi chiesero perché eravamo in quella competizione. Finché si parla va bene, ma quando si mette arroganza e presunzione, quando si va sui sentimenti, quando si toccano particolari corde prima della partita allora non è corretto. Gli ho risposto che noi eravamo ultimi, ma anche loro non avevano mai vinto niente. Erano gli ultimi a parlare anche loro. C'è stato un attimo di silenzio in sala, li ho rimesso al loro posto.

E con la maglia della sua nazionale di sfide indimenticabili ne ha vissute molte. Qual è stato l'avversario più ostico?

Ce ne sono tanti, ma il più difficile fu senz'altro Carles Puyol, mi diede parecchio filo da torcere. Leggeva tutto in anticipo, era sempre corretto, a ogni fallo mi batteva il cinque. Un vero campione, una grande persona, penso non ne parli male nessuno. In questa grande avventura di persone così ne abbiamo scoperte tante, persone umili nonostante fossero grandi campioni.


Andy Selva, numero 10 e fascia da capitano col San Marino, contrasta Angelo Ogbonna. Fonte foto: Sportellate


Come chi altro?

Come Raul ad esempio. Gli chiesi la maglia durante una conferenza stampa. A fine partita venne proprio lui nel nostro spogliatoio, bussò, chiese permesso, mi portò la maglia e si congratulò con tutti. Poteva anche non darmela, andarsene via. E invece no. Oppure penso a Damien Duff, grande esterno del Chelsea e dell'Irlanda. Durante una partita in casa nostra mi venne a chiedere dove giocavo, mi diede il biglietto da visita del suo procuratore. Oppure, ancora, il capitano di Andorra, dopo la partita andammo a bere una birra, qui a San Marino e da lì è nata una bella amicizia. Ecco non è la classifica, non è il ranking o la squadra a essere importante.

E in questa avventura qual è stata la partita più bella?

Senza dubbia quella contro l'Irlanda per le qualificazioni a Euro 2008. Perdemmo 2 a 1 ma fu unico. Mi chiederai perché allora non la vittoria, l'unica, contro Lichtenstein, partita in cui ho anche segnato. La partita con l'Irlanda mi lasciò un'emozione aldilà del risultato. Avevamo appena perso un compagno di squadra, Federico Crescentini. Era morto salvando una vita in vacanza, una ragazza stava affogando, lui si è tuffato per portarla a riva. Lei ce l'ha fatta, lui no. Lo abbiamo commemorato in campo, abbiamo giocato in dodici, fino al 93esimo eravamo 1 a 1. Poi segnarono loro e perdemmo. Ma fu una partita da brividi.

Veniamo alla partita tra Roma e Sassuolo. Da grande attaccante, un giudizio su Scamacca, che non ci sarà per squalifica, e Abraham.

Sono due giocatori completamente diversi ma altrettanto forti. Abraham è una scoperta per me, dopo i 18 gol in Inghilterra nel Chelsea sembrava perso e invece a Roma sta facendo molto bene, i giallorossi hanno fatto gran colpo. Scamacca è un calciatore ancora giovane e ha scelto una piazza ideale per crescere. Sassuolo sa valorizzare i giovani, ha una società con un progetto, con una visione. Verrà sicuramene su bene.

Infine la sua carriera da mister, come sta andando sulla panchina del Pennarossa?

Molto bene, abbiamo una squadra giovane, siamo una delle formazioni che fa da serbatoio maggiore alla nazionale con tanti ragazzi sanmarinesi. Insomma, è una bella soddisfazione.

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