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Intervista a Sacha Lanci, assistente preparatore dei portieri al Watford

Abbiamo avuto il privilegio di parlare con Sacha Lanci, assistente preparatore dei portieri al Watford. Tra i temi affrontati: la Coppa del mondo Gazzaniga, gli Azzurri e il movimento calcistico italiano - compreso quello femminile - il rapporto delle nuove generazioni con il calcio, le possibili riforme, la Premier e il suo legame con il Napoli. Oltre ad averci parlato di sé, ha rivolto consigli ai giovani e a chi sogna di lavorare nel calcio.

Sei molto legato alla Coppa del mondo Gazzaniga. Nel calcio, mai dire mai: chiunque può sognare di alzarla un giorno, giocatori e tecnici. Forse è questo uno dei segreti della coppa. Sei d'accordo?

Assolutamente d'accordo: in un calcio sempre più povero di poesia, vedo ancora nella coppa Gazzaniga un barlume di speranza. Ho avuto la fortuna di crescere in un contesto dove il calcio era vissuto visceralmente, dove mio padre sedeva sul divano dello studio con la sua radio & schedina, seguendo tutto il calcio minuto per minuto. Io giocavo con una palla di spugna nella mia stanza e sognavo grandi imprese. Una di queste era proprio quella di alzare la Coppa del mondo.

Non avendo internet e non potendo reperire facilmente le immagini della coppa, ogni quattro anni – in prossimità dei mondiali – riuscivo a procurarmele recuperando ritagli di giornali o Guerin sportivo, cercando di disegnarla nelle varie angolature. Non ricordo che età avessi, ma dovrebbe esser stato intorno ai 10/11 anni.

Cosa rappresenta per te e per la tua famiglia?

La "fedele replica" regalata a Sacha dai genitori quando era bambino: uno dei primi sogni ad essere realizzato! (Fonte: Sacha Lanci)

Un Natale, chiesi come regalo la Coppa del mondo. Ovviamente la reazione dei miei genitori fu di incredulità: posso solo immaginare quanto possa esser stata bizzarra questa richiesta, anche e soprattutto per la difficoltà, poi, di esaudirla. Eppure, riuscirono a trovarne una replica quasi fedele. Scartai il regalo per ultimo, essendo nascosto dietro l'albero. 

Ancora oggi mi viene la pelle d'oca al pensiero. La replica è ancora esposta a casa dei miei genitori: ogni volta che vado a trovarli, non manco di prenderla in braccio! Si tratta di un bellissimo momento personale, che mi ritaglio per ricordare tutti i mondiali vinti.

Penso che questa opera sia viva, per la sua dinamicità unica. A seconda della posizione, a seconda della luce, a seconda dell'inquadratura in cui viene ritratta, la Coppa Gazzaniga riesce ancora ad inebriarmi attraverso la sua potente bellezza. Ho provato e sto ancora provando a trovare una replica esatta! Penso che dovrò andare direttamente alla GDE Bertoni di Milano per implorarne una copia. Ho in mente di visitare, a breve, il museo della FIFA a Zurigo solo per poterla finalmente ammirare da vicino.

Cosa vedi nel futuro prossimo degli azzurri?

Parlando da appassionato e da tifoso – seduto al Bar con gli amici – vorrei vedere in futuro un progetto importante, con una programmazione caratterizzata da scelte nette. Uno dei miei timori è che la conquista del brillante europeo possa mettere sotto al tappeto un bel po' di polvere e distogliere l'attenzione da argomenti veramente delicati, come la crescita e soprattutto la valorizzazione di talenti

Questo parte dalle scuole calcio così come dalle scuole pubbliche. Credo sia un argomento talmente vasto che non saprei neanche da dove incominciare. L'aspetto scolastico-formativo ricopre un ruolo chiave nel trasmettere un patrimonio alle generazioni future. Potrei stare qui a parlare per ore cercando di analizzare la situazione attuale. Vorrei vedere meno tentativi di risultati immediati, più lungimiranza e progettualità partendo dal basso.

Si può ben sperare?

Ribadisco: la mia è un'opinione personale, che sto condividendo come farebbe un appassionato seduto al tavolino al Bar dello sport, tra caffè e giornale. Sono sicuro che gli sforzi di tutto il movimento calcistico italiano non si possano ridurre ad un pensiero distante e distaccato come il mio. Se qualcuno sta lavorando affinché la nazionale italiana torni a brillare come suo solito, sono sicuro che quel qualcuno ha le competenze necessarie per fa si che questo accada

Bisogna avere pazienza e serenità, ed in Italia avverto una pressione un tantino esasperata. Non è detto che per via delle 4 stelle sul petto, l'Italia debba primeggiare a prescindere. Bisogna sostenere ed incoraggiare il nostro calcio, contestualizzandolo e adeguandolo al periodo storico. Per questo motivo reputo l'Europeo appena vinto, un'impresa impensabile.

Vedendo da fuori il nostro calcio, in cosa credi potremmo crescere realisticamente?

Non posso che ricollegarmi alla domanda precedente: sono estremamente convinto che sia più una questione culturale. Potremmo crescere sotto molti aspetti, ma dovrebbe avvenire una crescita collettiva: dal tifoso che deve imparare a fare una semplice fila per entrare allo stadio, alla società che deve permettere al tifoso stesso di poter acquistare un ticket comodamente, per fare esempi banali. In termini di calcio giocato, trovo che il livello dei tecnici sia veramente molto alto, e non mi riferisco solo alla massima serie.

Il mio augurio è che l'assillo del risultato sia meno pronunciato, ma comprendo benissimo che essendoci una pressione e delle aspettative sempre molto alte, spesso ci si ritrova ad optare per il risultato piuttosto che per tutto il resto. Bisogna avere fiducia nelle scelte fatte e puntare su chi si è scelto, con forza e determinazione: soprattutto nei momenti difficili, perché quelli arriveranno inevitabilmente e sono fondamentali per testare la solidità di un qualsiasi tipo di rapporto.

Per chi tifi nel Campionato italiano? 

Più che simpatizzare, ho la fortuna di amare il Napoli! Non è stato facile negli anni, ma sono riuscito a mantenere la fede azzurra, soprattutto nei momenti difficilissimi come la famosa retrocessione del 1997/98, dove realizzammo solo 14 punti, o il successivo fallimento del 2004.

Super lega, play-off e nuove generazioni: sono questi gli argomenti più dibattuti. Rimbalzano proposte su proposte: quale futuro prevedi per il calcio? I giovani si stanno davvero disinteressando al calcio? 

Di tutte le proposte che ho letto, una delle più interessanti potrebbe essere quella riguardante il tempo effettivo di gioco. È stato proposto di ridurre la durata degli incontri e limitare le perdite di tempo. Così facendo, si presume non avrebbero più ragione di esistere. Allo stesso tempo, mi intriga molto la rimessa laterale effettuata con i piedi, anche se andrà a discapito del mio mondo, quello dei portieri. Trovo molto appetibile l'idea di vedere i portieri svettare al limite dell'area, per una presa o una respinta con i pugni.

Il calcio negli anni è mutato molto, ed è giusto che continui a mutare: sta a noi essere bravi ad adattarci, accogliendo il nuovo che viene con curiosità e voglia di evolversi. Queste proposte ed eventuali cambiamenti penso possano far avvicinare ancor più le giovani generazioni al calcio: proprio a loro dovremmo chiedere cosa renderebbe più interessante ed appetibile questo sport.

La crescita felice e progressiva del calcio femminile italiano può essere un segnale di sviluppo?

Credo ci sia ancora troppo scetticismo verso il calcio femminile, ma sono contento che si stia espandendo a macchia d'olio. Sono contento che il calcio femminile italiano dalla prossima stagione entri nei professionisti. Se pensiamo che nel 2000 le calciatrici italiane tesserate erano circa 10 000, in questi anni ne è stata fatta di strada

Vivendo da anni in Inghilterra, posso assicurarti che il movimento femminile calcistico inglese è molto sviluppato, sia a livello scolastico sia nelle società sportive. Il mio augurio è che questo esempio possa essere d'ispirazione per il movimento italiano.

Conosco tanti colleghi che lavorano da anni nel femminile e ancora ne devo sentire uno che non sia entusiasta di questo mondo. Non ho avuto il piacere di poter constatare di persona, ma un giorno mi farebbe piacere, soprattutto per la mentalità, l'abnegazione e la dedizione di cui tutti mi parlano.

Allenare in Premier League è un privilegio. Che idea ti sei fatto del massimo campionato inglese?

Avevo due sogni da piccolo: giocare nel Napoli e giocare in Inghilterra. Non li ho realizzati da calciatore, ma ho avuto l'onore ed il piacere di realizzarli come allenatore. La Premier vista da vicino – anzi, da dentro – è più bella di quanto si possa immaginare, una macchina perfetta. Non a caso, è considerato il campionato più bello al mondo! Lo è fuor di dubbio! Non solo per la massiccia presenza di campioni ed il livello tecnico/tattico/atletico di altissima qualità: è proprio tutto il contesto a fare di questo campionato un vero diamante.

L'arrivo di Sacha al Watford (Fonte: Sacha Lanci Instagram)

Che giudizio dai alla stagione appena terminata?

È stato un anno meraviglioso per l'approccio ad una nuova cultura calcistica, un po' meno per quanto riguarda i risultati, vista la retrocessione in Championship: in una competizione di così alto livello è comprensibile l'eventualità di una retrocessione. Nonostante ciò, questa esperienza mi ha decisamente dato la spinta per focalizzare gli eventuali errori commessi, processarli e fare in modo che non si ripetano, così da poter riconquistare tutti insieme la categoria più ambita da ogni tecnico o calciatore.

Come è il calcio inglese vissuto sulla propria pelle?

C'è un livello di competenza sbalorditivo ed un rispetto dei ruoli senza eguali. Vedere tifosi di squadre diverse viaggiare insieme in metro e scambiarsi chiacchiere in totale serenità è stato per me abbastanza inusuale. Vedere tantissimi bambini e famiglie godersi gli stadi e le manifestazioni è stata una piacevole conferma di quello che prima potevo solo immaginare. Poi, c'è questa sentita usanza del vestire la maglia della propria squadra durante le gare, che non immaginavo.

I momenti o i ricordi più belli legati al calcio? 

Ne ho talmente tanti che menzionarne qualcuno farebbe del torto agli altri. In ordine sparso potrei menzionare tutte le gite allo stadio con gli amici. A livello italiano: dico il mondiale del 2006 e i caroselli per la vittoria. Ricordo la macchina di Antonio durante i festeggiamenti. A livello professionale: i rigori parati (pochi ma buoni) e quelli segnati: ben due! Inoltre, la chiamata della Primavera dell'AvellinoRelativamente alla mia esperienza inglese: ricordo il primo passo sul manto erboso del training ground del Watford FC e su quello altrettanto perfetto del Vicarage Road di Watford.

Immancabili, poi, i ricordi legati alla mia squadra del cuore: il Napoli. Penso alla vittoria sulla Juve in coppa Italia con il 3-3 in rovesciata di Paolo Cannavaro, alle stagioni partenopee di Sarri e alla videocassetta "Tutto Maradona". In particolare modo, ricordo la chiamata del settore giovanile del Napoli! Questo è il ricordo più bello. Più che la chiamata il momento in cui, da solo nello spogliatoio, indossai per la prima volta il completino per la seduta d'allentamento ed mi vidi allo specchio con la maglia partenopea. Quel momento è stato indescrivibile!

Infine, la figura di mio padre e 'A marenn e mammà: le colazioni al sacco che preparava mia madre quando andavo allo stadio che spaziavano dai panini con peperoni fritti e cotoletta, panini con polpette al sugo, la santissima frittata di maccheroni, e, per i più coraggiosi, il panino con la frittata di cipolle.

La tua storia è interessante ed avvincente, che consiglio rivolgi a chi sogna di lavorare nel calcio?

Di lavorare, di essere curiosi nell'aggiornarsi e di avere una mente estremamente aperta. Non è detto che per lavorare nel calcio, si debba entrare dalla porta principale: ci sono tantissimi altri sentieri che portano a quella meta ed ognuno di questi comporta esperienze da affrontare.

Il punto non rimane entrare, ma rimanere in un contesto del genere. Il calcio non è tutto rose e fiori e le situazioni calcistiche che mi hanno accompagnato durante la mia vita professionale mi hanno fatto cadere talmente tanto forte, che per un lungo periodo decisi di disintossicarmi, lasciando del tutto questo mondo, ripartendo da niente e da tutt'altro ambito.

Sacha durante una sessione di allenamento (Fonte: Sacha Lanci Instagram)

Un consiglio che darei a chiunque voglia lavorare nel mondo del calcio, come se lo dessi a me stesso indietro negli anni quando iniziai, è di non confondere mai questo Lavoro con la Passione. Consiglio di non permettere mai a nessuno di sminuire i propri sforzi nello studiare e nell'aggiornarsi. Questa passione richiede sacrifici come tanti altri lavori ed è giusto che venga considerato in quanto tale.

Inoltre, consiglio di domandare, chiedere, questionare senza nessuna vergogna di passare per ignoranti e superficiali. Essere chiari e cercare sempre il confronto costruttivo e non adulatorio di circostanza. Imparare ad ascoltare e a parlare con i giusti tempi e con le giuste pause. Occorre tempo per pensare e per cercare le soluzioni idonee a raggiungere i propri obiettivi, sia di squadra che personali. 

Dicono che il calcio sia solo un gioco...ma è molto, molto di più.

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