Dalle piazze agli stadi, cresce la protesta contro l'amministrazione Trump: tifosi, attivisti e club si schierano contro razzismo, repressione e politiche anti-immigrati.
"Dobbiamo riempire le strade e le piazze di tutto il Paese in numeri sempre più grandi, senza fermarci finché non diventiamo un movimento di milioni, senza cedere finché il regime non sarà più in grado di portare avanti il suo programma fascista". A parlare così da Logan Circle, Washington DC, a nord della Casa Bianca è Jim Keady, attivista, politico ma anche allenatore di calcio, con un passato nella squadra della St. John's University, a fine anni 90. "Oggi, Trump ha l'audacia sfrenata di provare a usare l'esercito degli Stati Uniti d'America per mandare il messaggio che l'esercito appartiene a lui e non alla presidenza degli Stati Uniti né alla Costituzione della nostra repubblica". E' il 15 giugno, giorno in cui si celebra la fondazione dell'Esercito americano, arrivato quest'anno al 250esimo anniversario. Eppure mentre Trump celebra e si celebra, qualcosa si sta muovendo nella società, come dimostra la manifestazione in cui è intervunto Keady, e anche nella politica, nello sport.
Qualche giorno prima, il 10 giugno, era toccato ai tifosi del Los Angeles FC prendere posizione contro l'amministrazione Trump. Nella partita contro lo Sporting Kansas City, infatti, i tifosi hanno srotolato la scritta: "Gli immigrati sono il cuore pulsante di Los Angeles". La città era stata oggetto, proprio in quei giorni, di violente proteste e rappresaglie delle forze dell'ordine, tanto che il club aveva diramato una nota ufficiale in cui scriveva: "Il LAFC crede che la vera forza della nostra comunità derivi dalle persone e dalle culture che formano il tessuto di questa splendida e variegata città. Oggi, mentre molti cittadini vivono paura e incertezza, l'LAFC è al fianco di tutti i membri della nostra comunità. Siamo con te, Los Angeles". Stessi toni e stesso messaggio che pochi giorni fa, il 4 luglio, hanno usato i tifosi dell'altra squadra cittadina, i Los Angeles Galaxy, che nella vittoria contro i Vancouver Whitecaps hanno realizzato una coreografia che recitava: "Fight Ignorance, Not Immigrants". Le frange più calde del tifo, inoltre, stanno boicottando tutte le attività e le partite della squadra, per condannare il silenzio della dirigenza e per attirare l'attenzione su quanto sta succedendo nella loro città. "A giugno, i gruppi hanno annullato la loro annuale trasferta in autobus a San Jose – ha scritto Rob Jalon su The Sporting Tribune - a cui solo pochi anni fa avevano partecipato quasi mille tifosi dei Galaxy e che di solito richiedevano almeno quattro autobus. I gruppi ritengono inaccettabile il rifiuto dei LA Galaxy di rilasciare una dichiarazione in merito alla presenza dell'ICE a Los Angeles".
Sempre a Los Angeles, la squadra femminile Angel City aveva indossato magliette con la scritta "Immigrant City Footbal Club" prima della sfida contro il North Carolina, mentre boicottaggi si registrano anche a Nashville, dove il gruppo ultras La Brigada de Oro ha lasciato vuoti gli spalti, a maggio, proprio in risposta a un raid dell'ICE. E così a Chicago, a New York, a Seattle. Qualcosa si muove nel mondo dello sport a stelle e strisce. E continuerà a farlo, se non verrà soffocato prima.





Commenti (0)