"L'Unione Sportiva Frusinate di Frosinone ha come scopo la educazione fisica ed intellettuale della gioventù frusinate"
È una bella storia italiana quella del ritorno del Frosinone in serie A. È la storia dell'orgoglio ciociaro con buona pace di chi con scarsa se non addirittura nulla conoscenza di storia e cultura ritiene di sminuire il valore delle persone definendolo ciociaro. Ne approfitto e aggiungo che analogo orgoglio nella stessa regione, il Lazio, è quello burino, per il quale vale la stessa risposta a chi crede dal pulpito della sua ignoranza, poco beata e molto maledetta, di ritenerlo una diminutio. I ciociari e i burini sono i laziali genuini e onesti, lavoratori delle località che circondano come un dedalo la Capitale, vengono dalla provincia ma non sono per questo da meno dei "metropolitani", anzi. Contadini e pastori la sanno molto più lunga dei cittadini e sono patrimonio di saggezza. E la saggezza, la capacità di saper fare un mercato oculato e intelligente, tanti giovani e altrettanti italiani, ad aver fatto la differenza nella straordinaria scalata alla vetta del Frosinone che è valsa la promozione in serie A. Un ritorno, ad onor del vero, va detto, e sottolineato, visto che negli ultimi undici anni ha conseguito ben quattro volte la promozione in Serie A (stagioni 2014-2015, 2017-2018, 2022-2023 e 2025-2026).
Il Frosinone calcio nato per la prima volta nel 1906: centoventi anni dopo
"È costituita in Frosinone l'Unione Sportiva Frusinate di Frosinone. Il sodalizio ha come scopo precipuo la diffusione presso le giovani generazioni delle discipline ginniche, della scherma, del football e degli sport atletici col fine della educazione fisica ed intellettuale della gioventù frusinate". Queste le parole dell'atto costitutivo della Unione Sportiva Frusinate (marzo 1906). "Facciamo quello che si dovrebbe fare e che ci diciamo in tanti convegni". Queste le parole di Maurizio Stirpe presidente del Frosinone appena promosso in serie A (maggio 2026) spiegando la scelta di costruire una squadra fatta di calciatori giovani e italiani. Una scelta, appunto. Prima di obblighi, regole che impongono, paletti e parametri, una libera decisione per il Frosinone di Maurizio Stirpe, figlio di Benito Stirpe, imprenditore, che è stato a sua volta e prima del figlio presidente del Frosinone Calcio, alla cui memoria è oggi dedicato lo stadio dove sono letteralmente esplosi di gioia quindicimila spettatori dinanzi alla netta vittoria per cinque reti a zero contro il Mantova che ha sancito venerdì 8 maggio 2026 il ritorno nella massima serie della rappresentativa di calcio laziale più blasonata subito dopo Roma e Lazio.
I leoni del Frosinone coraggiosamente in serie A
E da quel giorno sono partite le lodi al "modello Frosinone", facili complimenti per una squadra che era stata però criticata nonostante con Eusebio Di Francesco nella precedente ultima volta in serie A aveva dato letteralmente spettacolo, aveva giocato spesso alla pari con le big del campionato, aveva avuto una flessione finale e in una clamorosa bagarre negli ultimi minuti dell'ultima giornata clamorosamente retrocessa dopo aver occupato finanche la parte sinistra della classifica come la definiva un mito assoluto, genuino e che ha vissuto a lungo fuori dalla Capitale che gli aveva dato i natali, in paesi più piccoli, e proprio per questo più saggio, come Sor Carletto Mazzone. Forse troppo presto si è dimenticato di quanti straordinari giovani erano stati lanciato già da quel Frosinone, forse troppo frettolosamente si è archiviata l'unicità del progetto frusinate che, sì, era retrocesso in quel modo rocambolesco, e poi lo scorso anno si è salvato dalla doppia caduta della serie C, sull'orlo del baratro. "Piacer figlio d'affanno", una delle tesi predilette di Giacomo Leopardi che venivano trasmesse per decenni dagli insegnanti a scuola, un tempo sicuramente, oggi nella nuova scuola digitale chissà. E il Frosinone ha fatto esattamente come diceva il poeta recanatese, ha raggiunto la gioia dopo la sofferenza, anzi grazie alla sofferenza, che gli ha dato una forza diversa, uno sprint, una voglia, una caparbietà, per la serie "mollare mai", che ha contribuito alla straordinaria scalata.
La straordinaria scalata vincente partita dalla Ciociaria
Una scalata, come il ciclismo, il "Giro d'Italia", romantico ieri, oggi forse meno, ma comunque suggestiva metafora di vita. "Vai Girardengo, vai grande campione nessuno ti segue su quello stradone", poesia assoluta di Francesco De Gregori. Vai Frosinone a parte il Venezia nessuno ti ha preceduto in quello stradone, la scalata è stata vincente e il "modello Frosinone" lo celebriamo ben volentieri. Un modello di giovani, di italiani, di società che punta sulle strutture territoriali, in panchina un allenatore tosto, Massimiliano Alvini, che aveva voglia di riscatto dopo le ultime, poco felici esperienze, insomma, come ha detto patron Stirpe, in Ciociaria fanno "quello che si dovrebbe fare".



Commenti (0)