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Il destino dell'ex "Ballarin" di San Benedetto del Tronto

Lo strano caso dello stadio Ballarin, casa della Sambenedettese, che ha raccontato spezzoni tragici di storia del calcio e che ora sconta il consueto destino degli edifici abbandonati

Il nome dello stadio

Strana storia quella dell'ex Ballarin. Un'anagrafe che porta il nome di alcune delle peggiori tragedie del mondo dello sport nostrano e del calcio. Due in particolare. La prima, ma in senso commemorativo, ha ribattezzato l'impianto nel 1949. Il riferimento è a quanto avvenuto in volo alla formazione del Grande Torino. In memoria delle vittime della Superga infatti - o meglio di due di loro - prese il nome che porta ancora, nonostante il degrado, oggi, si sia appropriato dell'oramai ex-stadio di calcio. Aldo Ballarin di quel Torino glorioso era un perno irrinunciabile, titolare fisso in mezzo alla difesa e vincitore di quattro scudetti con i Granata; Dino invece entrò a far parte della rosa più tardi rispetto al fratello, senza mai tuttavia scendere in campo, ma continuando a ricoprire il ruolo di terzo portiere nel corso delle due stagioni in cui ne indossò la divisa. Scomparvero con i compagni di squadra in un incidente aereo che nessuno può dimenticare. Questo, tuttavia, non è il capoluogo piemontese, ma San Benedetto del Tronto, piccolo centro in provincia di Ascoli Piceno. Il ricordo di quelle vittime, infatti, riapprodava in un edificio a quel tempo (ossia verso la fine degli anni '40) ancora di recente costruzione e che sorge adesso come il monumento di una rovina nei pressi del porto della città marchigiana.

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Sospeso nella nebbia - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

7 a 0 era un passivo troppo pesante per qualsiasi portiere, anche per uno come Michele Petruzzellis, portiere la domenica e caldaista durante la settimana. Sì, caldaista. Un bravo caldaista, quello che, per intenderci, ripara le caldaie. Nella provincia di Pavia, nel suo campo, era ritenuto un vero mago. Col suo furgoncino percorreva chilometri e chilometri tra Voghera, Vigevano e Vidigulfo. La sua maestria nel riparare caldaie era così nota che a volte lo chiamavano pure da Milano.

 Dall'inaugurazione al rogo del 1981

Prima di quella fatidica data la struttura ha assunto diversi nomi, a dire il vero. Al momento dell'inaugurazione, nel 1931, risultava intitolata al "Littorio" di regime, prima della dedica nel 1944 a Tommaso Marchegiani, già calciatore della Sambenedettese calcio, morto nel corso di un bombardamento durante la Seconda guerra mondiale. Con il passare del tempo, com'è facile pensare, lo stadio, dotato di discreta capienza massima (circa 13 mila posti disponibili) diventerà l'impianto della squadra cittadina. E saranno proprio i marchigiani, loro malgrado e tragicamente, ad assistere dal mezzo del campo alla seconda vicenda significativa per la storia del Ballarin, l'incendio o "rogo" del 1981. Andiamo con ordine. È il 7 giugno di quell'anno, verso le ore 17 del pomeriggio, poco prima di Sambenedettese-Matera. Per la "Samb" il Ballarin è da tempo lo stadio di riferimento per le partite da disputare in casa, mentre la squadra sta scontando un'annata in serie C1 dopo la retrocessione dalla B della stagione precedente (ossia la stagione '79-'80). In campo, tar gli altri, quello che diventerà un volto noto del calcio italiano: il portiere Walter Zenga, tra i pali dei rosso-blu. 

A dire il vero la promozione a qual punto del campionato sembra a un passo e la partita che il club si accinge a giocare, poi terminata in pareggio 0-0, sancisce il ritorno alla categoria superiore per l'anno successivo. Ma sarà purtroppo una promozione dal gusto amaro. Le cronache del tempo riportano di una giornata molto calda. Le fiamme avrebbero preso piede chissà come da alcuni striscioni di carta disposti sugli spalti della curva sud, facendo sì che il rogo si diffondesse lungo tutto quel settore di stadio, scatenando il panico tra gli spettatori. Illesi fortunatamente i giocatori in campo, ma il bilancio tra chi assisteva alla gara è impressionante e dipeso non solo dalle fiamme in sé. Ecco, infatti, cosa racconta sul La Stampa la cronaca dell'accaduto, due giorni più tardi, il 9 giugno 1985: "(...) Il fuggi fuggi generale avvenuto nella curva sud quando si sono alzate le fiamme dalla carta e dagli striscioni incendiati a causa forse di un razzo hanno provocato il ferimento di numerose persone, 40 delle quali sono ricoverate negli ospedali cittadini mentre altre sono state soltanto medicate. La situazione col trascorrere delle ore è apparsa più grave del previsto. Sono almeno 15 infatti i feriti con prognosi riservata. (…). Gli altri 14 con ustioni di secondo e terzo grado sono stati trasferiti, con elicotteri, nei centri specializzati in tutta Italia (…"). Queste le parole dell'arbitro dell'incontro Paolo Tubertini, intervistato sull'accaduto, come riportate dal Resto del Carlino del 10 giugno: "È stato un disastro, una cosa inconcepibile, pazzesca, assurda. Eravamo entrati in campo con le due squadre in leggero anticipo sulle consuetudini perché era in programma il lancio di fiori al pubblico, altre cose, insomma i preliminari ai festeggiamenti (della Sambenedettese N.d.R.)". Saranno infine due ragazze a perdere la vita nel triste episodio, rispettivamente di 23 e 21 anni.

La formazione della Sambenedettese il 7 giugno 1981, poco prima della gara. Un giovanissimo Walter Zenga è secondo da sinistra, in piedi.
Fonte : Storia Fotografica Squadre Italiane.
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Aldo Maldera, il terzino che dava del "lei" a Rivera - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Nell'album Panini la sua figurina sembra quella di un imperatore romano: Aldo Maldera III. Terzo figlio di una generazione di calciatori, tutti con una carriera iniziata e passata per il Milan: Attilio difensore centrale e così anche Luigi, Aldo invece era terzino.

La gradinata sud nel corso dell'incendio

Lo stadio com'è oggi

Il tempo non ha certamente cancellato il ricordo di quel giorno, ma in compenso ha cancellato tutto il resto o quasi. E ironia della sorte, nel 1984, a circa tre anni da quei fatti, lo stadio era finito sul set del film comico l'"Allenatore nel pallone", con protagonista l'attore Lino Banfi nei panni di Oronzo Canà, c.t. della Longobarda. In ogni caso, dopo l'episodio dell'incendio, lo stadio continua ad ospitare partite della Samb fino al 1985. Da allora cade progressivamente in disuso fino all'abbandono di fatto, mentre anche la Sambenedettese cambiava impianto sportivo, trasferendosi al Riviera delle Palme, dove gioca tutt'ora. Oggi l'ex Ballarin sconta i problemi consueti degli altri edifici abbandonati in attesa di una sistemazione definitiva. La situazione insomma è qualcosa di già visto: gli spalti lasciati a sé stessi, il terreno brullo, più simile forse ad un campo incolto, perlomeno da quanto suggeriscono foto e scatti di alcune recenti ricognizioni in loco da parte di appassionati o di semplici curiosi. Ovunque oggetti di ogni tipo, sporcizia, degrado. E in effetti nonostante alcune proposte di riqualifica presentate, la demolizione di intere parti dell'edificio, come la curva nord, sembra essere nei piani dell'amministrazione locale oramai da qualche anno: che sia davvero questo il destino del Ballarin di San benedetto?


Immagine copertina : DiLuigi936 opera propria,  via Wikimedia


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