Dalle uova lanciate per razzismo alla solidarietà con Mama Termini: la lezione di dignità dello storico leader del Pineto United.
Quello che vedete in foto è S.D.: ha 29 anni, lavora come pasticciere e gioca a calcio nel Pineto United, una bella squadra e una bella storia che noi de Il Catenaccio seguiamo da tempo. Storico capitano della loro formazione Academy, il ragazzo è arrivato in Italia dal Mali 10 anni fa.
La scorsa domenica, alle 4 di notte, mentre stava andando al lavoro a bordo del suo monopattino, è stato fermato da una macchina. Dai finestrini gli lanciano delle uova.
S. non ci sta, raggiunge l'auto che intanto si è fermata al semaforo. Si avvicina e chiede: "Ma perché mi avete lanciato le uova? Cosa vi ho fatto?".
La risposta dalla macchina, da parte di uno dei ragazzi, è questa: "Fra, siamo in Italia". Lo dice ridendo, spalleggiato dagli altri.
S. però non ci sta. Risponde. "No, voi non siete veri italiani — ha raccontato ai microfoni di Fanpage.it — Io qui mi sento davvero a casa; i veri italiani sono quelli che mi hanno accolto come una famiglia da molti anni, a differenza di loro che mancano di educazione e rispetto".
Ma il cervello dei razzisti è piccolo, è limitato. Non può reggere il confronto. Alle parole non può, non sa rispondere. Così hanno deciso di farlo nel solo modo che conoscono: con altra violenza, altro odio. Hanno continuato a lanciargli uova addosso, prima di scappare, come fanno sempre in questi casi.
S., invece, non è scappato. Ha risposto, colpo su colpo. Poi è andato al lavoro, con i vestiti sporchi di uova. Le stesse uova che distribuisce insieme a Mama Termini, un'organizzazione di volontariato che riunisce professionisti di vari settori per portare aiuto, cibo e vicinanza a chi non può permettersi niente di tutto questo.
Perché il mondo, in fondo, si può dividere così: tra chi semina impegno, dialogo e comprensione, e chi lancia solo odio.




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