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A Oslo si è appena concluso il Mondiale di calcio per persone senza fissa dimora

A Oslo si è conclusa la Homeless World Cup: l'Egitto vince il Mondiale di calcio per senzatetto, un torneo che trasforma vite e unisce culture. 

E' sabato 30 agosto, ma le nuvole cariche di pioggia sopra Oslo fanno pensare a un fine settimana autunnale. Sul campo ci sono Egitto e Portogallo e già sanno di scrivere la storia: nessuna delle due, infatti, ha mai vinto l'Homeless World Cup, il Campionato mondiale di calcio per senzatetto.

Un torneo, anzi un'idea, nata in un pub, davanti a un paio di birre e un paio di amici: Mel Young, fondatore della Big Issue Scotland, un giornale di strada scritto da giornalisti professionisti e venduto da persone senza fissa dimora, e Harald Schmied, editore della Megaphon. "Ci siamo chiesti come avremmo potuto fare la differenza in modo tangibile per la vita dei senzatettoraccolta Mel Youngabbiamo buttato lì qualche idea, finché non ci è venuto in mente il linguaggio comune del calcio".

La chiacchierata finisce così, con una stretta di mano e una notte a cui pensarci. Certe idee il mattino dopo svaniscono, questa invece è rimasta. "Il giorno dopo, a colazione, ci siamo ripresi e ci siamo resi conto che eravamo sulla buona strada". Era il 2001, ci vollero 18 mesi per arrivare alla prima edizione e per scrivere il regolamento: quattro giocatori per squadra, 14 minuti di partita, in campo solo persone senza fissa dimora. La prima edizione, nel 2003, è andata all'Austria, poi due anni di successi italiani prima di un via vai tra Russia, Scozia, Afghanistan, Ucraina, Brasile, Cile e fino alla supremazia del Messico, che detiene 9 edizioni femminili e 5 maschili.

La squadra dell'Egitto, vincitrice della Homeless World Cup

"Tutto quello che serve per unire le persone in una squadra è un pallone ed è questo che rende il calcio incredibilmente potente. Le persone senzatetto possono essere isolate, il che richiede un senso di sopravvivenza solitario che spesso si traduce in un approccio alla vita, comprensibilmente, egoistico. Allenarsi come parte di una squadra, offre loro un nuovo obiettivo. Li fa sentire parte di qualcosa, dà loro una ragione per lavorare. Psicologicamente è un passo enorme". Poi c'è il torneo, anzi il Mondiale, che è tutta un'altra cosa. Gli emarginati dalla società vengono acclamati, applauditi, apprezzati. "E' un'atmosfera incredibile che genera positività e rispetto – conclude Mel Young – e i senzatetto si ritrovano al centro di tutto questo".

Un nuovo scopo nella vita, un nuovo obiettivo, una nuova voglia di vivere. Il Mondiale per senzatetto porta tutto questo. E lo dicono i numeri: la rete internazionale coinvolge ogni anno 200 mila persone e dal 2003 è riuscita a raggiungere 1,3 milioni di persone. Di queste, il 94% pensa che la Homeless World Cup abbia avuto un impatto positivo sulla propria vita, l'83% dei giocatori ha migliorato le relazioni sociali, il 76% continua a divertirsi e a praticare questo sport. Le ultime statistiche dell'Onu stimano in oltre 100 milioni le persone senza casa in tutto il mondo, ma sono dati del 2005. La ricerca più recente, quella del World Economic Forum, parla di 150 milioni di persone. Ma ottenere un quadro accurato della situazione dei senzatetto è incredibilmente difficile: c'è chi si nasconde, chi vive in baraccopoli, chi occupa abusivamente strutture non destinate all'alloggio, chi si sposta tra amici e famigliari.

Nazionale Solidale, la rappresentativa italiana alla Homeless World Cup

"Non c'è niente di meglio della sensazione che si prova quando ex giocatori ci contattano per farci sapere che, grazie al loro impegno, non sono più senza casa – racconta Mel Young - Ci sono stati centinaia di esempi in questo senso nel corso degli anni, e mi riempie di profondo orgoglio essere in contatto con un'organizzazione che sta facendo la differenza in questo modo". E anche l'Italia fa la sua parte, in tutto questo. La Nazionale Solidale è finita al 20esimo posto ma non è questo l'importante. "Questa non è solo una competizione: è una famiglia globale che dimostra che lo sport può cambiare le vitesi legge su Facebook - Sono stati giorni in cui il calcio ha unito culture, storie e sogni; giorni in cui la Nazionale Solidale ha mostrato coraggio, determinazione e un cuore capace di battere all'unisono. Abbiamo vissuto sfide intense, vittorie che hanno fatto esplodere di gioia, sconfitte che hanno insegnato, abbracci che resteranno impressi per sempre".

Il prossimo anno l'appuntamento è in Messico. L'Egitto la giocherà da campione in carica

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